Bronzino

Agnolo Bronzino fu un pittore fiorentino raffinatissimo e di grande cultura che lavorò per buona parte del XVI secolo.

Il Cinquecento maturo fu caratterizzato in ambito pittorico dalla ripresa dei due grandi geni del Rinascimento, Michelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio, e dalla corrente del Manierismo, sviluppatasi nei principali centri italiani, soprattutto a Roma, Firenze, Venezia e Mantova. Quest'ultima vide infatti la presenza stabile di Giulio Romano, uno dei migliori allievi del Sanzio.

Le opere manieriste sono caratterizzate da una suprema ricercatezza stilistica, in quanto dovevano mostrare di possedere la "bella maniera", cioè il bello stile.
Studioso di Dante e Petrarca, il Bronzino sviluppò sin dai primi lavori uno stile inconfondibile, unico per eleganza, equilibrio compositivo, e per lo splendore cromatico.
Fu attivo, così come Giorgio Vasari, vero e proprio ministro della cultura, nella Firenze di Cosimo I, del quale fu l'artista prediletto. Per i Medici produsse dipinti dalla complessa natura intellettuale e una serie di magnifici ritratti.
La sua passione per il Sommo Poeta si può vedere nel Ritratto di Dante, datato 1530 circa, in cui l'Alighieri hai il viso rivolto verso la montagna del Purgatorio al cui apice si scorge il Paradiso terrestre. In basso a sinistra vediamo, sotto la protezione della mano destra di Dante, i simboli della città di Firenze, e ancora più in basso le fiamme dell'Inferno. L'opera sembra dunque la raffigurazione del Canto I del Purgatorio.

“Per correr miglior acque alza le vele omai la navicella del mio ingegno, che lascia dietro a sé mar sì crudele; e canterò di quel secondo regno dove l’umano spirito si purga e di salire al ciel diventa degno”.

Giorgio Vasari scrive nelle Vite che il Bronzino ebbe l'incarico di dipingere i ritratti dei tre padri della letteratura italiana, Dante, Petrarca e Boccaccio, tuttavia non si hanno notizie delle altre due opere.
La carriera del Bronzino fu piuttosto lunga e la sua vita tranquilla, metodica, di un uomo di chiesa laborioso che viveva in famiglia, defilato rispetto ai fasti e agli intrighi della corte per la quale lavorava.
Nato nel 1503 a Firenze, ebbe come maestro il Pontormo, col quale si legò in un prolifico legame. Come in ogni rapporto tra allievo e maestro, si pensi allo Sposalizio della Vergine di Raffaello e del Perugino, i due si confrontarono in quattro tondi raffiguranti gli evangelisti. Due sono stati eseguiti dal Bronzino e due dal Pontormo, tuttavia, entrando nella cappella Capponi nella chiesa di Santa Felicita a Firenze, è assai difficile distinguere la parte del maestro, probabilmente quella di San Giovanni e San Luca, da quella dell'allievo, che dipinse San Matteo e San Marco. Datati attorno al 1525, sono tra i primi lavori del Bronzino.

Per arrivare alla piena autonomia stilistica da parte del Bronzino, bisogna osservare i ritratti che eseguì intorno alla metà degli anni trenta; prima di allora aveva infatti seguito con devozione il suo maestro. Un esempio è il Ritratto di giovane con liuto, custodito alla Galleria degli Uffizi di Firenze e dipinto nel 1532. Il soggetto indossa un abito scuro e fissa lo sguardo alla sua sinistra mentre regge a destra lo strumento musicale. Le sue mani da musicista sono forti e allungate, messe in evidenza da una luce che giunge dalla sinistra del ritratto. Sul tavolo a cui si appoggia vi è una piccola scultura, probabilmente una Venere che sta per bagnare il piede in una vasca.

Altro ritratto significativo è quello di Ugolino Martelli del 1537 in cui il soggetto è nuovamente vestito di scuro come si conviene a chi ha intrapreso una carriera di studi. Egli era infatti un umanista, rappresentato qui mentre tiene il segno ad una pagina dell'Iliade. Ha infatti interrotto la lettura, forse al fine di consultare per qualche chiarimento linguistico il volume di Pietro Bembo che regge tra la gamba e la mano.
La potenza dei ritratti del Bronzino è più che mai evidente in quest'opera: fissare per sempre il ricordo del soggetto raffigurato, la sua identità morale e psicologica e proprio per questo difficilmente dimenticabile dall'osservatore. Si può quasi dire che, osservando uno di questi ritratti, si sia potuta conoscere la persona protagonista.

Più o meno di questi anni è il bellissimo Noli me tangere, "Non mi toccare", in cui Gesù, appena risolto, si mostra a Maria Maddalena. La donna, sorpresa nel pianto, riconosce il Signore dopo essere stata chiamata per nome e cerca di abbracciarlo.
"Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre mio; ma va' dai miei fratelli e dì loro: Sto ascendendo al Padre mio e al Padre vostro, al Mio Dio e al vostro Dio".

Il dipinto, attribuito anche al Pontormo, viene conservato in Casa Buonarroti a Firenze in quanto prende spunto da un cartone michelangiolesco andato perduto. Lo stesso tema torna in un'opera matura dell'artista dalla bellezza cristallina, datata 1561 e custodita al Museo del Louvre di Parigi.

Il successo della produzione ritrattistica del Bronzino era posto nella capacità di cogliere con precisione il carattere dei suoi committenti, esaltandone ovviamente i valori morali, senza tuttavia allontanarsi dall'evidenza naturalistica. Presso la Pinacoteca di Brera di Milano si può osservare il Ritratto di Andrea Doria nelle vesti di Nettuno, del 1540 circa, in cui l'ammiraglio, signore del mare, è raffigurato come il dio mitologico dei mari, Nettuno. Dietro di lui si delineano una vela e l'albero maestro di una nave, su cui è inciso il suo nome a lettere dorate. Il protagonista è mostrato fieramente a torso nudo mentre scruta l'orizzonte, come assorto nell'immensità del mare. La lunga barba è un evidente omaggio dell'autore al Mosè di Michelangelo.

Fondamentale per la vita e la carriera del Bronzino fu l'estate del 1539, quando Eleonora di Toledo, sposa di Cosimo, fece il suo ingresso trionfale a Firenze. Per l'occasione furono chiamati i migliori artisti per celebrare la città, la coppia e la dinastia, tra i quali Francesco Salviati, amico del Vasari, e lo stesso Bronzino.
Nel Ritratto di Eleonora di Toledo con il figlio Giovanni, realizzato intorno al 1545 e conservato agli Uffizi, possiamo osservare il volto della duchessa e del suo bambino di due anni, destinato a diventare cardinale, immersi in un fondo blu che è in realtà il cielo di un paesaggio lacustre che si perde all'orizzonte. Colpisce subito la preziosa veste della donna; particolare attenzione viene inoltre data ai suoi gioielli e accessori, come la perla, la doppia collana, gli orecchini e infine la catena d'oro cinta in vita.
Sebbene il dipinto sia un esempio emblematico di ritratto cerimoniale, concepito in modo da esaltare la potenza e soprattutto il rango della duchessa, alcuni studiosi hanno letto varie emozioni sui volti dei protagonisti, come una certa malinconia nello sguardo di Eleonora o l'irrequietezza del bambino, come distratto da qualche diversivo più divertente dello stare in posa.

Nel Ritratto di Giovanni de' Medici bambino, custodito sempre agli Uffizi, vediamo nuovamente il piccolo Giovanni, questa volta all'età di un anno, protagonista del dolcissimo dipinto. Davanti a uno sfondo verde scuro rapiscono la tenerezza del viso, i ricciolini biondi scompigliati ed il vestito rosso, riferimento al suo destino nel mondo ecclesiastico. Nella mano destra tiene in mano un cardellino, altro richiamo a Gesù, uccello che secondo una leggenda si procurò la macchia rossa sul muso cercando di togliere la corona di spine a Cristo.

Il principe Cosimo, che si può vedere nel Ritratto di Cosimo I de' Medici in armatura, fu così colpito dal talento del Bronzino da affidargli il prestigioso incarico di decorare la cappella detta "di Eleonora" a Palazzo Vecchio. Così il Vasari: "Là dove il Duca, conosciuta la virtù di quest’uomo, gli fece metter mano a fare nel suo ducal palazzo una cappella non molto grande per la detta signora Duchessa, donna nel vero, fra quante furono mai, valorosa, e per infiniti meriti, degna d’eterna lode".

La cappella privata era il luogo di preghiera e dell'adorazione eucaristica. Al centro vi è infatti una pala d'altare rappresentante la Deposizione, datata 1545 e oggi custodita al museo di Besançon. Nella cappella vi è invece una seconda versione realizzata più avanti sempre dal Bronzino.

Il Bronzino portò a termine la decorazione della cappella in cinque anni. Qui come in tutta la sua produzione i suoi affreschi colpiscono per finitezza, perfezione del disegno e lucentezza dei colori, in particolare i blu lapislazzuli, i rossi e i verdi.

Prima del Vasari il Bronzino fu dunque l'artista di corte e di fiducia del principe, pittore ufficiale della famiglia medicea. Tra gli anni Quaranta e Cinquanta del XVI proseguì i ritratti dinastici conservati agli Uffizi per cui è ricordato, come per esempio quello di Bia de' Medici, figlia illegittima del duca. La piccola bambina, piena di grazia e tenerezza, morì a soli cinque anni nel 1542, anno nel quale l'artista realizzò l'opera in un omaggio postumo. Ancora una volta notiamo uno sfondo blu nel quale risaltano la brillantezza dei gioielli e la profondità dello sguardo rivolto allo spettatore.

Ancora uno degli otto figli di Cosimo ed Eleonora è rappresentato nel Ritratto di Francesco I de' Medici bambino, datato 1551, caratterizzato dallo sguardo intelligente e malinconico. È l'erede al trono, che prese il suo nome per un voto fatto dalla duchessa, molto religiosa, in occasione di un pellegrinaggio al santuario della Verna. I suoi occhi sembrano già rivelare il destino che lo attende con la morte controversa causata con molta probabilità da un avvelenamento.

Nella fase tarda della carriera del Bronzino il duca Cosimo affidò sempre più al Vasari la politica artistica della città, mentre a livello pittorico si ritrova, nei temi religiosi, tutta la speranza che il cristiano ripone nel mistero della morte e resurrezione di Cristo. È il caso della Deposizione del 1565 custodita alla Galleria dell'Accademia, poco distante dal meraviglioso David michelangiolesco.

Il corpo privo di vita di Gesù deposto dalla croce e lo sfondo avvolto dall'ombra contrasta con il radioso splendore e la virilità della Resurrezione, pala d'altare della Santissima Annunziata di Firenze.
Bronzino si spense nella sua città nel mese di novembre dell'anno 1572, salutato un ultima volta ai funerali da una moltitudine di gente che lo circondava con affetto, compresi tutti i maestri dell'arte.
I suoi insegnamenti rimasero vivi nell'amato allievo Alessandro Allori, con il quale l'artista aveva stabilito un rapporto simile a quello che in gioventù lo aveva legato al Pontormo.