Victor Hugo

Sapete che cos'è l'amicizia? Si, essere fratello e sorella, due anime che si toccano senza confondersi, le due dita della mano. E l'amore? Oh l'amore, è essere due e non essere che una persona sola. Un uomo e una donna che si fondono in un angelo. È il cielo.

Nato a Besançon, in Francia, nel 1802, Victor Hugo è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo, considerato il padre del Romanticismo francese.
Il Romanticismo fu un movimento artistico, musicale e letterario che si è sviluppato in Germania alla fine del XVIII secolo, diffondendosi in tutta Europa nell'Ottocento, in particolare fra gli anni Dieci e Quaranta. Si è soliti considerare a livello storico il 1815, anno del Congresso di Vienna, l'inizio di questa corrente di pensiero.

A livello artistico le opere del tedesco Caspar David Friedrich e dell'inglese William Turner esprimono, attraverso paesaggi immensi e suggestivi, il sentimento del sublime, concetto tipicamente romantico descritto pienamente dal filosofo illuminista Immanuel Kant. Nella pittura francese, a seguito del declino dell'Illuminismo, l'influenza romantica si diffuse grazie ai dipinti di Théodore Géricault ed Eugène Delacroix.

Il termine Romanticismo venne usato già da Jean-Jacques Rousseau per esprimere l'indistinto rapporto tra paesaggio e stati d'animo malinconici, venendo in seguito riproposto alla fine del Settecento per indicare il nuovo movimento culturale che stava nascendo in Germania.

In Francia il Romanticismo si diffuse relativamente tardi; nel 1827 fu determinante l'uscita del dramma storico Cromwell di Victor Hugo, considerato il vero e proprio manifesto delle teorie romantiche. Nella prefazione l'autore elenca i caratteri del nuovo teatro romantico francese, opponendosi alle convenzioni del teatro classico, tra cui le unità aristoteliche di tempo, luogo e azione, che ostacolano il realismo dell'azione scenica, e dichiarando il verso l'unico linguaggio adatto alla tragedia. Inoltre Hugo decise di escludere azioni o anche solo parole considerate volgari e quotidiane, umili. In questa importante prefazione sono esposte tutte le sue teorie sul teatro e sulla letteratura in generale, individuando il gusto dell'uomo moderno nell'amore per la storia, per i contrasti, per le forti contraddizioni, per la mescolanza di comico e tragico; l'autore assunto come modello di riferimento è William Shakespeare. Queste idee stilistiche vengono messe in pratica nel dramma Hernani del 1830, data fondamentale che segna convenzionalmente l'inizio del Romanticismo in Francia. L'opera sarà poi messa in musica e rappresentata nel 1844 dal grande compositore Giuseppe Verdi.

In questo periodo Hugo conobbe due importanti musicisti del periodo, Hector Berlioz e Franz Liszt; la musica nel Romanticismo ebbe il ruolo privilegiato di essere l'unica forma d'arte capace veramente di scrutare nell'essenza segreta del mondo. In questo senso i massimi esponenti furono Robert Schumann e Fryderyk Chopin.

L'anno successivo all'Hernani Hugo pubblicò il romanzo storico Notre-Dame de Paris, ambientato nel piccolo spazio intorno alla cattedrale di Parigi nell'anno 1482. Il contesto e i costumi sono storici, ma i protagonisti sono inventati; la vicenda narra di Quasimodo, deforme campanaro dal cuore d'oro, che rapisce Esmeralda per conto dell'arcidiacono Frollo, l'antagonista, innamorandosi della giovane zingara. Accusata di stregoneria, la bella ragazza viene lasciata morire da Frollo, il quale è poi ucciso da Quasimodo che, infine, si lascia morire nel cimitero dei diseredati portando con sé tra le braccia il cadavere di Esmeralda in un eterno ultimo abbraccio.

"L'amore è come un albero: spunta da sé, getta profondamente le radici in tutto il nostro essere, e continua a verdeggiare anche sopra un cuore in rovina".

Altro romanzo storico, ambientato però nella contemporanea età della Restaurazione, è I miserabili, storia a lieto fine del detenuto Jean Valjan, costretto a cinque anni di lavori forzati dopo che, per provvedere alla sorella e ai figli di questa, vinto dalla disperazione, si trova costretto a rubare un misero tozzo di pane. Sono narrate anche le vicende di altri personaggi sempre appartenenti ai ceti sociali più bassi della società francese della prima metà dell'Ottocento, i cosiddetti "miserabili", ossia persone cadute in miseria, prostitute, monelli di strada, studenti in povertà, la cui condizione non era mutata nonostante i grandi sconvolgimenti politici di questi anni, dalla Rivoluzione francese all'ascesa di Napoleone Bonaparte sino alla sua caduta e al ritorno dei Borbone durante la Restaurazione nella figura del sovrano Luigi XVIII. È una storia di cadute e di risalite, di peccato e di redenzione. Hugo eleva una plebe perseguitata, ma intimamente innocente e generosa, condannando il potere che al posto di combattere il male spesso lo incarna.
Il contesto è dunque quello di una Francia in cui ad affermarsi è la cosiddetta "Scuola del disincanto", come la definirà Honoré de Balzac nel 1831, vale a dire un sentimento di frustrazione da parte di coloro i quali avevano sostenuto gli ideali rivoluzionari senza essere riusciti a liberarsi definitivamente di quel sistema monarchico assolutista di cui re Carlo X era divenuto l'emblema. Le decisioni prese durante il suo regno avevano portato ad un'ulteriore rivoluzione, quella del luglio 1830, con la quale la corona passò al più moderato Luigi Filippo d'Orléans, ultimo sovrano francese.

La Libertà che guida il popolo - Eugène Delacroix - 1830 - Parigi, Museo del Louvre

Come già detto, la prima generazione romantica francese è di vent'anni successiva rispetto a quella tedesca o inglese; a livello poetico l'Ottocento in Francia si apre con le Meditazioni poetiche di Alphonse de Lamartine, in grado di cambiare già dal titolo la concezione della poesia; la meditazione implica infatti un rapporto diretto dell'autore con ciò che scrive, affermandone la soggettività. Il poeta affida alla scrittura la propria intimità, l'urgenza sentimentale, raggiungendo il successo con una nuova poesia che sembrava "uscire veramente dal cuore". Il tema centrale è quello romantico della malinconia del solitario, separato dall'amata lontana o perduta, che cerca conforto nella natura, la quale rispecchia i suoi stati d’animo.

Contrapposto a Lamartine era Théophile Gautier, punto di riferimento per il movimento letterario del Parnassianesimo, cioè quello dei poeti del Parnaso. Questi avevano come scopo quello di riportare la poesia al Parnaso, il monte sacro ad Apollo, dio della poesia. Se Lamartine aveva causato la discesa della poesia dall'Olimpo, parlando solo dei sentimenti al fine di renderla più accessibile al pubblico, soggettiva, i parnassiani le avrebbero conferito nuovamente il degno ruolo che meritava. I nuovi elementi della poesia del Parnaso erano l'impersonalità, l'arte per l'arte, vale a dire che la letteratura non doveva essere utilizzata per scopi politici, infine il culto della bellezza; Gautier sosteneva infatti che l'unica funzione che avesse l'arte fosse quella di essere bella. A lui Charles Baudelaire dedicherà il capolavoro I fiori del male.

Hugo, come poeta, riuscì a mostrare, al livello più alto, tutte le contraddizioni e le infinite sfumature del Romanticismo, oscillando fra una concezione civile e patriottica della poesia, che lo avvicina ai romantici italiani, e spinte invece irrazionali, religiose, più tipiche del Romanticismo tedesco e inglese.
L'idea di Hugo era infatti quella di un poeta-vate, ossia un modello da seguire capace di dimostrare che l'uomo può elevarsi a uno stadio superiore ed indicandone la strada, guidando il popolo come una luce, in quanto egli ha accesso attraverso la poesia a un mondo più alto.
In questo senso è ben evidente la differenza con l'amico Baudelaire, poeta maledetto che ha perso la sua aureola, simbolo della sacralità della funzione del poeta. Per Baudelaire il poeta, che una volta caduta l'aureola non può più recuperarla, ha ormai perso la sua condizione di privilegio a causa dell'avvento della modernità, anticipando il fenomeno del decadentismo, sviluppatosi a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, che nella letteratura francese vede in Stéphane Mallarmé uno dei maggiori esponenti.
Baudelaire ha comunque una grande stima di Hugo, nonostante a volte si irriti per i suoi versi poetici, sia a livello di pensiero, ma anche perché riteneva fondamentale tenere ben distinti arte e impegno politico.
La produzione lirica di Hugo è segnata da tre opere fondamentali: Odi e ballate, datata 1826, Le Orientali del 1828 e nel 1831 Foglie d'autunno.
Nella prefazione alla prima raccolta compie una importante rivoluzione, affermando che il campo della poesia è illimitato ed il poeta ha il compito di scrutare nella profondità delle cose, senza fermarsi alla sola realtà, ma indagando i segreti dell'esistenza in modo da esprimere la verità: "Sotto il mondo reale, esiste un mondo ideale [...] La poesia è tutto quel che c'è di intimo in tutto". Hugo esprime così la "poetica dell'intimità", che sarà propria della generazione romantica, volta ad indicare il rapporto fra l'io lirico e l'essenza ideale del mondo.
La seconda raccolta, Le Orientali, mostra l'interesse verso i motivi esotici, tendenza evidente anche nel Romanticismo pittorico in particolare nei quadri di Delacroix e, in precedenza, in quelli di Jean-Auguste-Dominique Ingres.

La grande odalisca - Jean-Auguste-Dominique Ingres - 1814 - Parigi, Museo del Louvre

A seguito della tragica morte di una figlia nel 1843, la poesia di Hugo subì un rinnovamento dovuto al dolore privato, a cui si aggiunsero le vicende pubbliche che lo costrinsero all'esilio. "Spesso ci sono più cose naufragate in fondo a un'anima che in fondo al mare".

Questi suoi sentimenti confluirono nell'opera I castighi, datata 1853, nella quale predominano il sarcasmo, la satira, l'invettiva contro Napoleone III, e nella raccolta del 1856 Le contemplazioni, caratterizzata dallo sconforto per la perdita della figlia.
Tornato in patria nel 1870, dopo la caduta di Napoleone III, venne accolto in patria da una folla che con entusiasmo lo acclamava e la sua casa divenne nuovamente luogo di incontro per i letterati. Si spense nel 1855, fotografato nel letto di morte da Félix Nadar, e venne sepolto nel Pantheon, dove riposa accanto a Voltaire, Rousseau, Alexandre Dumas ed Émile Zola.


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Bibliografia

  • La scrittura e l'interpretazione. Volume 4 - Palumbo Editore
  • Storia europea della letteratura francese. Dal Settecento all'età contemporanea - Lionello Sozzi (a cura di) - Einaudi
  • L'età moderna. Dalla scoperta dell'America alla Restaurazione - Francesco Benigno - Editori Laterza