Andrea del Sarto

Nato a Firenze il 16 luglio 1486, Andrea d'Agnolo, noto come Andrea del Sarto per il mestiere del padre, è stato un pittore del pieno Rinascimento che lavorò quando Michelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio, prima a Firenze e poi a Roma, cambiarono per sempre la storia dell'arte.
Eppure Giorgio Vasari, che da giovane fu un assiduo frequentatore della sua bottega, utilizza nelle Vite l'aggettivo "divino" per definire il suo stile pittorico, senza timore di usare un termine da sempre attribuito al Sanzio. Di più, il Vasari sin dal titolo lo descrive come un "eccellentissimo" artista, "pittore senza errori", sostenendo come non avrebbe avuto alcun rivale se fosse stato dotato dalla natura di un carattere differente. Quello che, secondo il critico aretino, non gli permise di eccellere fu infatti la timidezza del suo animo e un modo di fare dimesso, semplice, incapace di manifestare quella fierezza che, insieme al suo talento, lo avrebbero reso un genio acclamato.
Maestro non solo del Vasari ma anche del Pontormo e di Rosso Fiorentino, Andrea del Sarto si profila dunque come un pittore estremamente interessante la cui produzione va tenuta in grande considerazione anche per il fatto di essere riuscita a farsi strada nel periodo artistico più alto del Rinascimento.
All'inizio del Cinquecento sino al 1508 si trovavano infatti nella sua città sia Leonardo che Michelangelo e qualche anno dopo anche Raffaello. Andrea si poté formare nella bottega di Piero di Cosimo, pittore che da giovane aveva collaborato alla decorazione delle pareti laterali della Cappella Sistina, ed in seguito fu capace di riassumere nei suoi dipinti l'armoniosa relazione che in Raffaello lega lo spazio e le figure, ma anche la tecnica dello sfumato leonardesco per lo sfondo e i paesaggi.
Le sue notevoli capacità nel dipingere, con l'uso brillante dei colori e la sensibilità nel restituire i sentimenti delle figure, oltre che l'essere un disegnatore esemplare, fece sì che Andrea divenne uno dei più celebri pittori cittadini, misurandosi con i grandi, anzi, riuscendo anche a superarli. Quando infatti una Dichiarazione granducale precisò i nomi dei diciotto maestri le cui opere potevano essere esportate dalla Toscana solo a seguito di approfondimenti, Michelangelo fu il primo nell'elenco, seguito subito dopo da Raffaello, ma Andrea del Sarto era niente meno che il terzo, con Leonardo solamente al sesto posto.
Probabilmente stanco dello stile ricercato di Piero di Cosimo, l'artista strinse amicizia con Francesco di Cristofano detto il Franciabigio, di due anni più anziano, col quale aprì una propria bottega, sebbene fossero ancora giovani.

Una delle prime commissioni per Andrea del Sarto fu la decorazione del Chiostrino dei Voti antistante alla basilica della Santissima Annunziata di Firenze, vero e proprio scrigno di capolavori a partire dalla metà del Quattrocento, quando Alesso Baldovinetti cominciò la decorazione di una delle lunette del porticato, proseguita poi anche da Cosimo Rosselli. Oltre Andrea vi lavorarono, sebbene in minor parte, i suoi due allievi principali, vale a dire il Pontormo e il Rosso, ma anche il Franciabigio.
In un affresco come la Natività della Vergine Andrea dichiara il proprio omaggio alla pittura quattrocentesca ed in particolare ad un autore come Domenico Ghirlandaio, il quale aveva dato vita, nella Cappella Sassetti della chiesa di Santa Trinita prima e nella Cappella Tornabuoni di Santa Maria Novella poi, a racconti ambientati in precise architetture, splendidi paesaggi o in raffinate scene domestiche.

L'opera è datata al 1514 e firmata nella parte sinistra del dipinto, sopra il camino, dove un tenero bambino si sta riscaldando le mani. Altre figure affettuose sono la levatrice pronta a lavare la piccola Maria e la donna che piega i panni per asciugare la neonata, mentre al centro della composizione, vestita di rosso, vi è una donna che, riferisce il Vasari, dovrebbe essere la moglie di Andrea del Sarto. Sullo sfondo si intravede un pensieroso Gioacchino che osserva la moglie Anna partoriente.

Natività della Vergine - Domenico Ghirlandaio - Firenze, basilica di Santa Maria Novella

Nel Viaggio dei magi si riconoscono invece le influenze pittoriche di Raffaello e Michelangelo, che poté studiare grazie ad un viaggio a Roma compiuto insieme ai suoi allievi Pontormo e Rosso Fiorentino. Si nota poi la tecnica dello sfumato leonardesco e la citazione del corteo che si perde all'orizzonte ripresa dall'affresco di Benozzo Gozzoli custodito nella cappella dei Magi di palazzo Medici Riccardi. Proprio nel corteo, in lontananza, si può scorgere una giraffa, un ricordo del dono fatto qualche anno prima dal sultano d'Egitto al Magnifico Lorenzo. L'animale morì presto a causa del freddo, tuttavia rimase a lungo nella memoria dei cittadini. In primo piano a destra si possono infine riconoscere due personaggi dagli abiti contemporanei, che sono l'architetto Iacopo Sansovino, rivolto verso lo spettatore, e alla sua sinistra Andrea del Sarto stesso .

Sempre per la basilica della Santissima Annunziata realizzò una tavola dalle piccolissime dimensioni, raffigurante il Redentore, adibita a decorazione dello sportello del tabernacolo. L'opera, "tanto bella, che io per me non so se si può imaginare da umano intelletto, per una testa d’un Cristo, la più bella", scrive Vasari, è intrisa di bellezza e mistero. Gesù, che non è benedicente, ha le mani raccolte vicino al suo cuore, mentre volge lo sguardo, malinconico e intenso, verso chi lo guarda. Sulla mano si vede la ferita del chiodo della croce, alludendo al Sacrificio e all'ostia conservata dietro all'immagine.

Presso la Galleria degli Uffizi si può osservare un dipinto, originariamente destinati alla chiesa di San Gallo a Firenze, distrutta nel 1529. L'artista riflette sull'episodio carico di significato teologico del Noli me tangere, dove Cristo, vittorioso sulla morte, appare alla Maddalena. La donna, che ha riconosciuto il Signore dopo essere stata chiamata per nome, cerca allora di abbracciarlo, ma è fermata da Gesù.
"Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre mio; ma va' dai miei fratelli e dì loro: Sto ascendendo al Padre mio e al Padre vostro, al Mio Dio e al vostro Dio".

Questo raffinato lavoro valse al pittore la committenza di altre due tavole, conservate alla Galleria Palatina di palazzo Pitti. La prima è una Annunciazione ambientata dinanzi ad un edificio classicheggiante di gusto romano, dietro al quale si notano delle rovine. La Vergine è a sinistra, in una posa solenne che è stata turbata dall'arrivo sorprendente dell'arcangelo Gabriele, in primo piano, dietro al quale vi sono altri due angeli, solitamente assenti nell'iconografia classica di tale episodio. Ancor più singolare è ciò che avviene sullo sfondo, dove si scorge un uomo seduto sui gradini, il quale viene osservato dai due misteriosi personaggi che si affacciano dal terrazzo in alto. Secondo un ipotesi si tratterebbe dei profeti Isaia e Michea, che nell'Antico testamento avevano annunciato l'Incarnazione e che ora indicano l'uomo che è la prefigurazione di Cristo, prossimo a incarnarsi nel seno della Vergine Maria.

La terza pala è la Disputa sulla Trinità, realizzata tre anni più tardi, intorno al 1517, che riunisce alcuni santi intenti a conversare su questioni religiose sotto lo sguardo di Dio Padre che sorregge il Figlio crocifisso. In primo piano, inginocchiati, vi sono San Sebastiano e Maria Maddalena, mentre più in alto, da sinistra a destra, Sant'Agostino, San Lorenzo, quasi intimidito dall'autorevolezza dei partecipanti alla discussione e con in mano la graticola simbolo del suo martirio, San Pietro martire, con l'abito domenicano, e infine San Francesco d'Assisi, che si riconosce dall'abito e dalle stigmate.

Agli Uffizi si può osservare un'altra importante tavola di Andrea del Sarto, forse la più nota della sua produzione, ossia la Madonna delle arpie, firmata poeticamente sul basamento sopra il quale Maria si erge come una colonna nella sua magnificenza, tenendo in braccio il suo Bambino. La Vergine appare tuttavia turbata, con lo sguardo abbassato, nonostante la monumentalità della sua figura. Anche il piccolo Gesù è irrequieto e cerca la protezione materna. Ai loro piedi i due angioletti sembrano ripararsi e temere un pericolo imminente, mentre i santi raffigurati ai lati sono San Francesco e San Giovanni evangelista. Il curioso nome dell'opera deriva dal Vasari, che interpretò come arpie le creature che si vedono sul basamento, ma che sono in realtà locuste. La scelta di inserire questi animali in una sacra conversazione è dovuta probabilmente ad un passo del libro dell'Apocalisse, che Giovanni tiene tra le mani. Le pose scultoree delle figure risentono con molta probabilità dell'amicizia che l'artista strinse con Iacopo Sansovino, architetto e scultore fiorentino che divenne celebre per i suoi lavori a Venezia.