Stéphane Mallarmé

Ritratto di Stéphane Mallarmé - Édouard Manet - 1876

Quante giornate ho passato solo col mio gatto! Per solo, intendo senza alcun essere materiale, ed il mio gatto è un compagno mistico, uno spirito.

Nato a Parigi nel 1842, è stato un poeta, scrittore e drammaturgo, esponente della poesia simbolista.
Il Simbolismo fu un movimento culturale che si manifestò nella letteratura, nell'arte e nella musica, sviluppatosi nella seconda metà dell'Ottocento, precisamente quando il poeta Charles Baudelaire pubblicò Corrispondenze, considerata la poesia-manifesto.
La poetica simbolista è antirealistica e incontaminata dalle problematiche sociali, al contrario del Naturalismo, di cui Émile Zola fu il principale autore.
L'artista simbolista cerca di ricostruire un rapporto profondo col mondo, indagando l'ignoto in diretto contatto con le zone nascoste e segrete dell'esistenza. Egli non descrive la realtà in modo dettagliato, bensì trasmette impressioni vaghe e indefinite, suggerendo emozioni e stati d'animo, focalizzandosi sull'intima essenza delle cose. In quest'ottica domina il soggettivismo dell'autore, mentre nel Naturalismo prevale l'impersonalità della narrazione, del cui stile il realista Honoré de Balzac è stato un precursore. L'elemento fondamentale del Simbolismo è che sotto la realtà apparente, quella percepibile con i sensi, ve ne sia una più profonda e misteriosa, a cui si può giungere solo per mezzo della sensibilità dell'intuizione poetica. La nuova generazione di poeti, quindi, manifesta la propria sfiducia nella scienza, opponendosi al Naturalismo, perché incapace di comprendere le profondità dell'animo umano e di spiegare i desideri dell'inconscio, i sogni.

I poeti, piuttosto che rappresentare la realtà, preferiscono quindi cogliere cosa c'è oltre, ascoltando le voci misteriose insite nella natura. Non hanno più consigli da dare ad una società di cui non fanno parte, scompare in questo senso la figura del poeta vate; ora è più un poeta veggente, come sarà Arthur Rimbaud, che si eleva consapevole di un qualcosa di più grande, cercando di esprimerlo attraverso un linguaggio riservato a pochi iniziati, come fa la musica, che impedisce la lettura a chi non ne conosce le note.
Seguendo la figura e il mito di Baudelaire, molti simbolisti incarnano l'immagine del "poeta maledetto"; Mallarmé fu uno di questi secondo Paul Verlaine, nonostante una vita tranquilla, al contrario di quella che condussero Verlaine e Rimbaud.
La scoperta nel 1860 dell'opera rivoluzionaria I fiori del male, rappresentò un punto di svolta nella vita e nella carriera di Mallarmé, che fin da giovane componeva i suoi primi poemi sul modello di Victor Hugo e di Théophile Gautier. Da quel momento cercò costantemente di raggiungere quella "poesia pura", concetto elaborato da Baudelaire, libera cioè da ogni preoccupazione di contenuto e di intenti civili o morali.
La poesia di Mallarmé cercò di indagare nella profondità del mistero della vita, conseguendone però un senso di fallimento e disperazione. Uno dei temi è infatti quello dell'opposizione tra la vita materiale, quel disgusto per il quotidiano che Baudelaire chiamava spleen, e l'ideale rappresentato dalla Bellezza e dall'Arte. Nelle prime poesie di Mallarmé, tra le quali Le finestre, L'azzurro e Brezza marina, l'influenza e la ripresa di Baudelaire è innegabile, come nel contrasto tra il "quaggiù" e il "lassù" presente nella poesia Le finestre, dove il soffitto di una stanza d'ospedale suggerisce la stessa sensazione di schiacciamento del cielo di Spleen. In Brezza marina si ritrova il desiderio del viaggio e di fuggire dal reale, l'impersonificazione di quel sentimento, la Noia, varie volte descritto dall'autore de I fiori del male, infine l'immagine del mare come simbolo di fuga e quella degli uccelli marini, emblema del poeta stesso combattuto tra la realtà e la ricerca di assoluto.  

La carne è triste, ahimè! E ho letto tutti i libri.
Fuggire laggiù, laggiù! Io sento uccelli ebbri
d'essere tra l'ignota schiuma e i cieli!
Niente, né antichi giardini riflessi dagli occhi
Terrà questo cuore che già si bagna nel mare
O notti! Né il cielo deserto della lampada
Sul vuoto foglio difeso dal suo candore
Né giovane donna che allatta il bambino.
Io partirò! Vascello che dondoli l'alberatura
L'ancora sciogli per una natura straniera.
E crede una Noia, tradita da speranze crudeli,
Ancora nell'ultimo addio dei fazzoletti!
E gli alberi forse, richiamo dei temporali,
Son quelli che un vento inclina sopra i naufraghi
Sperduti, né antenne, né verdi isolotti…
Ma ascolta, o mio cuore, il canto dei marinai!

Pierre-Auguste Renoir e Mallarmé fotografati da Edgar Degas nel 1895

Nel 1870 si legò in amicizia con il pittore Édouard Manet, che sosterrà quando le sue opere saranno rifiutate al Salon del 1874, e conobbe Zola. Poco dopo realizzò il suo capolavoro, L'après-midi d'un faune, Il pomeriggio di un fauno, principale opera della storia del simbolismo francese. La trama narra le fantasie di un fauno che, in un paesaggio bucolico, appena risvegliato da un sonno pomeridiano, racconta in una sorta di monologo sognante l'incontro amoroso avvenuto al mattino con le ninfe. L'opera fu splendidamente illustrata da Manet e venne messa in musica nel 1894 dall'amico Claude Debussy.
Nel 1898 si schierò al fianco di Zola nell'affare Dreyfus. Lo stesso anno rischiò di soffocare e, come testamento artistico, disse in una lettera alla moglie e alla figlia di distruggere tutti i suoi scritti, perché "non esiste eredità letteraria". Per fortuna le due donne non vollero o forse non ebbero il tempo di esaudire questo suo ultimo desiderio; morì infatti il giorno seguente all'accaduto.
A livello musicale anche Maurice Ravel si ispirò alla sua poesia, mentre in ambito artistico altri due grandi pittori a cui fu legato lo omaggiarono con un ritratto, vale a dire Renoir e Paul Gauguin.