Correggio

Nel cuore di Parma, accanto al Battistero e al Palazzo vescovile, sorge la cattedrale di Santa Maria Assunta, il Duomo della città, risalente al periodo romanico. All'interno si trova uno dei capolavori assoluti della nostra storia dell'arte rinascimentale, ovvero la decorazione della cupola, opera del pittore Antonio Allegri, meglio conosciuto come il Correggio.
L'artista, noto con il nome della città dove nacque intorno al 1490, riprese la cultura del Quattrocento e studiò i grandi maestri della sua epoca, da Mantegna, probabilmente conosciuto durante un soggiorno giovanile a Mantova, sino a Leonardo da Vinci, da Michelangelo Buonarroti a Raffaello Sanzio, le cui straordinarie novità apprese recandosi a Roma intorno al 1518.
Nell'Assunzione della Vergine del Duomo di Parma il Correggio sembra riprendere e sviluppare una delle idee più celebri del Mantegna, cioè lo squarcio prospettico del Palazzo Ducale di Mantova. La sensazione che si ha alzando gli occhi alla cupola della cattedrale è che vi sia una finestra aperta su uno scorcio di cielo, di più, che la cupola si apra direttamente verso il Paradiso.

Circondata da una folla di angeli e santi si nota Maria, che guarda verso la radiosa luce proveniente dall'alto, dove Gesù, in un volo divino che ha spalancato il regno dei cieli, si fa incontro alla Madre.
Intorno al finto parapetto, tra gli oculi da cui entra la luce naturale, si appoggiano gli apostoli, quasi in precario equilibrio in questo capolavoro dal movimento vorticoso, dove le figure umane sono risucchiate verso l'alto violando qualsiasi legge di gravità.

Scrive nelle Vite Giorgio Vasari"Era nell'arte molto maninconico e suggetto alle fatiche di quella e grandissimo ritrovatore di qualsivoglia difficultà delle cose, come ne fanno fede nel Duomo di Parma una moltitudine grandissima di figure, lavorate in fresco, e ben finite, che sono locate nella tribuna grande di detta chiesa: nelle quali scorta le vedute al di sotto in su con stupendissima maraviglia".

Presentando novità così grandiose e mai viste prima di allora l'opera non piacque ai contemporanei dell'artista; solo Tiziano ebbe parole di apprezzamento, così come, con molta probabilità, Giulio Romano, il quale certamente la prese a modello per il suo capolavoro della Sala dei giganti di Mantova.
Facendo un salto in avanti nel tempo e arrivando all'Ottocento, si trovano parole di stupore e di elogio anche da parte di Stendhal, che afferma di essersi fermato a Parma, durante il suo viaggio in Italia del 1816, per ammirare il sublime affresco del Correggio.

Alla Pinacoteca di Brera di Milano si possono osservare due dipinti della fase giovanile, l'Adorazione del Bambino con santa Elisabetta, in cui colpisce il tono dolce e sentimentale utilizzato dal pittore nel dipingere il volto della Vergine, e l'Adorazione dei Magi, di qualche anno più avanti.

La prima opera del pittore datata con sicurezza è però la Madonna di San Francesco, commissionata con un contratto datato 30 agosto 1514 per l'altare della chiesa di San Francesco, la più importante di Correggio. Nella Sacra conversazione si vede al centro la figura di Maria seduta in trono con in braccio il piccolo Gesù. Ai suoi piedi vi sono San Francesco, che le si rivolge con venerazione, e dietro di lui Sant'Antonio da Padova. A destra Giovanni Battista guarda verso l'osservatore indicando, con il suo tipico gesto, il Bambino, mentre dietro vi è Santa Caterina d'Alessandria.

La pala, custodita oggi a Dresda, risente di varie influenze che vanno da Mantegna a Leonardo sino a Raffaello, basti osservare lo sfondo della Madonna Sistina, giunta in quegli anni a Piacenza, celebre per i due angioletti più famosi della storia dell'arte.

Un altro dipinto appartenente a questa fase iniziale della carriera artistica del Correggio è il Cristo giovane, datato 1515 circa, evidente omaggio a Leonardo, suo maestro ideale durante la formazione. L'autore mostra qui di aver ben assimilato l'uso dello sfumato leonardesco, cioè quella tecnica che tende a sfumare i contorni delle figure per farle emergere dallo sfondo scuro, e di riuscire ad indagare nell'abisso della psicologia dei personaggi raffigurati, nei più intimi moti dell'animo di questi enigmatici giovani dalla bellezza femminea.

Il volto di questo Gesù bellissimo è infatti ripreso dai ritratti del Salaì, l'allievo prediletto di Leonardo, modello, per esempio, per il San Giovanni Battista del Museo del Louvre di Parigi.

La fase matura della produzione dell'artista si concentrò a Parma, dove realizzò i suoi capolavori, non soltanto la cupola del Duomo, ma anche quella della chiesa di San Giovanni Evangelista. Queste due opere rimangono certamente quelle che ebbero maggiori conseguenze nell'evoluzione successiva della nostra pittura.
La Cupola di San Giovanni Evangelista fu dipinta tra il 1520 e il 1524, poco prima di iniziare il lavoro nel Duomo, impresa che lo impegnò sino al 1530. Anche qui la sensazione è quella di una finestra aperta verso il cielo, con gli apostoli sospesi tra le nubi intorno alla figura del Cristo dell'Apocalisse che si erge nella luce.

Nel 1523 l'artista realizzò, a decorazione di una delle porte cittadine, la dolcissima Madonna della Scala, conservata oggi alla Galleria Nazionale di Parma, che sembrava donare un saluto pieno d'amore ai viandanti che uscivano dalla città. Maria stringe a sé il Bambino con infinita tenerezza, tenendo gli occhi abbassati in un momento di piena felicità tra Madre e Figlio.
Afferma il Vasari: "Dipinse ancora sopra una porta di quella città una Nostra Donna, che ha il Figliuolo in braccio, ch’è stupenda cosa a vedere il vago colorito in fresco di questa opera, dove ne ha riportato da forestieri viandanti, che non hanno visto altro di suo, lode et onore infinito".

Durante i lavori delle cupole Correggio ricevette diversi incarichi da committenti di elevato rango sociale. Un esempio sono due dipinti voluti dal nobile parmense Placido Del Bono per la sua cappella di famiglia nella chiesa di San Giovanni Evangelista, oggi conservati alla Galleria Nazionale di Parma, cioè il Martirio di quattro santi e il Compianto sul Cristo morto, datati 1522-1525. In quest'ultimo un Gesù nel pieno della sua virilità è appena stato deposto dalla croce che si vede sullo sfondo, dalla quale Nicodemo ha tolto i chiodi. Maria, sconvolta dal dolore, viene confortata da Giovanni, mentre ai piedi del Cristo la Maddalena, i cui abiti sono descritti con particolare cura a sottolineare la precedente vita mondana, si è isolata nel pianto. Molti artisti furono affascinati da questa figura e l'opera del Correggio divenne presto un modello anche per pittori successivi tra i quali, per esempio, Annibale Carracci.

Un altro dipinto ammirato dal Carracci è l'Ecce Homo della National Gallery di Londra, datato 1525-1526, che il bolognese tradusse in incisione nel 1587. Correggio pone la sua attenzione ai sentimenti, allo studio dei moti più profondi dell'anima, come mostrano l'intenso sguardo di Cristo rivolto all'osservatore e il gesto di Ponzio Pilato che, guardando anch'egli verso lo spettatore, sembra quasi domandarsi se davvero la folla abbia scelto di crocifiggere Gesù e non Barabba, cercando di convincere se stesso di non avere colpe. Così l'evangelista Giovanni: "Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: << Ecco l'uomo! >>".
Maria, a sinistra, ha perso i sensi, mentre a destra un soldato mostra una certa compassione verso il Signore. Quest'ultimo dovrebbe essere Longino, il centurione romano che trafisse con la lancia il costato di Gesù crocifisso per accertarsi che fosse morto. Secondo il Vangelo di Matteo egli si sarebbe poi convertito ai piedi della croce esclamando: "veramente costui era Figlio di Dio".

Dello stesso periodo è l'Adorazione del Bambino della Galleria degli Uffizi, in cui la meditazione del pittore sul rapporto tra Madre e Figlio raggiunge il grado più alto di bellezza e tenerezza. L'intensissima luce dello sfondo che rischiara la scena lascia intendere al sopraggiungere dell'alba, ad un giorno nuovo per l'umanità intera.

La moglie di un altro nobile della città, Ottaviano Bergonzi, commissionò invece al Correggio una pala per l'altare di famiglia, la Madonna di San Girolamo, una delle opere più celebri dell'autore databile tra il 1523 e il 1528. Visibile alla Galleria Nazionale di Parma, è nota anche come Il giorno, in contrapposizione a La notte conservata a Dresda, sempre degli stessi anni.
Inserita in un paesaggio che si scorge sullo sfondo, la Sacra conversazione presenta dei personaggi assorti eternamente nei loro gesti: la Madonna, che tiene in mano il Bambino, intenta a coprirlo o forse ad asciugarlo, con ai lati un angelo che mostra un libro al piccolo Gesù e la Maddalena che sembra preannunciare con la sua posa l'unzione dei piedi. Di fronte San Girolamo, con il consueto leone col quale viene rappresentato, tiene in mano un rotolo scritto in ebraico. Egli fu l'autore della traduzione della Bibbia dall'ebraico al latino popolare, secondo la tradizione della Vulgata. Il libro sorretto dall'angelo è dunque il testo tradotto dal santo.

Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.

Giovanni 12:46

L'Adorazione dei pastori o La notte è uno dei capolavori assoluti del Correggio e del genere del notturno nella storia dell'arte italiana. Dal Bambino scaturisce una chiarissima luce che illumina l'intera scena, generando diverse reazioni nei personaggi: la levatrice sembra incredula e si ripara con la mano dalla luce quasi abbagliante, due pastori si avvicinano incuriositi, mentre San Giuseppe sullo sfondo cerca di calmare l'asinello spaventato. È però il volto della Madonna, della Madre per suo Figlio, a lasciare senza fiato l'osservatore: Lei è l'unica che con infinita tenerezza riesce a sostenere quella luce che porta Gesù, anzi è la prima a divenirne parte dichiarando con un sorriso di porre in secondo piano il suo futuro dolore di Madre per proteggere ed essere sempre accanto al suo Bambino, venuto al mondo per salvare ognuno di noi.

Così il Vasari: "È in Reggio medesimamente una tavola, drentovi una Natività di Cristo, ove partendosi da quello uno splendore fa lume a’ pastori et intorno alle figure che lo contemplano, e fra molte considerazioni avute in questo suggetto, vi è una femina che volendo fisamente guardare verso Cristo, e per non potere gli occhi mortali sofferire la luce della sua divinità, che con i raggi par che percuota quella figura, si mette la mano dinanzi agl’occhi, tanto bene espressa, che è una maraviglia. Èvvi un coro di Angeli sopra la capanna che cantano, che son tanto ben fatti che par che siano piutosto piovuti dal cielo, che fatti dalla mano d’un pittore".

Il Correggio, come si è visto dalle opere precedenti,  è stato il pittore che ha dato vita ad alcune delle figure femminili e di bambini tra i più belli della storia dell'arte. Forse il punto più alto di questa dolcezza l'artista l'ha raggiunta nel dipinto Danae, custodito alla Galleria Borghese di Roma, realizzato al tramonto della sua carriera, tra il 1531 e il 1533, quando riprese i temi mitologici. Seduta sul letto è raffigurata l'eroina greca che secondo il mito venne fecondata da Giove sotto forma di una pioggia d'oro. Un Amore le tiene compagnia e sorregge il lenzuolo bianco per accogliere la pioggia d'oro, mentre in primo piano due bellissimi putti giocano tra loro. Quest'opera del Correggio sembra davvero una dichiarazione d'amore alla bellezza e alla purezza femminile.

Il Correggio si spense il 5 marzo dell'anno 1534 e venne sepolto nella chiesa di San Francesco della sua città natale, accanto al suo capolavoro giovanile oggi a Dresda, la Madonna di San Francesco.