Pirro Ligorio

Nato a Napoli nel 1512 o 1513, fu un importante architetto del Cinquecento, proveniente da una nobile famiglia che gli permise una raffinata istruzione.
A partire dal 1534 fu a Roma, dove si dedicò inizialmente alle professioni di pittore e decoratore di palazzi. Si avvicinò più avanti all'architettura e alle ricerche archeologiche; ciò gli permise nel 1549 di entrare a servizio del cardinale Ippolito d'Este, il quale gli commissionò quello che è considerato il suo capolavoro, vale a dire il progetto di Villa d'Este a Tivoli.

Villa d'Este in un'incisione settecentesca di Giovanni Battista Piranesi.

Nel 1557 divenne l'architetto di papa Paolo IV, cominciando i lavori di quella che è nota come casina di Pio IV dal nome del papa seguente, o villa Pia, situata nei giardini Vaticani. All'interno vi sono preziosi affreschi del giovane Federico Barocci, di Federico Zuccari e Santi di Tito.

Il luogo, dalle magnifiche architetture manieriste, è uno degli angoli più suggestivi del Vaticano, adibito in passato a residenza estiva del pontefice, che qui poteva godere di un'aria più fresca in una piccola villa pensata apposta per i momenti di ricreazione e di riposo.

Durante il periodo romano realizzò anche delle preziose piante della città antica basate su ricerche e studi approfonditi, una delle quali ci mostra il circo dell'imperatore Nerone che sorgeva a fianco della basilica di San Pietro. Si nota infatti l'obelisco che nell'anno 1586, dopo l'impresa del trasporto seguita da Domenico Fontana, venne collocato al centro della piazza, della quale ancora oggi ne è il cuore simbolico e prospettico.

Intorno al 1560 si occupò della sistemazione del Cortile del Belvedere, noto anche come Cortile della Pigna, progettato da Donato Bramante. Così come la basilica di San Pietro, di cui era il primo architetto, Bramante e il suo pontefice, Giulio II della Rovere, non poterono vedere il completamento dell'opera, il cui cantiere rimase a lungo inattivo. Venne ripreso nel 1531 da Baldassarre Peruzzi e dieci anni dopo da Antonio da Sangallo il Giovane, tuttavia fu solo grazie al Ligorio che assunse l'aspetto che oggi possiamo vedere non appena entrati nel percorso dei Musei Vaticani.

Fu infatti Pirro Ligorio ad inventare la scenografia quasi teatrale dell'immenso Nicchione, l'esedra semicircolare che custodisce il Pignone, una scultura bronzea antichissima, originariamente collocata al centro del quadriportico della basilica costantiniana e citata anche da Dante nel Canto XXXI dell'Inferno per descrivere il volto di un gigante.

"La faccia sua mi parea lunga e grossa
come la pina di San Pietro a Roma".

A seguito della morte di Michelangelo Buonarroti, nel 1564, il Ligorio subentrò nei lavori alla fabbrica di San Pietro, tuttavia fu presto licenziato perché intenzionato a modificare i progetti del genio fiorentino. Poté comunque contribuire, insieme all'architetto Jacopo Barozzi detto il Vignola, alla realizzazione delle due cupole minori, aventi essenzialmente funzione ornamentale, situate ai lati del capolavoro di Michelangelo, che, come mostra un suo disegno, ne aveva immaginato forma e dimensioni. Secondo alcuni studiosi il Ligorio avrebbe inoltre avuto l'idea dell'attico che si trova sulla sommità della facciata di Carlo Maderno.

A quel tempo la costruzione della cupola principale era arrivata sino all'altezza del tamburo e fu completata qualche anno dopo da Giacomo della Porta, il quale riuscì a bilanciare le forze e a risolvere i problemi statici, in quella che è, sebbene con alcune correzioni, una realizzazione postuma del progetto michelangiolesco, tra i più rivoluzionari mai concepiti.

Oltre al licenziamento dal cantiere della basilica, il Ligorio visse anche un'altra disavventura che gli fece conoscere per un mese la dolorosa esperienza del carcere a seguito dell'accusa di aver rubato delle preziose antichità presenti nelle fabbriche da lui presiedute. Nonostante venne riconosciuto innocente, decise nel 1568 di abbandonare la città. Prima di andarsene, però, in qualità di architetto del Palazzo Vaticano, dovette occuparsi di un arduo problema strutturale legato alla Cappella Sistina. Il luogo aveva presentato problemi di statica sin dall'epoca di costruzione, regnante papa Sisto IV, tuttavia col tempo le condizioni si erano aggravate notevolmente. Nel 1522, infatti, il crollo dell'architrave della porta principale aveva danneggiato in maniera irreparabile i due affreschi situati sulla parete d'ingresso, opera di Domenico Ghirlandaio e Luca Signorelli, che vennero sostituiti nella seconda metà del Cinquecento.
Il rischio di un altro crollo, ancora più grave, si verificò nel 1565, quando crepe impressionanti si aprirono sulla volta, mettendo in pericolo il capolavoro michelangiolesco e l'intera cappella. A quel punto Ligorio, sempre con l'aiuto del Vignola, innalzò i pesanti contrafforti esterni di sostegno che ancora oggi si possono vedere, non eccezionali a livello estetico, ma sicuramente efficaci, perché da quando ci sono la Sistina è rimasta sostanzialmente ferma.

Trasferitosi a Ferrara con la moglie e i figli, lavorò per il duca Alfonso II d'Este con l'intenzione di restituire alla città il prestigio avuto nel secolo precedente, conoscendo importanti letterati e poeti tra cui Torquato Tasso. A livello architettonico realizzò la tomba di Ludovico Ariosto, distrutta però nel Seicento.
Nonostante fosse ben inserito nella corte estense, nel 1573, alla morte del Vignola, tentò inutilmente di fare ritorno a Roma. Si spense nell'anno 1583.