Antonio da Sangallo

Ritratto di Antonio da Sangallo - Iacopino del Conte

Proveniente da una celebre famiglia di architetti fiorentini, Antonio da Sangallo il Giovane, nato nel 1484, era nipote di Giuliano da Sangallo e Antonio da Sangallo il Vecchio e cugino di Bastiano da Sangallo.
Nel 1503 si trasferì giovanissimo a Roma a seguito dello zio Giuliano, chiamato da papa Giulio II della Rovere per lavorare in Vaticano. Figura fondamentale di mecenate nel Rinascimento, il pontefice decise di iniziare i lavori di costruzione della basilica di San Pietro che oggi conosciamo, demolendo l'antica basilica costantiniana. Per farlo decise di avvalersi dei migliori artisti dell'epoca, dimostrando un'eccezionale sicurezza nella scelta degli operatori.
Il progetto venne affidato a Donato Bramante, il quale vinse il confronto con Giuliano da Sangallo, che era stato l'architetto prediletto di Lorenzo il Magnifico, ma che ora rappresentava una tradizione architettonica fiorentina ormai ritenuta superata.
Giuliano fece allora ritorno deluso a Firenze, mentre il nipote Antonio rimase nella città eterna studiando il lavoro del Bramante.
Con il passare degli anni cominciò a lavorare ai suoi primi progetti, come la chiesa di Santa Maria di Loreto, situata nel centro storico di Roma, quando nel 1513 morì papa Giulio II, a cui successe Leone X, il figlio di Lorenzo de' Medici. L'anno seguente si spense anche il Bramante e così Giuliano da Sangallo poté finalmente tornare a Roma e partecipare all'immane cantiere, affiancando però un ragazzo che, sebbene avesse solo venticinque anni, era già considerato lo stupore del secolo, vale a dire Raffaello Sanzio da Urbino.
Ottenuta finalmente l'ambita carica a cui aveva dovuto rinunciare in favore di Bramante, Giuliano da Sangallo si spense già nel 1516, ma anche Raffaello non visse a lungo; l'anno 1520 fu infatti salutato per l'ultima volta dall'intera corte pontificia, recatasi commossa al letto di morte di quel giovane e bellissimo uomo capace di capolavori quali le Stanze.
La carica di primo architetto della basilica di San Pietro venne così assunta da Antonio da Sangallo, coadiuvato da Baldassarre Peruzzi, celebre per aver progettato la bellissima villa lungo il Tevere del ricco banchiere Agostino Chigi: la Farnesina.
I lavori subirono però una brusca interruzione a causa del Sacco di Roma nel 1527 ad opera dei lanzichenecchi di Carlo V.
Quando nel 1536 morì anche il Peruzzi, l'allora pontefice Paolo III Farnese confermò come unico architetto della basilica Antonio da Sangallo, a cui fu assegnata anche la realizzazione della Cappella Paolina, luogo privato e di preghiera adibito solo al successore di Pietro.

Ritratto di Paolo III - Tiziano

Il Sangallo seppe sfruttare il particolare momento che stava attraversando la città papale in quegli anni, con tutti i grandi artisti sparsi per le diverse corti italiane, come per esempio Giulio Romano, il migliore degli allievi di Raffaello, ma anche Iacopo Sansovino. Così, circondandosi di validi collaboratori e formando una bottega ben organizzata, l'architetto si apprestò a realizzare il suo progetto per San Pietro.
Determinante fu certamente anche la figura di Paolo III, che nominò il Sangallo architetto di tutte le fabbriche pontificie, dopo  che qualche anno prima, quando era ancora cardinale, gli aveva affidato la costruzione di Villa Farnese a Caprarola, portata a termine dopo la morte del Sangallo da Jacopo Barozzi detto il Vignola.

Interessante è capire il progetto che concepì per la basilica di San Pietro, che non poté concludere a causa della morte nel 1546, ma che è in un certo senso compiuto, sebbene solo in miniatura, in un modello ligneo tuttora conservato tra i più grandi e costosi mai costruiti, il quale ci permette di avere idea di come sarebbe potuta essere la chiesa più importante del mondo.

Fu un piccolo capolavoro non esente però da critiche, in quanto con la stessa somma di denaro si sarebbe potuto costruire una chiesa di modeste dimensioni.
Il Sangallo propose una sintesi tra il modello a pianta centrale di Bramante e quello a pianta longitudinale di Raffaello, con la presenza ai lati della facciata di due campanili aspramente criticati da colui che divenne il suo successore nella fabbrica: Michelangelo Buonarroti.

Le due colossali torri campanarie risultano effettivamente sgraziate, tanto da declassare la cupola al ruolo di comprimaria. Il Sangallo, pur dotato di eccezionali conoscenze tecniche nel campo delle costruzioni, mancò infatti sempre di inventiva artistica, privo di quelle innate capacità che possedeva il Buonarroti, il quale riuscì ad impostare per sempre il progetto poi portato a termine da Carlo Maderno.

L'opera più significativa di Antonio da Sangallo rimane probabilmente il progetto per Palazzo Farnese, sebbene alla sua morte erano stati completati solo il piano terra ed il primo piano. Anch'esso fu poi ultimato da Michelangelo.
Di grande raffinatezza è l'atrio d'ingresso, coperto nella zona centrale da una bellissima volta a botte cassettonata, affiancata da due corridoi sorretti da colonne doriche. La concezione del palazzo fu determinante per il modo di progettare in futuro la residenza nobiliare, aprendo la strada ad una svolta decisiva nel linguaggio architettonico.

Palazzo Farnese in un'incisione settecentesca di Giovanni Battista Piranesi.

Essendo venuto a mancare a Terni, dove si trovava per lavoro, scrive Giorgio Vasari nelle Vite, "fu condotto a Roma, con pompa grandissima portato alla sepoltura, accompagnandolo tutti gl’artefici del disegno e molti altri".