La Divina Commedia

Dante e il suo poema - Domenico di Michelino - 1465 - Firenze, Cattedrale di Santa Maria del Fiore

La Commedia è l'opera più celebre di Dante Alighieri e della letteratura italiana, un poema redatto in volgare fiorentino che racconta il viaggio straordinario del Poeta attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso.
Scritta in terzine incatenate o dantesche, vale a dire che presentano uno schema ABA BCB CDC..., la Commedia è quasi sempre preceduta nel titolo dall'aggettivo "divina", aggiunto però solo successivamente da Giovanni Boccaccio.
Il titolo di Commedia indica un genere che da un inizio negativo si conclude positivamente, a partire dallo smarrimento nel peccato della selva oscura per arrivare alla visione di Dio, dall'Inferno al Paradiso, a testimonianza che è sempre dai momenti più cupi e dalle difficoltà che può nascere quanto di più bello.
Sui tempi di composizione non vi sono date certe, se non che la scrittura del poema occupò una quindicina d'anni della vita del Poeta, gli anni che coincidono con il suo esilio da Firenze sino alla morte, avvenuta nel 1321. Siamo dunque all'inizio del Trecento, più probabilmente intorno al 1305 quando Dante comincia la stesura dell'opera, certamente a seguito della morte di Beatrice avvenuta nel 1290 e a conclusione della Vita Nova, sorta di diario giovanile nella cui conclusione si intravede il mirabile progetto della Commedia. Il motivo di fondo è sicuramente quello di guadagnarsi il rientro nella sua città grazie alle capacità poetiche, tuttavia vi è un significato ben più alto che è quello di una missione religiosa per la quale Dante sarebbe stato investito da Dio di indicare all'umanità la via della redenzione e della salvezza.
L'intera struttura del poema è dominata dalla simbologia del numero tre, allegoria della Trinità. Trentatré sono i canti di cui è composta ciascuna delle tre cantiche, con l'Inferno che ne conta uno introduttivo, il proemio, così da raggiungere il numero cento. Tre sono anche le donne benedette che intercedono per il viaggio dantesco nei mondi ultraterreni, vale a dire Beatrice, la donna amata dal Poeta nonché tramite fra la terra e il cielo, Santa Lucia, a cui Dante era devoto per i suoi problemi alla vista, infine la Vergine Maria, a cui il viaggiatore rivolgerà la preghiera del Canto XXXIII del Paradiso che gli consentirà di contemplare per un istante di eternità "l'amor che move il sole e l'altre stelle".