Jean-Auguste-Dominique Ingres

In arte si arriva a un risultato notevole solo piangendo. Chi non soffre non crede.

Nato a Montauban, in Francia, nel 1780, Ingres è stato uno dei maggiori pittori del Neoclassicismo.

Precoce talento nel disegno, entrò a soli diciassette anni nell'atelier di Jacques-Louis David, il migliore pittore del periodo, di cui divenne l'allievo prediletto.

"Talento, avaro, crudele, collerico, sofferente, straordinario miscuglio di qualità in contrasto, messe tutte quante al servizio della natura, e la cui stranezza non costituisce di certo una fra le cause minori del suo fascino: fiammingo nella stesura, individualista e naturalista nel disegno, volto all'antico per congenialità, idealista per ragionamento".

Così lo descrive il poeta Charles Baudelaire, in grado di comprenderne a pieno lo stile e il valore, così come il pittore Eugène Delacroix che lo ammirò nonostante le differenze con la sua arte e lo difese dai molti che restavano perplessi davanti ai suoi dipinti, ispirati alla tradizione cinquecentesca, ma con errori evidenti nelle figure a livello anatomico.

I suoi modelli erano esclusivamente due, il maestro, David, e Raffaello Sanzio, nelle cui opere Ingres trovava la sintesi perfetta di grazia, bellezza e armonia.

"La mia passione rimane sempre Raffaello, il suo secolo, gli antichi e, soprattutto, i divini greci; in musica, Gluck, Mozart, Haydn".

Il lungo soggiorno romano lo avvicinò ancora di più al classicismo di Raffaello. Anche il breve periodo passato a Firenze fu decisivo per lo studio dei capolavori custoditi negli Uffizi.

Il rapporto con David fu spesso difficile: lo amava e lo odiava, copiandolo e contestandolo, riprendendo le sue idee e cercando di correggerle secondo le proprie convinzioni. Questo atteggiamento causò attrito fra i due, tanto che quando, nel Salon del 1806, il Napoleone in trono di Ingres fu stroncato dalla critica, il maestro non lo difese. Eppure l'opera è un capolavoro del Neoclassicismo. Venne criticata per la poca somiglianza con il volto dell'imperatore. Tuttavia nessun ritratto lo aveva mai riprodotto fedelmente, in quanto Napoleone si rifiutava di posare per gli artisti. Nel dipinto Napoleone è rappresentato come un divino protettore della Francia, ormai separato dal proprio dominio terreno.

L'influenza di Raffaello si ritrova nell'opera del 1808 La bagnante di Valpinçon che mostra il corpo di spalle di una donna nuda che sta per calarsi in una vasca. Anche per questo dipinto vi furono moltissime critiche, non meno di quelle del suo Napoleone.

Il corpo della giovane appare morbido e la nudità appena protetta dalla veste avvolta intorno al gomito in un gesto che esalta la sua sensualità. Il soggetto è tipico della tradizione classica, però la posa non è naturale e la schiena errata a livello anatomico. Questo era il suo modo di contestare il metodo pittorico delle accademie. Inoltre fece scandalo che la figura non guardasse verso l'osservatore, ma addirittura gli desse le spalle, come consapevole che lo sguardo dello spettatore sarebbe sceso lungo la sua schiena.

Per Ingres la forma pittorica non è la riproduzione oggettiva di qualcosa che già esiste, bensì il risultato di una visione personale che l'artista elabora delle cose.

La grande odalisca del 1814 riassume una perfetta sintesi di linea, colore e luce. Presenta una donna nuda adagiata sui morbidi tessuti del letto con i capelli raccolti in un turbante, elemento ripreso dalla bellissima Fornarina di Raffaello. La figura occupa l'intero spazio tracciando la diagonale del dipinto rettangolare con una schiena anatomicamente troppo lunga. È la prima incursione dell'autore nel genere orientale.

Dello stesso anno è un dipinto in cui Ingres omaggia il maestro Raffaello e in particolare l'immenso amore che lo legò alla Fornarina, l'unica donna della sua vita, figura ispiratrice di molte opere. Si narra che Raffaello sarebbe stato distratto nei suoi lavori a causa dell'amore per la Fornarina e che non riuscisse a stare lontano da lei, dal suo sorriso, il solo in grado di saziare il suo desiderio di bellezza. Per continuare i suoi dipinti chiese allora di poter avere vicino l'amata come modello.

"Non bisogna credere che l'amore esclusivo che porto a questo pittore [Raffaello] mi conduca a scimmiottarlo: cosa, del resto, tanto difficile o, meglio, impossibile. Penso che saprò essere originale pur imitando. Eppoi, chi non è stato un imitatore, fra i grandi?"

Ingres si sposò in questi anni con Madeleine Chapelle che lo sostenne in alcune opere destinate a diventare celebri, come il dipinto, ispirato dalla lettura di Dante, Paolo e Francesca, datato 1819. I due innamorati sono ritratti nel momento del bacio, quando scoprono attraverso la lettura della storia di Lancillotto e Ginevra di essere innamorati. Alle loro spalle, però, il marito di Francesca, Gianciotto, fratello di Paolo, li sorprende e si appresta ad ucciderli in preda alla gelosia.

Importante è il ritratto su commissione Madamoiselle Rivière, custodito al Louvre di Parigi, in cui si nota l'ispirazione leonardesca per il paesaggio e un soggetto tipicamente raffaellesco. Il dipinto, che richiama dunque la perfezione cinquecentesca, si regge su fattori interni, come quello della circolarità che ritorna nel capo, nelle sopracciglia e nel décolletté.

Considerato uno dei manifesti del Neoclassicismo pittorico, l'Apoteosi di Omero del Museo del Louvre di Parigi è una grande tela in cui sono rappresentati, attorno ad Omero, alcuni tra gli artisti e i personaggi più importanti di ogni epoca, in una composizione che richiama la celebre Scuola di Atene di Raffaello. Proprio il Sanzio si può vedere a sinistra rivolto verso il poeta e alla sua sinistra la poetessa Saffo, che guarda invece l'osservatore. Più sotto vi sono Dante e la sua guida Virgilio che lo abbraccia. Sotto di loro, nell'estremità di sinistra del dipinto compaiono anche Torquato Tasso e William Shakespeare. Sui gradini al centro, ai piedi di Omero, vi sono le personificazioni dell'Iliade e dell'Odissea.
Alla destra del poeta si possono vedere anche Sofocle, il quale gli porge una pergamena, con a sinistra Eschilo e lo storico Erodoto. Alla sinistra di Omero e della Vittoria alata si possono infine riconoscere Pindaro, che porge al poeta una preziosa cetra, Platone, lo scultore e architetto Fidia, Alessandro Magno, infine sullo sfondo Michelangelo Buonarroti assorto nei suoi pensieri.

L'ultimo capolavoro di Ingres, realizzato nel 1862, è Il bagno turco, che riassume il suo percorso artistico e presenta un'autocitazione con l'opera La bagnante di Valpinçon, raffigurata in primo piano. Un gruppo di donne nude, abbandonate su cuscini e tappeti, si gode il piacere di una sauna. Il singolare taglio circolare, un tempo destinato solo alle Sacre Famiglie, evoca uno spioncino finalizzato a stimolare nell'osservatore una componente voyeuristica.

L'opera venne acquistata da Napoleone III che, però, fu costretto a restituirla al pittore per le proteste della moglie, scandalizzata dalla sensualità dei nudi femminili.

Ingres morì nel 1867 a Parigi stroncato da una polmonite.