Jean-Frédéric Bazille

Nato a Montpellier nel 1841, fu un pittore impressionista di estrema importanza nonostante la breve esistenza.
Trasferitosi in giovane età a Parigi, in quegli anni più che mai capitale artista e culturale, si appassionò della nobile professione della pittura iniziando a frequentare l'atelier di Charles Gleyre, dove conobbe Claude Monet, Alfred Sisley e Pierre-Auguste Renoir. Con quest'ultimo, suo contemporaneo, si legò in una profonda amicizia, ben evidenziata da due ritratti del 1867 nei quali i giovani artisti si ritraggono reciprocamente.

"Bazille immortala il collega in un momento di riposo: Renoir, con estrema disinvoltura, siede posando i piedi su una poltrona di vimini. Lo sguardo è assorto, il giovane sogna forse qualche futura composizione. L'abbigliamento ordinario ma curato - giacca nera, pantaloni chiari senza risvolti, camicia bianca, cravatta blu e stivaletti neri - contribuisce alla naturalezza e all'efficace semplicità della composizione".

A sua volta Renoir, che fu ospitato nello studio dell'amico a causa dei problemi economici in cui si trovò all'inizio della sua carriera, ritrasse l'amico concentrato nel dipingere una tela. In quell'anno Bazille aveva solo ventisei anni; nessuno avrebbe mai potuto immaginare che il destino lo avrebbe visto morire tre anni dopo, nel 1870, arruolato volontario in guerra.
Sebbene non presente fisicamente, anche Monet fa parte di questo bellissimo dipinto che unisce tre esponenti fondamentali del gruppo degli impressionisti. Sullo sfondo, infatti, si può riconosce un suo paesaggio innevato.

Gli Impressionisti condividevano il gusto per la pittura en plein air, ammirando l'arte di Eugène Delacroix e dei pittori appartenti alla Scuola di Barbizon, come Jean-Baptiste-Camille Corot e Jean-François Millet, fuggendo spesso dalla città per rifugiarsi nella natura con i loro cavalletti. Determinante fu inoltre il dipinto di Édouard Manet Colazione sull'erba, che divenne il simbolo della nuova pittura impressionista.

Il quadro L'atelier delle Batignolles, realizzato da Henri Fantin Latour e custodito al Museo d'Orsay di Parigi, mostra come in una fotografia i giovani pittori del gruppo impressionista riuniti attorno a colui che venne scelto come maestro, vale a dire Manet, seduto di fronte al suo cavalletto. Dietro di lui a destra si può riconoscere Renoir, con cappello, ma anche lo scrittore Émile Zola, sostenitore del gruppo, con lo sguardo rivolto verso Bazille, il più alto, dietro il quale si scorge Monet. A loro si univano solitamente anche Camille Pissarro, Edgar Degas, Sisley e il fotografo Félix Nadar, che nel 1874 ospitò nel proprio studio la prima mostra di questi artisti.

Sempre al Museo d'Orsay si trova un'altra opera che mostra l'unione e la sincera amicizia che legò i pittori di Batignolles, la zona parigina dove vivevano Manet e gran parte degli impressionisti. Realizzata da Bazille poco prima di morire, la tela è ambientata nell'atelier del pittore, dove era solito lavorare e ospitare i propri colleghi. Al centro vi è Bazille con in mano la tavolozza e al suo fianco, dinanzi ad un dipinto, reggendo nella mano destra un lungo pennello, si vede Manet. Più difficile è identificare gli altri personaggi presenti, che dovrebbero essere Zola, Renoir, e Monet, con a destra il musicista e collezionista d'arte Edmond Maître intento a suonare il pianoforte.
Bazille era infatti molto appassionato di musica, in particolare di compositori come Fryderyk Chopin, Hector Berlioz, Richard Wagner e Felix Mendelssohn, ed era un assiduo frequentatore dell'Opèra.

Delle poche opere lasciate da Bazille, la più importante è forse la Riunione di famiglia, sempre al Museo d'Orsay, in cui già si notano la piena adesione all'impressionismo e la brillantezza dei colori en plein air, tuttavia lo stile dell'artista appare diverso da quello dei suoi colleghi; egli operava infatti con maggiore attenzione e cura dei dettagli, nel tentativo di raffigurare con precisione ciò che i suoi occhi avevano visto. La scena mostra dunque fedelmente i suoi parenti più stretti, che appaiono in posa per una foto, quasi tutti rivolti verso l'osservatore, e, all'estrema sinistra del quadro, si può scorgere anche l'autore stesso.

"Non vedo l'ora che arrivi il mio piano, ti prego di mandarmi tutta la musica che puoi, le mie sinfonie a quattro mani, i valzer di Chopin, le sonate di Beethoven, lo spartito di Gluck [...]. Quando mi avanzeranno un po' di soldi mi comprerò le romanze senza parole di Mendelssohn"...