Sandro Botticelli

"Meritò dunque Sandro gran lode in tutte le pitture che fece, nelle quali volle mettere diligenza e farle con amore". Giorgio Vasari

Sandro Botticelli nacque a Firenze nel 1444/1445. Il suo vero nome era Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi. Mariano di Vanni era suo padre; Smeralda la madre. Il nome di battesimo Alessandro venne abbreviato nel corso del tempo, mentre “Botticelli” ha origine dal nomignolo del fratello maggiore Giovanni, evidentemente di costituzione robusta, soprannominato “botticella”.

Cresciuto con i suoi tre fratelli nel quartiere di Santa Maria Novella, trascorse qui la sua intera vita, instaurando importanti legami. Nelle vicinanze viveva, per esempio, la famiglia Vespucci, da cui dieci anni dopo la nascita di Botticelli discese il famoso commerciante e viaggiatore Amerigo. I Vespucci erano amici dei signori di Firenze, i Medici, e furono tra i primi sostenitori del pittore.
Nel quartiere, inoltre, presso la basilica di Santa Maria Novella, il giovane Botticelli poteva osservare una delle opere più rilevanti del tempo, la Trinità del Masaccio, datata 1427, primo esempio di uso delle leggi della prospettiva centrale. Di quest’opera scriveva il Vasari: “Quello che vi è bellissimo, oltre alle figure, è una volta a mezza botte tirata in prospettiva, e spartita in quadri pieni di rosoni che diminuiscono e scortano così bene che pare che sia bucato quel muro”.

La Firenze dell’epoca di Botticelli era una città che si apprestava a vivere gli anni più fecondi a livello artistico e culturale, divenendo il centro del Rinascimento. Nel 1436, solo nove anni prima della nascita di Botticelli, Filippo Brunelleschi terminò l’immensa cupola del Duomo e presto, per le vie del capoluogo toscano, si sarebbero incrociati i tre più grandi pittori della storia dell’arte, Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio.

L'apprendistato di Botticelli si svolse presso la bottega di Filippo Lippi dal 1464 al 1467. Risalgono a questi anni le sue prime opere, una serie di raffigurazioni della Vergine come la Madonna col Bambino degli Innocenti, del 1465 - 1467, in cui si nota l'influenza diretta del maestro. Maria, seduta di profilo, prende in braccio il suo Bambino che un angelo le sta porgendo, il quale è rivolto verso l'osservatore come a coinvolgerlo nella scena. Nel dipinto Madonna col Bambino e un angelo, databile negli stessi anni, si nota ancora di più la ricerca da parte del pittore di una bellezza ideale, costituita da fisionomie eleganti e colori delicatamente intonati.

Terminato l'apprendistato presso il Lippi, a partire almeno dal 1470 ebbe una bottega propria. In questo periodo risultano determinanti nel processo di maturazione del proprio linguaggio pittorico, gli insegnamenti di Andrea del Verrocchio, maestro di Leonardo da Vinci.
Il cambiamento stilistico del Botticelli è evidente in altre due raffigurazioni di Madonne, databili intorno al 1470. In Madonna in gloria di serafini, Maria ha il viso dolce e delicato ed è mostrata in atteggiamento pensoso, malinconico, mentre osserva il suo Bambino. Simile è la Madonna del Roseto, nella quale, però, Gesù guarda la Madre che appare triste perché consapevole del destino di suo figlio. Attorno a loro non vi è più una schiera di angeli, bensì un arco sostenuto da quattro colonne e alle spalle il contesto di un giardino con arbusti di rose, simbolo della purezza della Vergine. Entrambe le opere sono conservate nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

Botticelli intanto faceva sempre più parte di quell'ambiente colto e nobile che era la corte medicea di Lorenzo il Magnifico. Ciò contribuì indubbiamente a garantirgli protezione e numerose commissioni. In essa si concentravano potere e bellezza e molti letterati riuscirono a farne parte, come Angelo Poliziano, autore delle Stanze per la giostra del Magnifico Giuliano. L'opera è dedicata al fratello minore di Lorenzo, Giuliano de' Medici, e rimase incompiuta per la morte di quest'ultimo nella congiura dei Pazzi. Anche il Botticelli gli rese omaggio con un ritratto datato 1478. Del dipinto esistono tre versioni, una conservata nell'Accademia Carrara di Bergamo.

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