Giovanni Battista Piranesi

Quando ci si trova nel cuore di Roma, immersi nella storia e nella bellezza dell'arte, dove i più grandi artisti hanno donato con le loro opere nuova linfa alla città eterna, si prova ad immaginare lo scorrere degli anni e si pensa a ciò che hanno visto gli antichi monumenti, cercando di farsi un'idea di come dovevano apparire certi luoghi così affascinanti nei secoli passati.
Giovanni Battista Piranesi, incisore e architetto veneto vissuto nel pieno del Settecento, trasferitosi in giovane età a Roma, ci fornisce un prezioso aiuto in questo fantasticare, dando vita a una serie di bellissime illustrazioni che suscitano in noi un'emozione grande, stupiti al cospetto di tanta grandezza, lasciando spazio al sentimento del sublime.

Recandosi verso il centro, superando alcuni vicoli, ci si può trovare improvvisamente dinanzi alla meravigliosa Fontana di Trevi, che sorprende il visitatore per la sua sontuosità e per la particolare collocazione, vale a dire sulla facciata di Palazzo Poli. Fu il genio di Gian Lorenzo Bernini a creare questo spazio, incaricato da papa Urbano VIII, demolendo i palazzi e le costruzioni che si trovavano di fronte alla fontana, che al suo tempo era decisamente più piccola e meno rilevante a livello artistico. La sua idea era quella di creare uno spettacolo d'acqua quasi teatrale, tipicamente barocco, tuttavia non riuscì a portare avanti i lavori per mancanza di fondi, lasciando la fontana in uno stato di abbandono sino al 1732, quando l'architetto Nicola Salvi realizzò il capolavoro che oggi conosciamo, dedicandosi con passione sino alla morte.
L'acqua scende con regolarità dalla facciata del palazzo, lungo una scogliera rocciosa di travertino che domina la scenografia, arrivando in una vasca che rappresenta il mare. Al centro della composizione si erge infatti la monumentale statua di Oceano, opera dello scultore Pietro Bracci, dalla corporatura muscolosa e dallo sguardo fiero e altezzoso. Il dio si trova su un carro trainato da due cavalli e da due tritoni. Il cavallo di destra appare docile, mentre quello di sinistra è imbizzarrito, proprio come il mare, a volte calmo e a volte in tempesta. In cima si vede infine lo stemma pontificio e poco più sotto si legge il nome di Clemente XII, il papa committente. 

Allontanandosi lungo il lato sinistro della fontana, percorrendo ulteriori vicoli verso piazza Navona, si può poco distante provare un'emozione simile, incontrando una piazza dalle modeste dimensioni che spalanca la vista del Pantheon, che immediatamente rapisce per la sua monumentalità lasciando senza fiato.
Così Goethe: "Qui la grandiosità della Rotonda, sia all'esterno che all'interno, ha suscitato in me un gioioso senso di reverenza".

Emblema dello splendore dell'antica Roma, il Pantheon fu fatto costruire dall'imperatore Adriano intorno al 120 d.C. in onore di tutte le divinità. Come scritto sul fregio venne però fondato ancora prima, da Marco Vipsanio Agrippa, genero di Augusto, nel 27 a.C. circa, ma due incendi successivi lo danneggiarono, così Adriano decise di ricostruirlo.
Il francese Stendhal, che nelle sue Passeggiate romane scrisse suggestive pagine su Roma, riesce a spiegare bene la sensazione che si prova dinanzi a questo tempio: "Il più bel resto dell'antichità romana è senza dubbio il Pantheon. Questo tempio ha così poco sofferto, che ci appare come dovettero vederlo alla loro epoca i Romani".
Nell'illustrazione di Piranesi si vedono sul frontone i due campanili progettati dal Bernini, subito divenuti celebri col dispregiativo di "orecchie d'asino". Questa scelta si deve al fatto che l'edificio è tutt'oggi una basilica cristiana, chiamata Santa Maria della Rotonda. Si decise però nel 1883 di abbattere i due campanili che risultavano effettivamente sgraziati per la facciata di un così antico monumento.

Avvicinandosi al pronao, ossia il luogo dinanzi all'ingresso, ci si trova immersi in una foresta di colonne corinzie che sostengono il frontone e conducono alla porta d'ingresso in bronzo della misura di oltre sette metri.
Il soffitto del pronao era originariamente in bronzo, ma questo materiale venne tolto nel 1625 per volere di papa Urbano VIII Barberini, che decise di utilizzarlo per la realizzazione di alcuni cannoni di Castel Sant'Angelo e, in piccola parte, per il Baldacchino di San Pietro, opera del Bernini. A seguito di questo episodio nacque il famoso motto:"Quello che non hanno fatto i barbari, lo hanno fatto i Barberini".

Oggi il Pantheon è celebre soprattutto per le illustre sepolture, prima fra tutte quella di Raffaello Sanzio, che qui riposa dal 1520 secondo la sua volontà. Egli espresse questo desiderio poco prima di spegnersi, giovanissimo, all'età di trentasette anni.
All'interno il tempio colpisce per l'incredibile grandezza della cupola che sembra gravare con la sua imponenza sulla struttura e sul visitatore che si trova sotto di essa. Al culmine della cupola l'oculo di nove metri di diametro lascia passare la luce, donando diversi effetti luminosi nell'arco della giornata, ma anche la pioggia, per questo il pavimento della sala è leggermente curvo. 

Lasciandosi alla propria sinistra il Pantheon e la sua piazza, al cui centro vi è la fontana con obelisco progettata dall'architetto Giacomo Della Porta per volere di papa Gregorio XIII Boncompagni, si giunge in una delle piazze simbolo di Roma, piazza Navona, vero e proprio scrigno di tesori.

Protagonista assoluta è la Fontana dei Quattro Fiumi, sicuramente uno dei più grandi capolavori del Barocco, nata ancora una volta dalla genialità del Bernini. Alle sue spalle si innalza la chiesa di Sant'Agnese in Agone, opera di Francesco Borromini, che con la sua grandiosa cupola arretrata rispetto ai due campanili conferisce profondità ad una piazza caratterizzata da una notevole lunghezza, essendo sorta sull'antico Stadio di Domiziano, ma una larghezza decisamente inferiore.
Piranesi ci mostra un'ulteriore veduta della piazza, questa volta dal lato sinistro, dalla parte della Fontana del Moro realizzata da Giacomo Della Porta.

Giunti sulle sponde del Tevere il panorama che si staglia all'orizzonte è a dir poco emozionante, con il ponte di Castel Sant'Angelo, sormontato dalle statue progettate dal Bernini, che accompagna i pellegrini verso il cuore della cristianità, verso la basilica di San Pietro.

Bisogna immaginare che sino al secolo scorso, per chi si recava verso San Pietro, non vi era ancora la lunga via della Conciliazione che oggi parte appena dopo Castel Sant'Angelo per arrivare sino al colonnato del Bernini, dando il tempo di abituarsi gradualmente alla vista della sontuosa facciata di Carlo Maderno e dell'immensa cupola di Michelangelo Buonarroti, il capolavoro che in tarda età lo portò a sfiorare l'eternità, tracciando i limiti tra la terra e il cielo, tra l'umano e il divino, proprio come nella Creazione di Adamo della Cappella Sistina.
Così, attraversando le strette vie del quartiere che sorgeva dinanzi alla basilica, la cosiddetta Spina di Borgo, al visitatore si poteva aprire all'improvviso, come per incanto, lo scenario della piazza.

Di fronte a tanta grandezza, così piccoli rispetto alla piazza e alla cupola michelangiolesca, si è come smarriti, ma ancora il Bernini, commissionato da Alessandro VII Chigi, riuscì a concepire un colonnato che fosse in grado di abbracciare ognuno di noi, traducendo tramite l'architettura il messaggio di universalità della Chiesa. La sensazione che si ha è infatti quella di essere abbracciati e accompagnati verso la basilica dalla moltitudine di statue che vegliano sul mondo cristiano.
Il Bernini possedeva certamente il dono della genialità teatrale, il senso dello spettacolo, riuscendoli a trasporre perfettamente nei suoi progetti. Per accentuare lo stupore che doveva provare il pellegrino giunto in piazza San Pietro, l'architetto e urbanista aveva infatti pensato di chiudere il colonnato con un "terzo braccio" che chiudesse le due mezze lune in un vero e proprio ovale, in modo da delimitare la piazza e custodirne la propria bellezza.

Scrive Stendhal: "Se il turista entra in San Pietro deciso a veder tutto, va incontro a un mal di testa tremendo e presto la sazietà e il dolore lo rendono insensibile a ogni piacere. Abbandonatevi solo per qualche istante all'ammirazione che suscita un monumento così grande, così bello, così ben tenuto".
La meraviglia continua anche una volta entrati nella basilica, gremita di preziosi marmi, di sculture, di sontuosi sepolcri. Il primo capolavoro che viene in mente e che subito si trova nelle prima cappella di destra è la Pietà di Michelangelo, scolpita e firmata all'età di soli ventiquattro anni.

Sopra la tomba di Pietro, sull'altare della Confessione, dove il pontefice regnante dichiara la sua fede in Cristo, Bernini innalzò l'imponente Baldacchino, che nonostante le notevoli dimensioni è perfettamente proporzionato con l'architettura circostante, prezioso ornamento che unisce il luogo di sepoltura del primo apostolo con il punto più alto di tutta la cristianità, la cupola di Michelangelo, visibile quasi da ogni luogo di Roma.

Piranesi ci mostra nuovamente l'esterno della basilica in una veduta posteriore e sul lato sinistro, lì dove in passato sorgeva il circo dell'imperatore Nerone, al centro del quale si trovava l'obelisco che oggi vediamo in piazza San Pietro, qui spostato per volere di papa Sisto V grazie a Domenico Fontana. La tradizione indica che nel luogo dove si trovava l'obelisco fu crocifisso San Pietro, assistendo dunque al martirio del principe degli apostoli.

Tornati nuovamente verso Castel Sant'Angelo, camminando per il lungoTevere, si arriva sino a piazza del Popolo, al tempo uno degli ingressi principali della città papale. Il suo aspetto trionfale è reso dalle due chiese gemelle costruite per volere di papa Alessandro VII sul modello del Pantheon, con il tempio rotondo preceduto da un pronao classico, mentre al centro della piazza vi è l'obelisco Flaminio innalzato dal Fontana nel 1589.

Percorrendo tutta via del Babuino, quella al centro delle due chiese, si giunge poi in piazza di Spagna, luogo di ritrovo del bel mondo di tutta Europa che vede nuovamente per protagonista il Bernini con la fontana della Barcaccia, posta ai piedi della celeberrima scalinata che arriva sino alla chiesa di Trinità dei Monti.


L'ordine delle illustrazioni è stato scelto ripercorrendo il mio viaggio a Roma nel febbraio 2019.