Giorgio Vasari

Artista dai mille talenti che seppe più di tutti rendere visibile, attraverso le sue opere e la sua cultura, il prestigio e la magnificenza della dinastia medicea, Giorgio Vasari nacque ad Arezzo nel 1511.
Primo architetto del duca Cosimo I de' Medici, pittore manierista, scenografo e organizzatore culturale, fu anche un celebre scrittore che dedicò gran parte della propria esistenza alla critica d'arte, realizzando con Le Vite un capolavoro unico nel suo genere, redatto in una lingua raffinatissima, opera imprescindibile per ogni studioso o appassionato d'arte.
Oltre alle prestigiose committenze, fondamentali per il Vasari furono le amicizie che instaurò con i migliori artisti e letterati del suo tempo, a cominciare da Michelangelo Buonarroti, che sempre prese a modello per la sua arte, ma anche Francesco Salviati, lo scultore Bartolomeo Ammannati, infine il poeta Pietro Aretino, che gli chiese le scenografie per alcune sue rappresentazioni, orgoglioso della fama conquistata dal suo concittadino. Già affermato nella Roma papale e nella Firenze medicea, Vasari, grazie al legame con l'Aretino, poté visitare e farsi conoscere anche a Venezia, ospite dell'amico, di Tiziano e dell'architetto Iacopo Sansovino.

Ritratto di Pietro Aretino - Tiziano - 1545 - Firenze, Palazzo Pitti

Durante la giovanile formazione fiorentina, frequentando la bottega di Andrea del Sarto e lo scultore Baccio Bandinelli, conobbe Francesco Salviati, col quale condivideva la passione per la pittura e per l'antichità classica, decidendo di partire insieme per Roma, al fine di ammirare i monumenti antichi e i meravigliosi affreschi di Michelangelo nella volta della Cappella Sistina e di Raffaello Sanzio nelle Stanze Vaticane.
Nel 1527 a Firenze, durante i tumulti popolari dovuti alla cacciata dei Medici, il Vasari e l'amico Salviati portarono in salvo i pezzi del braccio sinistro del David michelangiolesco, restituendoli a Cosimo I una volta ristabilito il potere della dinastia medicea e permettendoci così di ammirare ancora oggi il Gigante in tutta la sua perfezione.

La felicità di questi anni fu interrotta dalla morte del padre, a cui seguì un periodo di difficoltà economiche. Tornato nella città natale si dedicò allora alla realizzazione di pale d'altare.

A seguito di numerosi viaggi, in cui iniziò nella sua mente a delinearsi il grandioso progetto de Le Vite, nell'anno 1545, regnante papa Paolo III Farnese, Vasari si trasferì a Roma, dove per volere del nipote del pontefice, il cardinale Alessandro Farnese, fu incaricato di realizzare un ciclo pittorico nel Salone d'Onore del Palazzo della Cancelleria.
Affrescata nell'estate del 1546, la sala, detta dei Cento giorni per la rapidità d'esecuzione, era volta a celebrare la famiglia Farnese e in particolare il pontificato di papa Paolo. Tra le varie opere, vere e proprie cronache di quei tempi, la più interessante è sicuramente la Prosecuzione della fabbrica di San Pietro, in cui il papa, dopo gli anni di interruzione dovuti al Sacco di Roma, decide di riprendere i lavori di costruzione della nuova basilica di San Pietro iniziati da Donato Bramante per volere di Giulio II della Rovere. L'anno in cui Vasari eseguì il dipinto fu tra l'altro di estrema importanza in quanto, a seguito della morte dell'allora architetto Antonio da Sangallo il Giovane, la direzione del cantiere passò nelle mani di Michelangelo, che aveva da poco lasciato senza fiato il pontefice al cospetto del Giudizio universale della Sistina.

Questi dipinti conferirono all'autore notorietà e numerose commissioni, tuttavia, secondo le testimonianze, il maestro e primo riferimento del Vasari, vale a dire Michelangelo, non si mostrò entusiasta. Una volta portati a termine con grande celerità, in quanto il cardinale Farnese voleva che il salone fosse pronto per un imminente matrimonio, Vasari, che si vantò di aver fatto tanto in fretta, fece contemplare i suoi disegni al Buonarroti, il quale avrebbe commentato in modo lapidario con un "E si vede!" che certo non fece piacere all'aretino.
Si notano nella composizione degli affreschi, e sarà così per l'intera produzione vasariana d'interni, riferimenti alle Stanze raffaellesche, in particolare alla Stanza di Costantino decorata da Giulio Romano e Giovan Francesco Penni su disegni del maestro.

Poco prima di recarsi a Roma, nel 1544, Vasari aveva realizzato una tavola estremamente interessante che rientra nell'ambito della ritrattistica storica, conosciuta come i Sei poeti toscani. In primo piano vediamo Dante, nella consueta palandrona rossa, mentre mostra un libro all'amico Guido Cavalcanti, ignorando per un attimo l'altro personaggio principale, Francesco Petrarca. Alle loro spalle vi è Giovanni Boccaccio, che prese come modello di riferimento il Sommo Poeta e fu amico del Petrarca. Sullo sfondo a sinistra altri due rimatori, la cui identità è meno chiara, dovrebbero essere Cino da Pistoia e Guittone d'Arezzo.

Il talento di ritrattista emerge anche dal Ritratto di Lorenzo il Magnifico della Galleria degli Uffizi, dipinto quando il signore di Firenze, vero e proprio emblema dello splendore della città rinascimentale, era morto da più di quarant'anni. Il suo ricordo era tuttavia ancora vivo in tutti i cittadini di Firenze. Vasari, più che l'aspetto fisico, che non era certamente la caratteristica migliore di Lorenzo, cercò di esprimere la conoscenza e il suo valore attraverso lo sguardo profondo immerso nei propri pensieri.

Nel 1550 pubblicò a Firenze la prima edizione de Le Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, dedicata al duca Cosimo I, ottenendo un grandioso successo che porterà l'autore, nel 1568, a curare una seconda edizione revisionata e ingrandita. A partire da Cimabue sino ad arrivare a Michelangelo e Raffaello, ma anche alla sua autobiografia, Vasari ci fornisce preziose testimonianze riguardo i maggiori artisti vissuti nei periodi più fecondi della storia universale delle arti, alcuni conosciuti direttamente, come Michelangelo, di cui l'aretino fu il primo biografo che contribuì ad alimentarne il mito.

Ritratto di Cosimo I de' Medici in armatura - Bronzino - 1545 - Firenze, Galleria degli Uffizi

L'opera, che si impose come un modello anche a livello letterario, destinata ad essere il riferimento ineguagliato di storiografia artistica, è il capolavoro di un appassionato meticoloso che senza alcuna invidia nei confronti degli altri artisti scrive pagine che si leggono con piacere e interesse, arricchite da aneddoti e curiosità. Tutte le biografie sono inoltre introdotte da incisioni dei ritratti dei protagonisti, in cornici di notevole raffinatezza.

Nuovamente a Roma, chiamato dall'elezione al soglio petrino di Giulio III Ciocchi del Monte, si dedicò al progetto e alla decorazione, con la collaborazione dell'amico Bartolomeo Ammannati, della Cappella del Monte nella chiesa di San Pietro in Montorio al Gianicolo.
Sotto la guida del maestro Michelangelo, Vasari diede vita ad un luogo di rara grazia e perfezione in grado di anticipare lo stile barocco, con l'Ammannati che fece del suo meglio nel conferire morbidezza e solennità alle statue presenti per competere con i capolavori del Buonarroti.

Nella pala d'altare Vasari raffigurò la Conversione di Saulo, scegliendo il momento successivo alla consueta caduta da cavallo sulla via di Damasco, quando il sacerdote Anania impone le mani restituendo la vista a Saulo, accecato dalla luce divina.
Il motivo per cui il pittore aretino decise di cambiare il modo di raccontare l'evento degli Atti degli Apostoli è dovuto al fatto che non si sentiva all'altezza di affrontare lo stesso tema del quale Michelangelo, nella Cappella Paolina, aveva dato la massima interpretazione. Così, in segno di rispetto verso il maestro, Vasari cambiò il punto di vista, in una scelta singolare di cui fu molto fiero, come si evince dall'autoritratto presente nell'estremità di sinistra della tavola.

Nell'Urbe ha occasione di riprendere lo studio dell'architettura e di collaborare, insieme all'Ammannati, ai progetti per Villa Giulia, adibita a residenza estiva del papa, di cui l'artista rivendica la paternità dell'intera opera, frutto però del lavoro di vari architetti, tra i quali Jacopo Barozzi da Vignola.
Deciso ad allontanarsi dall'ambiente romano, e in particolare dalle scarse committenze del pontefice, Vasari fece ritorno a Firenze per servire Cosimo I, del quale divenne l'artista di fiducia. Il duca, intenzionato ad esprimere attraverso il mecenatismo la propria grandezza, decise di trasferire la sua residenza privata a Palazzo Vecchio, l'edificio più rappresentativo della città, affidandone la ristrutturazione al Vasari, il quale progettò anche il nuovo palazzo ad esso collegato, quella che oggi è la Galleria degli Uffizi.
La sistemazione di Palazzo Vecchio fu principalmente interna, al fine di rendere l'edificio consono a residenza ducale, mentre l'esterno, con la Torre di Arnolfo di Cambio, simbolo della città, sarebbe rimasto tale. Cosimo era infatti consapevole dell'importanza dell'architettura del passato a livello politico, in una visione sicuramente differente a quella di papa Giulio II, che qualche anno prima a Roma non aveva esitato nel demolire la millenaria basilica costantiniana per fare spazio al progetto bramantesco della basilica di San Pietro che oggi conosciamo.

A partire dal 1563 Vasari si occupò del Salone dei Cinquecento, la sala principale del palazzo, edificata negli ultimi anni del Quattrocento da Simone del Pollaiolo, dove in passato si riunivano i cinquecento rappresentanti del Consiglio maggiore.
A inizio Cinquecento il gonfaloniere Pier Soderini aveva chiamato i due migliori artisti dell'epoca, Leonardo e Michelangelo, per dipingere a fresco sulle pareti principali due fondamentali vittorie belliche fiorentine. Si tratta della Battaglia di Anghiari contro i milanesi e della Battaglia di Cascina contro i pisani, che sia Leonardo che Michelangelo non portarono mai a termine, in quella che sarebbe stata una delle sfide più grandi della storia dell'arte. Leonardo adottò infatti delle nuove tecniche che non diedero i risultati sperati, mentre Michelangelo, chiamato a Roma da Giulio II, si fermò solo al cartone preparatorio, andato perduto, di cui oggi si conserva una copia eseguita da Bastiano da Sangallo.

All'epoca del Vasari il Salone divenne il luogo di rappresentanza del duca, così l'aretino scelse di attuare delle soluzioni di notevole bellezza ed efficacia. Innalzò per esempio il soffitto per donare ulteriore imponenza alla sala, facendo realizzare dalla sua bottega uno splendido cassettonato dorato, al centro del quale si trova la meravigliosa Apoteosi di Cosimo I.

Vasari si occupò inoltre della decorazione dei sei affreschi delle pareti, sempre celebrando il committente nonché la casata medicea. Da una parte si possono vedere dunque gli episodi della presa di Siena, mentre dall'altra quelli della sconfitta di Pisa.

Fra le statue collocate a decorazione delle pareti laterali, sotto i dipinti, si trova anche un'opera di Michelangelo, il Genio della Vittoria, qui situata per volere del Vasari. La statua era probabilmente una di quelle destinate al progetto mai concluso per la tomba di Giulio II, come i Prigioni custoditi insieme al David presso la Galleria dell'Accademia.

Ancora oggi non è chiaro se il Vasari, nel realizzare i suoi affreschi, distrusse ciò che rimaneva della Battaglia di Anghiari di Leonardo oppure se cercò di proteggerla creando un doppio muro. La grande stima che nutriva nei confronti del genio di Vinci lascia ipotizzare che ancora vi possa essere nascosta parte della sua opera, la cui grandiosità si può solo immaginare attraverso una copia di Rubens conservata al Museo del Louvre. Questo è uno dei tanti misteri della storia dell'arte che rende ancora più suggestivo entrare in questo luogo mirabile.

Di fianco a Palazzo Vecchio, con cui è collegato, Vasari fu incaricato di costruire il nuovo edificio dove si sarebbero concentrati tutti gli uffici amministrativi e giudiziari, che il duca voleva avere sotto controllo, gli Uffizi appunto, che diventeranno la galleria d'arte più celebre al mondo. Da Masaccio a Raffaello, passando per capolavori come la Nascita di Venere di Sandro Botticelli e l'Annunciazione di Leonardo, da Pietro Perugino sino al Tondo Doni di Michelangelo per arrivare a Caravaggio, entrare agli Uffizi è come sfogliare il manuale base di storia dell'arte italiana. Tuttavia la bellezza non è custodita solo all'interno, in quanto il progetto architettonico del Vasari è qualcosa di assolutamente straordinario, dalla forma armoniosa ed elegante in perfetta sintonia col nobile contesto cittadino.
Così, osservando il complesso degli Uffizi dall'Arno, si scorge Piazza della Signoria, cuore simbolico e politico della città, con il maestoso David michelangiolesco posto dinanzi all'ingresso di Palazzo Vecchio, in un panorama a dir poco incantevole.

Sembra proprio che la bellezza della città entri nel museo e viceversa, come mostrano le statue poste nelle nicchie del portico, fra la moltitudine di colonne doriche, a rappresentanza dei più celebri artisti e letterati fiorentini, ma anche il David e l'Ercole e Caco del Bandinelli che sembrano accogliere i visitatori.

Proprio un affresco del Vasari in Palazzo Vecchio, rappresentante l'Ingresso trionfale di Leone X a Firenze, ci mostra come appariva Piazza della Signoria prima della costruzione degli Uffizi, al cui posto sorgeva un importante chiesa medievale. Dinanzi a Palazzo Vecchio era invece già presente il David, mentre la Loggia dell'Orcagna, o della Signoria, doveva ancora essere impreziosita dalle statue di Giambologna e Benvenuto Cellini.

Nel 1565 Palazzo Vecchio fu collegato attraverso gli Uffizi a Palazzo Pitti, con la realizzazione in soli cinque mesi del Corridoio vasariano, in concomitanza col matrimonio del figlio di Cosimo, Francesco I. L'audace progetto avrebbe dovuto dunque oltrepassare, per mezzo di Ponte Vecchio, il fiume Arno, in un percorso costruito, afferma con orgoglio lo stesso Vasari, "in sul fiume e quasi in aria". L'opera fu concepita come una via per dare l'opportunità ai granduchi di muoversi liberamente senza incorrere in pericoli dovuti a sommosse popolari.
Regnante su Firenze e sulla Toscana Francesco I de' Medici, colto sovrano innamorato delle arti, nell'anno 1581 la loggia dell'ultimo piano venne adibita a galleria personale dando così vita al più antico museo d'Europa.
Non è un caso che i più grandi musei del mondo hanno utilizzato il termine galleria, tipicamente fiorentino. Tutti si sono ispirati agli Uffizi, la cui straordinaria invenzione fu quella di creare un corridoio coperto, un luogo di passeggio che da una parte riceve la luce naturale attraverso le finestre e dall'altra espone le opere.

Ritratto di Francesco I de' Medici - Alessandro Allori - 1567 circa - Firenze, Galleria degli Uffizi

Tra il 1570 e il 1575, Vasari guidò un gruppo di artisti, fra cui l'Allori e Santi di Tito, nella decorazione dello Studiolo di Francesco I a Palazzo Vecchio, con la collaborazione di Vincenzo Borghini, intellettuale della corte medicea che studiò il programma iconografico di quello che è un capolavoro del manierismo fiorentino. Il luogo privato del granduca, dove poteva studiare nella più completa tranquillità e dedicarsi ai propri interessi, come quelli esoterici e alchemici, è collegato direttamente con il Salone dei Cinquecento.

Al di fuori dei confini fiorentini, tra il 1562 e il 1564, progettò a Pisa il Palazzo della Carovana, uno degli edifici di Piazza dei Cavalieri, il luogo più significativo della città toscana dopo Piazza dei Miracoli. Davanti all'edificio, sede storica della Scuola Normale Superiore, è posta la statua dedicata a Cosimo I. Vasari si occupò anche della sistemazione della piazza, dove si trova il Palazzo dell'Orologio, nella cui antica torre trovò la morte nel 1289 il celebre conte Ugolino del Canto XXXIII dell'Inferno dantesco.   

L'anno 1564 fu segnato dalla morte di Michelangelo, per il quale si tennero nella città natale delle solenni esequie. Dell'allestimento si occuparono numerosi artisti, fra i quali il Vasari stesso, che concepì anche il progetto per la tomba della basilica di Santa Croce, affidandone la realizzazione a fidati collaboratori. Finalmente il Buonarroti, venuto a mancare nella sua abitazione romana, fu degnamente onorato dalla sua città, dove tutt'ora riposa, nonostante gli iniziali tentativi da parte della corte pontificia di seppellirlo nella basilica di San Pietro.
Vegliano sul monumentale sepolcro le allegorie della pittura, della scultura e dell'architettura, mentre più in alto, sopra il sarcofago, vi è un fedele ritratto di Michelangelo, probabilmente ricavato dalla maschera mortuaria realizzata dall'amato allievo Daniele da Volterra.

A Pistoia rese omaggio a Filippo Brunelleschi nella basilica della Madonna dell'Umiltà, edificata su progetto di Giuliano da Sangallo, innalzando una cupola che appare come una riproduzione in scala di quella del Duomo fiorentino.

Negli ultimi anni di vita lavorò nuovamente a Roma, nella Sala Regia, il salone d'onore che separa la Cappella Sistina e la Cappella Paolina, destinato al papa per quando riceveva i sovrani giunti in visita ufficiale ad omaggiarlo. Gli affreschi situati sotto la squisita volta di Perin del Vaga esprimono infatti le glorie politiche e militari della Chiesa.

Vasari, come si evince dal dipinto raffigurante la Battaglia di Lepanto, si servì della sua giovanile attività di scenografo e architetto teatrale per concepire scene concitate e affollate di figure.
La grande battaglia navale combattuta il 7 ottobre dell'anno 1571 vide scontrarsi la "Lega Santa" voluta da papa Pio V, a cui aderirono Filippo II di Spagna, le repubbliche di Venezia e Genova, i ducati di Savoia e di Toscana, contro l'impero ottomano, il "pericolo turco" che minacciava il Mediterraneo. L'esito sancì la netta vittoria del mondo cattolico, che però non seppe sfruttare l'occasione a causa dei dissensi fra Venezia e la Spagna. La Serenissima, assoluta protagonista per la forza della sua flotta, preferì infatti non compromettere i suoi rapporti con gli ottomani a fini commerciali.

L'ultima impresa pittorica a cui l'eclettico artista aretino si cimentò, ancor più impegnativa di quella del Salone dei Cinquecento, fu la decorazione interna della grandiosa cupola di Santa Maria del Fiore, che aveva donato eterna gloria al genio di Brunelleschi.
I lavori, voluti da Cosimo I de' Medici, cominciarono nell'anno 1572. Il granduca scelse il tema del Giudizio universale, al cui programma di decorazione partecipò nuovamente Vincenzo Borghini. Vasari si spense però solo due anni dopo, nel 1574, preceduto di pochi mesi dall'amico e mecenate Cosimo. L'incarico fu allora portato a termine da Federico Zuccari.
Il disegno che segue, realizzato proprio dallo Zuccari e conservato al Gabinetto dei disegni e delle stampe degli Uffizi, mostra l'artista discutere con Vincenzo Borghini riguardo gli affreschi della cupola, mentre il Vasari compare a destra assopito, affaticato da una lunga esistenza dedita alle più nobili commissioni artistiche.

Originariamente l'interno della cupola era previsto a mosaico, soluzione poi abbandonata per motivi legati alla stabilità e ai costi elevati. Alla morte del Vasari era stato completato solo il registro più piccolo, situato sulla sommità dell'enorme calotta, al di sotto della lanterna. Federico Zuccari proseguì l'immane opera per altri cinque anni dando vita alle raffigurazioni che affollano i registri sottostanti, che ripetono la forma ottagonale dell'oculo. Da una parte si vede la figura di Satana, alta più di otto metri, a cui si contrappone un glorioso Cristo in trono circondato dalla Vergine, i santi e gli eletti. Tra questi si riconoscono personaggi contemporanei, come i committenti medicei, il Borghini, senza dimenticare di inserire se stesso ed alcuni fra parenti e amici, ma anche molti artisti tra cui lo stesso Vasari, che Zuccari omaggiò in quello che è senza dubbio il suo capolavoro.