Alphonse de Lamartine

Nel corso del Settecento, il pensiero dei grandi intellettuali dell'Illuminismo si era diffuso soprattutto grazie alla prosa, che prevalse nettamente sulla poesia; i generi del saggio, che poteva essere filosofico, scientifico o economico, e del romanzo, soppiantarono dunque le opere in versi. Questo non significa che il XVIII fu un secolo "senza poesia", come a volte è stato definito, basti pensare che al suo tramonto, nella stagione neoclassica e poi preromantica, cominciò ad affermarsi niente meno che un poeta come Ugo Foscolo.
L'Ottocento, con il diffondersi del Romanticismo, riscoprì la bellezza e il valore della poesia, in particolare in Francia, sebbene la prima generazione romantica sia di vent'anni successiva rispetto a quella tedesca o inglese. Il Romanticismo, movimento artistico, letterario e musicale che si diffuse in pieno Ottocento, cominciò a manifestarsi dapprima in Germania e poi nel resto d'Europa, in particolare fra gli anni Dieci e Quaranta. Si è soliti considerare a livello storico il 1815, anno del Congresso di Vienna, l'inizio di questa corrente di pensiero.
In Francia il Romanticismo si diffuse quindi relativamente tardi; nel 1827 fu determinante l'uscita del dramma storico Cromwell di Victor Hugo, considerato il manifesto delle teorie romantiche.
Se Hugo, nato nel 1802, è considerato il padre del Romanticismo francese, un autore come Alphonse de Lamartine, del 1790, può essere considerato il tramite fra il gusto di fine Settecento e il nascente lirismo romantico, soprattutto grazie al suo capolavoro Les Méditations, aprendo la strada ad un secolo che toccherà le vette espressive in poesia, basti pensare a Charles Baudelaire.

Lamartine, gentiluomo di campagna con interessi politici, nacque da una famiglia di sentimenti borbonici durante la Rivoluzione francese, contraria in seguito all'ascesa di Napoleone Bonaparte. Per tale motivo il giovane letterato fu mandato in Italia, un paese a cui sarà legato e che fu fondamentale per la propria formazione. Di ritorno in Francia, durante il periodo della Restaurazione che seguì alla caduta di Napoleone entrò a servizio del nuovo sovrano Luigi XVIII Borbone, fratello minore di Luigi XVI, il re vittima della Rivoluzione.
Di questi anni è da ricordare l'incontro con la signora Julie Charles, la moglie di un medico conosciuta nel 1816 e venuta a mancare l'anno seguente a causa della tubercolosi. Per la donna il poeta provò un intenso affetto di cui si trova diretta testimonianza nelle Méditations del 1820.
La raccolta di poesie, opera di primaria importanza che aprì il secolo del Romanticismo in Francia, cambia radicalmente la concezione della poesia già a partire dal titolo; la meditazione implica infatti un rapporto diretto dell'autore con ciò che scrive, affermandone la soggettività. Il poeta affida alla scrittura la propria interiorità, denotando un'urgenza sentimentale. Il tema centrale è quello della malinconia del solitario, separato dalla donna amata, lontana o perduta, che cerca conforto nel contatto con la natura, specchio dei suoi stati d'animo, elemento, quest'ultimo, tipicamente romantico, che già Jean-Jacques Rousseau aveva adottato.
Nella prefazione ad una nuova edizione edita nel 1849, Lamartine narra della propria vocazione alla poesia rivendicando con orgoglio di essere stato «il primo che ha fatto scendere la poesia dal Parnaso, e che ha dato, a quel che si chiamava la Musa, al posto di una lira a sette corde di convenzione, le fibre stesse del cuore dell'uomo, toccate e commosse dai fremiti senza numero e dell'anima e della natura».
Proprio nello stesso periodo di tale affermazione un altro movimento di poeti sosteneva il percorso contrario della poesia, intenzionati appunto a riportarla sul Parnaso, il monte sacro ad Apollo. Si tratta del cosiddetto "parnassianesimo", che vide come esponente principale Théophile Gautier. Se Lamartine aveva dunque causato la discesa della poesia dall'Olimpo, parlando solo dei sentimenti al fine di renderla più accessibile al pubblico, in una visione maggiormente soggettiva, Gautier e i poeti del Parnaso le avrebbero conferito nuovamente il degno ruolo che meritava, liberandola dall'eccessivo sentimentalismo romantico. I nuovi elementi della poesia del Parnaso erano l'impersonalità, l'arte per l'arte, vale a dire che la letteratura non doveva essere utilizzata per scopi politici, infine il culto della bellezza; Gautier sosteneva infatti che l'unica funzione che avesse l'arte fosse quella di essere bella.

Sposatosi con una inglese benestante, Lamartine fu nominato ambasciatore dapprima a Napoli e poi a Firenze, dedicando molti versi all'Italia, e nel 1823 pubblicò La morte di Socrate, interpretazione cristiana e romantica del pensiero del filosofo greco. Costantemente impegnato politicamente, due anni più tardi celebrò, sebbene in un'opera di circostanza, l'incoronazione del nuovo re di Francia Carlo X, avvenuta nella cattedrale di Reims.

Incoronazione di Carlo X di Francia - François Gérard - 1825 circa

Lamartine cambiò nettamente opinione quando, nel 1830, si mostrò felice per la caduta del sovrano, il quale, fedele all'assolutismo monarchico, aveva deciso di ristabilire alcuni rituali che non si vedevano più dai tempi del Re Sole, a cominciare dal solenne rito avvenuto a Reims per la sua ascesa al trono, sino ad arrivare all'unzione dei malati e alla soppressione della libertà di stampa. La conseguenza fu l'insurrezione popolare e la cosiddetta "rivoluzione di luglio", che vide una moltitudine di sudditi alzare barricate a Parigi in segno di protesta, scontrandosi con l'esercito in nome di quegli ideali rivoluzionari che avevano segnato profondamente la fine del Settecento. L'episodio è descritto nel capolavoro di Eugène Delacroix, La libertà che guida il popolo, custodito al Museo del Louvre.

Il contesto della fine del regno di Carlo X è quello, per citare la definizione di Honoré de Balzac del 1831, della "Scuola del disincanto", in cui ad affermarsi è un sentimento di frustrazione da parte di coloro i quali avevano sostenuto gli ideali rivoluzionari, anche di luglio, senza essere riusciti a liberarsi definitivamente di quel sistema monarchico assolutista di cui il re Borbone era stato l'emblema. I moti del 1830 produssero tuttavia significativi cambiamenti, come il passaggio della corona al ramo cadetto Borbone-Orléans nella figura di Luigi Filippo I, con il quale si aprì un periodo più sereno nel quale fu colmato il ritardo del Romanticismo francese rispetto al resto d'Europa, vivendo gli anni della rivoluzione industriale e del decollo economico della Francia. Lamartine, di famiglia legittimista e inizialmente fautore di un sistema di governo monarchico costituzionale quale era quello di Luigi Filippo, si avvicinò in seguito alle idee repubblicane moderate e alle concezioni politiche liberali. Pur avendo accolto in modo positivo l'ascesa di Luigi Filippo, "re borghese" esponente dei liberali moderati, il poeta, mai del tutto orleanista, decise così, nel 1840, di opporsi al governo.

Luigi Filippo d'Orléans in un ritratto del 1841 custodito alla Reggia di Versailles.

Sebbene lontano dall'assolutismo, rivelandosi un "re borghese" che evitò lo sfarzo e le eccessive spese da parte della corona, Luigi Filippo era comunque un uomo autoritario, che trovò l'appoggio dell'alta borghesia dando vita ad una sorta di società del denaro poco attenta alle classi meno abbienti; da tempo, inoltre, venivano avanzate richieste di ampliamento del suffragio, in modo da consentire a una parte più ampia dell'opinione pubblica di prendere parte alla vita politica. Nonostante l'iniziale popolarità fra i sudditi, i consensi del nuovo monarca cominciarono così a diminuire in quanto il governo fu percepito sempre più conservatore e monarchico.
Tra il 1846 e il 1848 si manifestò una profonda crisi economica conseguenza dell'azione del partito repubblicano, dei liberali progressisti e dei socialisti contro il sovrano, i quali avevano organizzato una "campagna di banchetti", ossia di riunioni conviviali private, per raccogliere consensi a favore di una riforma della legge elettorale. Il governo decise però di proibire uno di questi banchetti. La conseguenza di tutto ciò fu una nuova rivoluzione, quella del 1848, nota anche come "terza rivoluzione francese", la seconda verificatesi nell'Ottocento.
A seguito dell'abdicazione di Luigi Filippo fu nominato un governo provvisorio a maggioranza repubblicana, guidato proprio da Lamartine, il cui primo atto fu il rifiuto della bandiera rossa usata da molti rivoltosi e la scelta del tricolore come bandiera della Francia, già adottata durante la Rivoluzione e da Luigi Filippo, della quale Lamartine spiegò la valenza simbolica durante un celebre discorso tenuto il 25 febbraio 1848 riportato nelle sue Memorie.

«Non vogliamo che la Rivoluzione sia aggirata ancora una volta. Vogliamo la prova che siete con noi. Questa prova ce la darete decretando la bandiera rossa, simbolo delle nostre miserie e della rottura col passato. [...]
Potete fare violenza al governo, potete ordinargli di cambiare la bandiera della nazione e il nome della Francia, se siete mal ispirati e abbastanza ostinati nel vostro errore da imporgli una Repubblica di partito e un vessillo di terrore. [...] Quanto a me, la mia mano non firmerà il decreto. Respingerò sino alla morte questa bandiera di sangue, e dovete ripudiarla più di me, perché la bandiera rossa che vi portate dietro non ha fatto altro che il giro del Campo di Marte, trascinata nel sangue del popolo, nel '91 e nel '93; mentre la bandiera tricolore ha fatto il giro del mondo, col nome, la gloria e la libertà della patria. [...]
Se mi portate via la bandiera tricolore, sappiatelo bene, portate via la metà della forza esterna della Francia, perché l'Europa nella bandiera della Repubblica e dell'Impero non conosce che la bandiera delle sue disfatte e delle nostre vittorie. Vedendo la bandiera rossa, non vedrà altro che la bandiera di un partito. Ciò che dobbiamo risollevare davanti all'Europa è la bandiera della Francia, la bandiera dei nostri eserciti vittoriosi, la bandiera dei nostri trionfi. La Francia e la bandiera tricolore, è un medesimo pensiero, un medesimo prestigio, un medesimo terrore per i nostri nemici, quando ce ne sarà bisogno».

Il discorso di Lamartine dinanzi all'Hotel de Ville in un dipinto di Félix Philippoteaux.

Nel corso della rivoluzione del 1848 Lamartine aveva cercato di imporsi come un uomo politicamente al di sopra delle parti, spiccando grazie al proprio prestigio di poeta e le sue capacità di parola, tuttavia fu sconfitto nelle elezione presidenziali che portarono al potere Luigi Bonaparte, poi divenuto imperatore con il nome di Napoleone III. Lamartine decise allora di abbandonare l'attività politica per tornare a dedicarsi completamente a quella letteraria. Si spense nel 1869, un anno prima della caduta di Napoleone III.


Bibliografia

  • Storia europea della letteratura francese. Dal Settecento all'età contemporanea - Lionello Sozzi (a cura di) - Einaudi
  • Il senso del tempo. Volume 2 - Alberto Mario Banti - Editori Laterza
  • La scrittura e l'interpretazione. Volume 4 - Palumbo Editore