Federico Barocci

Sebbene non sia tra i pittori più noti nei manuali base di storia dell'arte, Federico Barocci detto il Fiori è una figura estremamente interessante la cui sensibilità rispecchia un contesto storico e culturale assai affascinante, vale a dire il crepuscolo del Rinascimento, imponendosi come uno dei grandi autori manieristi precursori del Barocco. Dallo stile dolce e raffinato, le cui opere sono sparse in giro per l'Italia, visse gli anni artistici che vanno dal Correggio a Caravaggio.
Nato intorno al 1530 nella prestigiosa città di Urbino da una famiglia di origini lombarde, si ispirò sempre al suo illustre predecessore Raffaello Sanzio. Se però quest'ultimo aveva vissuto il periodo di massimo splendore della corte di Federico da Montefeltro, il Barocci ne rappresentò il crepuscolo, come testimonia la ricorrente raffigurazione del Palazzo Ducale sullo sfondo dei propri dipinti, avvolto in una malinconica foschia.
Esempio ne è la Madonna della gatta, forse una delle scene in assoluto più dolci ed emozionanti che un artista sia riuscito a mettere in figura, dove tutto è perfezione, armonia e bellezza.
Il quadro, che merita da solo la visita agli Uffizi, contiene ben tre immagini della maternità: quella di Maria che culla il piccolo Gesù, di Elisabetta con San Giovannino, già grandicello, infine quella di una gattina che approfitta delle morbidi vesti della Vergine per allattare i propri cuccioli.
Il Barocci sceglie di non raffigurare il consueto episodio della Visitazione, dall'altissimo significato teologico, al fine di dare maggior spazio ad una serena ambientazione domestica successiva, quando Elisabetta si reca da Maria per salutare il neonato scambiandosi auguri e confidenze materne.
Non appena entra Giovannino, dallo sguardo vivace rivolto all'osservatore, la gattina alza le orecchie preoccupata per le presenze inaspettate. Maria, interrotta nella lettura, volge il capo verso i nuovi arrivati e alla loro vista un sorriso illumina il suo volto. Il pittore è riuscito a dipingere l'infinito Amore materno capace di unire nella medesima tenerezza tutte le creature del mondo.

Il percorso artistico del Barocci comincia dunque da Urbino, nella cui cattedrale si possono osservare una Santa Cecilia ispirata chiaramente allo stesso soggetto di Raffaello, il Martirio di San Sebastiano che nella parte centrale sembra ispirarsi al Correggio, infine, più tarda, un'Ultima cena dalle vasti dimensioni, come tipico delle composizioni rinascimentali, nella quale la drammaticità dell'evento e l'anima ormai stanca del pittore sono celate da una domestica festosità.

Si trasferì poi a Roma seguendo l'esempio di Raffaello e del contemporaneo Taddeo Zuccari, suo concittadino scomparso purtroppo precocemente.
In Vaticano, ammirato da un ormai anziano Michelangelo Buonarroti, il Barocci fu incaricato di decorare gli interni della casina di Pio IV nei giardini Vaticani, nota anche come villa Pia, edificata da Pirro Ligorio e affrescata tra gli altri, anche da Federico Zuccari e Santi di Tito.

La fortuna romana dell'artista non durò molto però; egli sostenne infatti di essere stato avvelenato per gelosia. Così, all'età di ventitré anni, lo ritroviamo nuovamente ad Urbino segnato da una debole condizione di salute che lo accompagnerà per l'intera esistenza. Tuttavia ciò che ha lasciato nella volta del piccolo edificio è la testimonianza di un artista ormai maturo e dal gusto raffinatissimo.

Presso la Galleria Nazionale delle Marche si può osservare un silenzioso e suggestivo notturno, San Francesco riceve le stigmate, in cui il frate viene inondato dalla luce divina che squarcia il cielo illuminando la notte. Ad assistere alla scena vi sono frate Leone, che alzando il braccio cerca di ripararsi dal chiarore, e in alto a sinistra un rapace dei monti Appennini.

Nella cattedrale di Perugia si conserva invece un'impegnativa Deposizione dalla croce a cui l'autore lavorò per ben tre anni, cercando di confrontarsi direttamente con le grandi raffigurazioni di tale soggetto, come per esempio quella di Daniele da Volterra custodita a Trinità dei Monti il cui modello è ben evidente. L'espressività dei gesti è enfatizzata dalle donne in primo piano che si slanciano in soccorso della Vergine caduta al suolo priva di sensi.

Destinata alla città di Perugia ed oggi alla Pinacoteca Vaticana, il Riposo durante la fuga in Egitto è una delle rarissime rappresentazioni in cui San Giuseppe, solitamente pensieroso nell'osservare Gesù Bambino, appare sereno e complice nel gesto affettuoso con cui porge al Figlio un ramo pieno di ciliege. Il lungo viaggio per terre riarse e assolate è giunto al termine, come testimonia il cielo sereno che si apre all'orizzonte, e la Famiglia può finalmente riposarsi. Giuseppe guarda allora compiaciuto il piccolo Gesù, ormai in salvo, in un gesto che lega i loro cuori per sempre.

Del Barocci è anche il ritratto di Francesco Maria II della Rovere della Galleria degli Uffizi, l'ultimo dei duchi di Urbino, principe accorto e malinconico gravato dalla mancanza di successione ereditaria. Con la sua morte nel 1631 si concluse infatti la storia dell'antico feudo montefeltresco.

Agli Uffizi si trova uno dei capolavori dell'artista, ossia la Madonna del Popolo, una tavola di notevoli dimensioni inizialmente commissionata a Giorgio Vasari per la sua città natale, Arezzo, e alla morte del grande critico d'arte assegnata al Barocci.
In uno scorcio cittadino una moltitudine di persone si rivolge a Maria, la quale intercede a sua volta presso Cristo, benedicente in alto, avvolto di luce e circondato da diversi angioletti. Dolcissime sono le figure dei bambini e degli angeli, in particolare quello alla destra di Dio che sembra timido al Suo cospetto nel gesto di voltarsi verso lo spettatore; infine i volti femminili si distinguono per la straordinaria tenerezza, come la donna in primo piano che indica al suo bambino di guardare verso l'alto e raccogliersi in preghiera con le manine giunte.

Carica di un naturalismo appassionato che anticipa lo stile di Caravaggio e del bolognese Annibale Carracci, la Sepoltura di Cristo della chiesa di Santa Croce di Senigallia è una delle opere che hanno influenzato maggiormente gli autori successivi. Sentimenti di dolore e lacrime accompagnano un Gesù bellissimo nel sepolcro a seguito della Deposizione dalla croce, che ancora si intravede nell'estremità alta del dipinto, dove il tramonto avvolge nuovamente le torri del Palazzo di Urbino tanto care al Barocci.

Ricca di riferimenti ai maestri urbinati è la Fuga di Enea da Troia della splendida Galleria Borghese di Roma, firmata e datata dall'autore in basso a sinistra. Enea con in braccio il padre Anchise è ispirato all'Incendio di Borgo affrescato da Raffaello e dalla sua bottega nelle Stanze Vaticane, mentre sullo sfondo si scorge il tempietto di San Pietro in Montorio al Gianicolo progettato da Donato Bramante.

Spostandosi dal centro Italia verso il nord, si possono osservare altri importanti dipinti dell'artista urbinate, come per esempio Sant'Ambrogio che impone la penitenza a Teodosio, che tra le varie collocazioni dei dipinti del Barocci ha il privilegio di essere custodito in uno dei luoghi più importanti della cristianità, vale a dire nel Duomo di Milano.

Alla Pinacoteca di Brera si trova invece il Martirio di San Vitale, una pala dalla composizione concitata in cui si scorgono le consuete immagini intrise di dolcezza, come la madre in primo piano, vestita elegantemente, che allatta con amore il suo bambino.

Simbolo della conclusione del Rinascimento è la grande tela della Crocifissione con i dolenti e San Sebastiano del Duomo di Genova, che ispirò Rubens e che venne definita dallo storico Jacob Burckhardt come la migliore opera dell'artista. La croce, situata sull'alto calvario che sovrasta la città urbinate, si staglia verso il cielo e sembra pendere verso l'osservatore, come ad abbracciare l'umanità intera.

Altro tema dalla profonda valenza simbolica su cui il Barocci ha sovente meditato è il Noli me tangere, che in questo quadro intitolato Cristo e la Maddalena mostra uno stupore raccolto e silenzioso, denso di significato, in un istante che segna la vittoria sulla morte ambientato nel consueto perdersi dell'orizzonte fra le nebbie del tramonto che è questa volta il preludio per il sopraggiungere dell'alba e di un nuovo giorno.

Uscendo dai confini italiani si può vedere presso la National Gallery di Londra un dipinto simile a quello visto all'inizio, intitolato la Madonna del gatto, nel quale San Giovannino tiene in mano un cardellino, simbolo della Passione, facendo giocare in primo piano un gattino che suscita il riso del Bambinello. Il gattino è attentissimo alla preda e pronto al salto, mentre gli sguardi dei personaggi sono attraversati da una celeste armonia che lega le loro anime serene in quella che è una meravigliosa scena familiare.

Il percorso attraverso i più prestigiosi luoghi artistici italiani si conclude alla Pinacoteca Vaticana con quello che è uno degli ultimi dipinti della produzione del Barocci, apparentemente uno dei più semplici fra le sue molteplici composizioni. È la Beata Michelina che, oltre all'alto significato religioso racchiuso nello sguardo rivolto al cielo, cela un'incredibile sorpresa pittorica che influenzerà uno dei maggiori capolavori del Barocco. Le vesti della religiosa sono infatti state prese a modello niente meno che da Gian Lorenzo Bernini per la meravigliosa Estasi di Santa Teresa della chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma, uno degli assoluti vertici scultorei mai creati.

Con la scomparsa di Federico Barocci nella sua città natale il 30 settembre dell'anno 1612, Urbino e il prestigioso ducato si immersero totalmente in quei tramonti suggestivi utilizzati dall'artista come sfondo dei propri dipinti. Tuttavia l'arte ebbe da quel momento un nuovo grande esempio da imitare, ancora oggi da analizzare più profondamente.


La foto del Martirio di San Vitale è stata scattata durante la mia visita alla Pinacoteca nell'ottobre 2020.