Lo Sposalizio della Vergine

Un luogo silenzioso, velato di mistero, quasi un paradiso, emblema della perfezione artistica, in grado di fermare eternamente il tempo e rapire l'osservatore, così come ogni grande opera è capace di fare. Una dolcezza infinita nei volti, nei gesti, nelle mani che si congiungono nello scambio degli anelli; la chiarezza e lo splendore divino che si manifestano attraverso la pittura diffondendo il sentimento dell'Amore. È lo Sposalizio della Vergine di Raffaello Sanzio, custodito nella Pinacoteca di Brera di Milano.

Qual fior cadea sul lembo,
qual su le treccie bionde,
ch’oro forbito et perle
eran quel dí a vederle;
qual si posava in terra, et qual su l’onde;
qual con un vago errore
girando parea dir: Qui regna Amore.

Francesco Petrarca

Capolavoro di prospettiva, tecnica assimilata dal Sanzio nell'ambiente urbinate, presenta sullo sfondo un edificio a pianta centrale che diviene il fulcro dell'intera composizione, in grado di conferire armonia all'insieme e mettere in risalto i protagonisti.
Secondo i vangeli apocrifi Maria era cresciuta nel tempio di Gerusalemme e una volta giunta in età da matrimonio venne dato a ognuno dei pretendenti un ramo secco, in attesa di un segno divino: l'unico che fiorì, fu quello di Giuseppe. In primo piano a destra vediamo uno dei pretendenti che spezza deluso il suo bastone. Nonostante il gesto di stizza, egli presenta un volto delicato, sereno, così come quello di tutte le altre figure.
Ben lontano dallo stile carico di tensione di Michelangelo Buonarroti, il dipinto è una sintesi di tutti gli insegnamenti appresi durante la formazione giovanile presso la prestigiosa corte di Federico da Montefeltro, di cui Giovanni Santi, padre di Raffaello, era l'artista di fiducia, l'organizzatore culturale.

L'ambiente urbinate

Con il Palazzo Ducale, il suo Cortile d'onore, capolavoro di armonia e ordine geometrico, la corte di Urbino si impose come uno dei centri artistici principali del Rinascimento. Così l'umanista Baldassar Castiglione: "Federico edificò un palazzo, secondo la opinione di molti, il più bello che in tutta Italia si ritrovi; e d'ogni opportuna cosa sì ben lo fornì, che non un palazzo, ma una città in forma di palazzo esser pareva".
Nessun altro luogo al mondo poteva ospitare un dipinto come la Città ideale, sicuramente decisivo nello stile compositivo di Raffaello. Attribuita, tra i tanti nomi, anche a Luciano Laurana, colui che aveva concepito il bellissimo cortile di Palazzo Ducale, l'opera è avvolta da un silenzio misterioso che estranea l'osservatore dalla realtà, subito colpito dalla porta socchiusa del tempio, a cui convergono tutti i punti, che sembra invitarlo ad entrare.

La straordinaria esistenza di Raffaello, che proprio nel 1504, anno in cui dipinse lo Sposalizio, decise di trasferirsi a Firenze per ammirare i lavori di Leonardo e Michelangelo, comincia dunque ad Urbino, una vera e propria "città ideale" per chi all'epoca volesse coltivare il suo talento e intraprendere la carriera artistica. Inoltre fu decisiva per la sua formazione la figura del padre, Giovanni Santi, che Giorgio Vasari nelle Vite ci descrive come "pittore non molto eccellente, ma sì bene uomo di buono ingegno et atto a indirizzare i figliuoli per quella buona via che a lui, per mala fortuna sua, non era stata mostra nella sua gioventù". Uomo dunque di grande intelligenza che nonostante non fosse stato indirizzato verso la bellezza e lo studio delle arti, decise che il suo unico figlio avrebbe dovuto coltivare la propria passione, facendo ciò che lo rendeva felice.

Ogni bambino che nasce è potenzialmente portatore di un talento; vi è in ognuno di noi una disposizione intellettuale, un frammento di talento che aspetta di potersi esprimere. Per questo sono fondamentali l'avere dei maestri capaci di mostrare la strada giusta, quella in cui porre le basi per dare vita alle proprie inclinazioni, ed essere in un contesto ambientale giusto. Per Raffaello, la città di Urbino significava tutto questo.
Più precisamente tutto ha inizio da una Madonna con Bambino, la Madonna di Casa Santi, che alcuni attribuiscono a suo padre, ma altri vedono come la prima espressione di un genio che al tempo aveva solo quindici anni.

Ho contemplato le opere dei più grandi artisti, ho incontrato i potenti e da loro sono stato ammirato, tutto inizia da qui, origine della mia esistenza, rifugio della mia anima...

I maestri

Particolare attenzione bisogna prestare alla collocazione dello Sposalizio della Vergine, non casuale, presso una delle sale più rilevanti di Brera. Ai suoi lati vi sono infatti, sulla parete di destra, la Pala di Brera di Piero della Francesca, e sulla parete di sinistra il Cristo alla colonna di Donato Bramante. Questi due artisti frequentarono entrambi l'ambiente urbinate, risultando estremamente influenti nella maturazione dello stile di Raffaello. Basti pensare che nel 1503, appena un anno prima della realizzazione da parte del Sanzio dello Sposalizio, Bramante aveva progettato a Roma il Tempietto di San Pietro in Montorio, al Gianicolo, di cui l'edificio del dipinto raffaellesco appare come la trasposizione pittorica. Inoltre il Bramante, che lavorava in Vaticano per papa Giulio II, fu determinante per l'arrivo di Raffaello a Roma. Particolarmente suggestivo è il suo Cristo alla colonna in cui i dettagli di sorprendente naturalismo rendono l'osservatore partecipe della sofferenza di Gesù, con quelle lacrime trasparenti degli occhi che ben esprimono il suo amore infinito capace di donare la propria vita per la salvezza degli uomini.

Attraverso la Pala di Brera o Pala Montefeltro, in cui si nota in primo piano il duca di Urbino alla destra del Bambino, si possono comprendere bene gli insegnamenti che Raffaello ereditò dal maestro di Sansepolcro. La monumentalità delle figure, portatrici di profondi significati che custodiscono nella loro anima, nel loro personalissimo silenzio, le esatte proporzioni, la ricerca del bello e della piena luminosità: sono questi gli elementi appresi e fatti propri dal Sanzio.

Non vi sono però solo Bramante e Piero della Francesca nella formazione del giovane Raffaello che, grazie all'aiuto del padre, poté entrare nella prestigiosa bottega di Pietro Perugino, da cui apprese il ritmo che governa le forme e la dolcezza che le intenerisce. Proprio lo Sposalizio della Vergine segna il momento del confronto, del raggiungimento e infine del superamento del maestro da parte dell'allievo, ormai in grado di percorrere da solo la propria strada, dapprima a Firenze e in seguito a Roma, chiamato dal papa a dipingere i propri appartamenti privati, cambiando per sempre la storia dell'arte.

Raffaello e Perugino

Ritratto del Perugino - Raffaello Sanzio o Lorenzo di Credi - Firenze, Galleria degli Uffizi - 1504

La pala di Raffaello, afferma il Vasari, era originariamente situata nella chiesa di San Francesco a Città di Castello, nei pressi di Perugia, sull'altare della cappella di San Giuseppe. Quella del Perugino era stata invece commissionata per il Duomo di Perugia, dove si conserva la reliquia del Santo Anello, appartenuto a Maria e consegnatole da Giuseppe al momento delle nozze.

Dipingendo l'opera il Perugino riprese la propria idea innovativa di porre al centro l'edificio, vero e proprio protagonista della scena, tecnica che aveva utilizzato quasi vent'anni prima nel capolavoro della Consegna delle chiavi nella Cappella Sistina, il "tibi dabo claves", quando Gesù disse a Pietro: "Ed io ti darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che avrai legato in terra, sarà legato nei cieli, e tutto ciò che avrai sciolto in terra sarà sciolto nei cieli". Anche nello Sposalizio il tempio è il fulcro della composizione, conferendo un'armoniosa geometria al dipinto senza distrarre l'osservatore dal solenne momento raffigurato. Proprio sull'edificio, il giovane Raffaello pone orgogliosamente la propria firma, come a sancire l'inizio della sua brillante carriera.

L'opera in musica

L'atmosfera e la delicatezza del dipinto ispirò Franz Liszt, grande virtuoso del pianoforte e massimo rappresentante del Romanticismo musicale. Molto legato all'Italia e ai suoi artisti, il compositore rimase folgorato durante la sua visita a Brera, cercando così di esprimere attraverso le note la propria emozione al cospetto dell'opera di Raffaello e di donare ulteriore perfezione lì dove la grazia ha raggiunto uno dei suoi vertici assoluti.
Compose quindi uno dei suoi pezzi più intimi e profondi, in grado di raccontare perfettamente ciò che sta accadendo in quello che a livello teologico è uno dei momenti più carichi di significato.

Nel brano l'ascoltatore si trova inizialmente lontano dalla cerimonia, come se fosse una delle figure in prossimità del tempio. Si percepisce che qualcosa di estremamente importante si trova nelle immediate vicinanze, ma come in ogni opera divina si ode un gran silenzio, come se l'intera perfezione del creato si fosse improvvisamente fermata per assistere al miracolo.
Ecco poi diffondersi nell'aria limpida e serena un suono melodioso che accompagna la cerimonia in primo piano. Noi che ascoltiamo possiamo ora avvicinarci senza disturbare e man mano capiamo che attorno alle persone raccolte nel silenzio un uomo e una donna si stanno unendo in matrimonio. Questi sembrano dialogare, scambiandosi le reciproche promesse di fedeltà con cui saranno legati nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, uniti per sempre nell'immensità dei cieli, aprendo il loro cuore al progetto di Dio.
Lo spartito, che per buona parte della composizione è uno dei più dolci del musicista, esplode verso la fine nel consueto stile virtuoso di Liszt, impossibile da riprodurre con precisione. È lo scambio degli anelli, quando finalmente i coniugi uniscono i loro destini legati da sempre e per sempre nell'armonia celeste, rendendo i loro cuori un'anima sola.
Nella conclusione torna nuovamente quella dolcezza musicale che sancisce la fine della cerimonia ed il sopraggiungere della quotidianità, dell'intimità domestica, lasciando spazio ad una sottile brezza divina che nel miracolo della vita diverrà il frutto dell'Amore dei due sposi.

Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre.
Insieme, quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
Insieme nella silenziosa memoria di Dio.
Vi sia spazio nella vostra unità,
e tra voi danzino i venti dei cieli.

Kahlil Gibran

Ai miei genitori.

20 maggio 2020