Jean-Baptiste-Camille Corot

Ho un solo scopo nella vita che voglio perseguire con costanza: fare paesaggi.

Tra i migliori esponenti della pittura ottocentesca in Europa, emerge la figura di Jean-Baptiste-Camille Corot, nato a Parigi nel 1796.

Ragazzino timido e impacciato, non era uno studente brillante, fino a quando scoprì la sua passione, la pittura, a cui si accostò solo a 26 anni, divenendo uno dei più grandi paesaggisti.

..."Nessuno mi ha mai insegnato: il mio istinto mi spinge e io gli obbedisco".

Decisivo fu il viaggio in Italia tra il 1825 e il 1828 dove, suggestionato dai paesaggi e dai monumenti, iniziò a produrre piccole vedute.

Visitò le principali città e fu colpito dagli aspetti apparentemente più marginali, dipinti con un'immediatezza che molti considerarono anticipatrice di quella degli Impressionisti.

A Roma realizzò splendide vedute tra cui Castel Sant'Angelo e il Tevere. Nel dipinto, custodito al Museo del Louvre, è fondamentale la luce del tramonto che rende uniformi i colori del fiume, delle case e del monumento. Sulla destra si può notare il ponte con gli angeli di Gian Lorenzo Bernini che accompagnano il visitatore verso il Castello.

Tornato a Parigi rielaborò gli schizzi eseguiti durante il viaggio in Italia secondo canoni classicheggianti, così da poterli esporre ai Salon parigini, ancora sensibili allo stile neoclassico. Un esempio è Il ponte di Narni, conservato al Louvre, in cui riprese il bozzetto di un acquedotto romano diroccato, trasformandolo in uno scenario idilliaco.

Nelle sue opere Corot voleva cogliere l'essenza della realtà, ponendo l'attenzione soprattutto nella percezione della luce e dell'atmosfera, al fine di catturare la fugacità di un istante. Uno dei suoi capolavori, La Cattedrale di Chartres, datato 1830, è la sintesi di questi ideali.

Al centro dell'opera, situata al Louvre, vediamo una grande cattedrale la cui vista è in parte ostruita da una montagnetta in primo piano, alla cui base una donna si riposa appoggiata a dei massi di pietra bianca, costruiti dal pittore con delle semplici pennellate di colore. A sinistra è seduto un uomo, mentre in lontananza sta passando un carretto. La scena raffigura un attimo sospeso, in un'atmosfera quotidiana rassicurante.

Nel 1834 tornò in Italia, dove soggiornò principalmente a Venezia e in Toscana, ma anche in Lombardia, affascinato dai paesaggi nascosti nella leggera nebbia.

I suoi numerosi viaggi lo portarono a trascorrere lunghi periodi a Barbizon, nella foresta di Fontainebleau, dove, a partire dagli anni Trenta dell'Ottocento, dipinse con altri giovani artisti, fondando la cosiddetta Scuola di Barbizon, attiva sino al 1870.

Affascinati dalle opere dei paesaggisti inglesi come John Constable, amavano dipingere en plein air, a contatto con la natura, realizzando suggestivi paesaggi realisti. Un esempio è Il barcaiolo, datato 1839.

Giunto al tramonto della sua vita, Corot aveva ormai un grande successo, nonostante i Salon avessero accolto spesso i suoi quadri con freddezza.

Una delle più grandi soddisfazioni avvenne nel 1848, all'Esposizione Universale di Parigi, dove furono esposti quasi trecento paesaggi dei pittori di Barbizon.

Ammiratori indiscussi della sua arte furono Charles Baudelaire, che lo definì il "capo della moderna scuola di paesaggio", ed Eugène Delacroix, il più importante pittore romantico francese.

Accostato ai massimi paesaggisti mai esistiti, tra cui Constable e William Turner, si spense a Parigi nel 1875.

Più avanti, scrisse di lui Claude Monet: "Qui c'è un solo grande maestro: Corot. Non siamo nulla nei suoi confronti, nulla".