Carlo Fontana

Alla morte di papa Alessandro VII Chigi nell'anno 1667 si aprì un difficile periodo per la storia dell'arte, segnato anche dalla scomparsa, nello stesso anno, di Francesco Borromini, di Pietro da Cortona nel 1669 e più avanti di Gian Lorenzo Bernini, i tre assoluti protagonisti della Roma barocca.
Alessandro VII era stato un grandissimo committente, sensibile alla bellezza, basti pensare al meraviglioso colonnato di piazza San Pietro, gloria del suo pontificato e del genio inimitabile del Bernini, capace di tradurre in architettura il messaggio di universalità della Chiesa. Altrettanto non seppero fare i successori del pontefice, così si dovette aspettare l'elezione di Innocenzo XII nel 1691 perché venissero riprese importanti opere artistiche.

In tale contesto di transizione per la storia architettonica romana operò Carlo Fontana, figura di passaggio tra Seicento e Settecento. Di origini ticinesi, nato nel 1638, era un lontano discendente di Domenico Fontana, celebre per aver innalzato molti degli obelischi che oggi vediamo nelle piazze principali di Roma e per aver coadiuvato Giacomo Della Porta nell'impresa della cupola della basilica di San Pietro, portando a compimento il progetto di Michelangelo Buonarroti.
Recatosi a Roma intorno al 1650, dove poté studiare al fianco di Pietro da Cortona e Carlo Rainaldi, Fontana si avvicinò poi alla lezione del Bernini, collaborando con lui in diversi progetti.
Un esempio sono le chiese gemelle di piazza del Popolo, Santa Maria in Montesanto a sinistra, nota come "Chiesa degli artisti" e santa Maria dei Miracoli a destra, cominciate dal Rainaldi e proseguite da Bernini e Fontana, i quali apportarono decisivi cambiamenti.

Piazza del Popolo in un'incisione settecentesca di Giovanni Battista Piranesi.

Al Fontana, sempre sotto la direzione del Bernini, è attribuita, nella sistemazione di piazza San Pietro, la realizzazione della fontana che si trova a sinistra dell'immenso obelisco, qui sotto ben illustrata da un disegno di Giuseppe Vasi. Quella di destra fu invece costruita da Carlo Maderno.
Scrisse nelle suggestive pagine di Passeggiate romane lo scrittore francese Stendhal: "La piazza compresa fra i due semicerchi del colonnato, è per me la più bella del mondo. Al centro, un alto obelisco egiziano; a destra e a sinistra due fontane, da cui l'acqua zampilla continuamente, con alti fasci di spruzzi, e ricade in grandi vasche, producendo un rumore tranquillo, continuo, che risuona fra i due colonnati, e invita a fantasticare. È un momento che dispone in modo meraviglioso alla commozione, di fronte a San Pietro".

Tra la fine del Seicento e i primi anni del secolo seguente il Fontana poté lavorare all'interno della basilica di San Pietro, confrontandosi con i capolavori del suo maestro, il Bernini, ma anche con Michelangelo. Proprio alla sinistra della Pietà si trova infatti un suo progetto, vale a dire il monumento alla regina Cristina di Svezia, sepolta nelle Grotte Vaticane, che nel 1654 aveva abdicato a seguito di una crisi religiosa, abiurando al protestantesimo per diventare cattolica. Ricevuta da papa Alessandro VII l'anno seguente, rimase a Roma sino alla morte nel 1689.

Esattamente di fronte alla Pietà, Fontana progettò invece la Cappella del Battesimo, decorata con mosaici di Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio. Nella cappella svetta per sfarzo e solennità il coperchio del sarcofago dell'imperatore Adriano, in porfido rosso, che l'architetto trasformò in fonte battesimale. Per capire la grandezza di un'opera così singolare basta dire che i due putti di bronzo dorato che si vedono in primo piano hanno circa le dimensioni di una persona.

Una delle opere architettoniche del Fontana che gli studiosi sono concordi nel riconoscere come assoluto capolavoro nella sua produzione è la facciata della chiesa di San Marcello al Corso, situata nella via che porta dal Vittoriano sino a piazza del Popolo. Trovandosi a lavorare ad un edificio cinquecentesco iniziato da Iacopo Sansovino e proseguito da Antonio da Sangallo, Fontana non si preoccupò di trovare una relazione con il corpo della chiesa e diede vita ad un colpo di teatro, barocco nel vero senso del termine, ossia una facciata concava che oggi è la magnifica scenografia della piazza antistante, perfettamente inserita nel contesto cittadino fra gli altri edifici.

Negli anni che vanno dal 1694 al 1697 realizzò infine il suo capolavoro più celebre, palazzo Ludovisi, oggi noto come palazzo Montecitorio e sede della Camera dei Deputati, al cui primo progetto berniniano il Fontana aggiunse poche ma significative varianti. Nato come residenza di una famiglia patrizia, il palazzo ha infatti assunto, grazie all'architetto, le caratteristiche di un edificio di destinazione pubblica. La facciata è caratterizzata da un campanile a vela capace di slanciare verso l'alto l'intera struttura.

La facciata del palazzo in un'incisione del Piranesi.

Fontana fu infine un grande teorico dell'architettura, autore di moltissimi libri di erudizione, alcuni di estremo interesse come "Il tempio vaticano" del 1694, nel quale troviamo un racconto dettagliato dell'impresa di costruzione della basilica di San Pietro accompagnata da innumerevoli illustrazioni, in particolare quelle raffiguranti l'innalzamento dell'obelisco, cuore simbolico e prospettico della piazza antistante la basilica, ma anche della realizzazione del colonnato di Gian Lorenzo Bernini.