Édouard Manet

La pittura è una cosa privata; si lavora solo per pochi...

Esponente della ricca e influente borghesia parigina, considerato il precursore del movimento impressionista, nacque a Parigi nel 1832.

I genitori, inizialmente, cercarono di ostacolare la sua predisposizione artistica, cedendo poi alle sue insistenze. Manet amò sin da subito gli antichi maestri, non limitandosi alla sola imitazione, ma creando un proprio stile artistico attraverso il loro studio. Tra i pittori che più lo influenzarono vi sono certamente Raffaello Sanzio, Jan Vermeer, Tiziano, Goya e, soprattutto, Velázquez, "il pittore dei pittori" per Manet.

Fu sensibile anche ad autori contemporanei come Eugène Delacroix, di cui realizzò due versioni del capolavoro La barca di Dante, e Gustave Courbet, il principale esponente della corrente del Realismo.

Manet amava rappresentare la realtà contemporanea, più precisamente, secondo le parole dell'amico Charles Baudelaire, voleva cantare la "poesia e la meraviglia della vita moderna". Dovette però scontrarsi per tutta la vita con la giuria del Salon che lo vedeva come un pittore ribelle e provocatore. Afferma ancora il poeta Baudelaire:

"Manet, che la gente considera pazzo furioso, è un uomo assai leale e semplice, che fa il possibile per essere ragionevole; ma, per sua sfortuna, è improntato, fin dalla nascita, di romanticismo".

Il suo primo capolavoro, tratto dalla vita contemporanea, fu Il bevitore di assenzio, rifiutato al Salon del 1859, nonostante l'apprezzamento di Delacroix. Un uomo alcolizzato è raffigurato in una via di Parigi; la sua figura è quella di un antieroe che ha ceduto al vizio, alla condizione di miseria. Il soggetto ha un cilindro in testa ed è avvolto da una mantella marrone. Si appoggia a un muretto su cui vi è il bicchiere contenente l'assenzio; per terra la bottiglia vuota. I colori cupi e spenti rendono l'atmosfera misteriosa, tratta dall'infima vita di strada parigina.

Seppur amareggiato per l'incomprensione dell'opera da parte della critica, lo stesso anno conobbe una figura rilevante nella sua vita, l'amico Edgar Degas.

Intanto Baudelaire, nel suo saggio intitolato Il pittore della vita moderna, affermava:

"Un pittore, un vero pittore sarà quello che riuscirà a strappare alla vita moderna il suo lato epico, e ci farà vedere e sentire quanto siamo grandi e poetici nelle nostre cravatte e nelle nostre scarpe lucide".

Manet fu ispirato da queste parole e iniziò a dipingere una delle sue opere più ambiziose, Musica alle Tuileries, datata 1862. Ispirata alla realtà nobile di cui faceva parte, raffigura una moltitudine di gente riunita per un concerto in un giardino del Louvre, come era usanza per i signori della bella società parigina. Lo stesso Baudelaire viene raffigurato e anche l'autore si ritrae all'estrema sinistra del dipinto, con cilindro e bastone da passeggio, in modo analogo a quanto già aveva fatto Courbet ne L'atelier, esprimendo così il ruolo dell'artista nella società.

Nell'opera vi sono altri amici di Manet e rilevanti esponenti della vita culturale; in basso a destra completano la composizione varie sedie da giardino e un parasole.

Il dipinto fu criticato per la stesura pittorica poco definita, con le figure che pian piano divengono sempre meno nitide e appena abbozzate.

Fu il 1863 a segnare profondamente la carriera di Manet, quando presentò al Salon Le déjeuner sur l'herbe.

I Salon si svolgevano ogni anno ed esponevano le migliori opere degli artisti viventi; era il modo più prestigioso per far conoscere la propria arte. I dipinti che non rispettavano le convenzioni accademiche, come quelli degli Impressionisti, erano respinti dalla commissione e ciò accadde anche in precedenza per le opere più significative, capaci di tracciare una nuova strada e dare vita a grandi correnti artistiche.

Gli Impressionisti decisero così di aprire un nuovo Salon, quello dei rifugiati, il Salon des Refusés. Qui venne esposta La colazione sull'erba di Manet.

A scandalizzare la critica non fu solo il soggetto, un nudo femminile seduto in compagnia di due uomini completamente vestiti, ma la nuova tecnica adottata dal pittore. Egli fornì indicazioni solo sommarie nella descrizione delle forme del corpo della donna e dei particolari dello sfondo, riducendo il chiaroscuro. Le figure sono infatti definite per opposizione di toni e anche la profondità non è resa dalla prospettiva tradizionale, ma costruita con delle macchie di colore diverso.

Inoltre il nudo presentato dall'artista appariva realistico e attuale; la donna era contemporanea con abiti moderni appoggiati a terra sui quali vi è un cestino con della frutta e del pane. Il suo sguardo sfrontato rivolto all'osservatore non faceva certo pensare a una dea ma a una prostituta. Sullo sfondo vediamo un'altra donna raffigurata mentre si accinge a fare il bagno.

Nello stesso anno dipinse un altro quadro che rinnovò lo scandalo, Olympia, esposta al Salon del 1865. Il soggetto è ancora un nudo di donna che osserva lo spettatore con espressione sfrontata. Siamo infatti di fronte a una prostituta come testimoniano anche altri elementi. La domestica di colore che le consegna un bouquet di fiori era una figura che nella pittura accademica alludeva alla prostituzione; il gatto, ai piedi della donna, era simbolo di lussuria e tradimento; infine il titolo scelto dall'autore è quello di un nome diffuso tra le prostitute d'alto borgo.

La donna si trova sdraiata sul suo letto disfatto, ornata da un bracciale d'oro e da un sottile nastro nero che regge una perla a goccia.

Manet venne accusato di non aver seguito i canoni tradizionali del chiaroscuro, bensì egli costruì le forme attraverso contrasti di colore puro. La critica contestò fortemente l’opera anche per il riferimento alla Venere di Urbino di Tiziano, utilizzando dunque la perfezione dell’arte rinascimentale per raffigurare le bassezze della vita. Fu l’altra opera che assegnò all'artista la figura di pittore provocatore.

Amareggiato per le critiche, trovò un'appassionata difesa da parte di Baudelaire e soprattutto di Émile Zola, per il quale, in segno di gratitudine, realizzò un ritratto, invitandolo nel proprio studio. Il dipinto ci permette di capire quale importanza avessero i poeti per pittori come gli Impressionisti, impegnati nella difficile battaglia per l'affermazione delle loro idee. Nell'opera vediamo lo scrittore che tiene in mano un libro e siede a uno scrittorio dove vi sono penna, calamaio e un piccolo opuscolo dalla copertina azzurra intitolato "Manet"; osserviamo anche una riproduzione dell'Olympia, su una bacheca, quadro difeso energicamente da Zola.

Quest'ultimo scriveva nel 1866 dell'artista: "Il posto di Manet è segnato al Louvre, come quello di Courbet, come quello di ogni artista di forte e implacabile temperamento... Ho cercato di restituire a Manet il posto che gli appartiene, uno dei primi. Si riderà, forse, del "panegirista", come si è riso del pittore. Un giorno, entrambi saremo vendicati. C'è una verità eterna, che mi sostiene in fatto di critica: è che solo i temperamenti vivono e dominano il tempo. È impossibile - capite -, impossibile che Manet non trionfi, schiacciando le timide mediocrità che lo circondano"...

Per Baudelaire realizzò un ritratto dell'amata e musa ispiratrice Jeanne Duval, intitolato L'amante di Baudelaire, per la quale il poeta compose i versi più intensi della sua produzione.

Nel 1874 realizzò invece un dipinto raffigurante il collega Claude Monet, massimo esponente dell'Impressionismo, intitolato Monet che dipinge nel suo atelier galleggiante. L'opera testimonia il rapporto di reciproca stima tra i due pittori e l'importanza della pittura en plein air.

L'artista è raffigurato di profilo mentre lavora sull'imbarcazione in compagnia della moglie.

Gondole e Briccole sul Canal Grande a Venezia del 1875 testimonia l'importanza per gli artisti di recarsi in Italia e l'influenza del paesaggio veneziano nella pittura. In precedenza questi luoghi avevano infatti già ispirato quadri di William TurnerJean-Baptiste-Camille Corot e, poco più avanti, quelli di Pierre-Auguste Renoir e, soprattutto, Monet.

La veduta è animata dall'intensità della luce che rende meno solide le cose, testimoniando la vicinanza di Manet all'Impressionismo.

Altro soggetto respinto dalla critica riferito alla prostituzione è una raffigurazione di Nanà, protagonista dell'omonimo romanzo dell'amico Émile Zola. Nell'opera non vi è più il carattere trasgressivo dell'Olympia; Nanà è una cortigiana dell'alta società, come si deduce dal cliente, raffigurato per metà sulla destra. L'osservatore di fronte all'Olympia s'identificava con il visitatore; guardando questo dipinto, invece, assiste ad una scena luminosa e serena che rappresenta la realtà moderna.

L'ultimo capolavoro di Manet, del 1881-1882, è Il bar delle Folies-Bergère, una sintesi di tutti gli elementi migliori della sua opera.

Il dipinto esprime un tema tratto dal pensiero di Baudelaire, cioè quello della folla e la condizione, descritta pienamente nelle pagine del poeta, che si prova immersi in una caotica città come la Parigi della seconda metà dell'Ottocento. Nella moltitudine di gente si può sperimentare la condizione dell'anonimato, che assomiglia alla perfetta libertà, ma anche una profonda solitudine a cui consegue l'angoscia di non esistere, espressa magistralmente da Manet attraverso lo sguardo assente della cameriera. Ella sembra malinconica e assorta tra la gente riflessa nel grande specchio alle sue spalle; appare distante dalla folla, distaccandosi dai suoi modi superficiali.

La ragazza sembra rivolgere lo sguardo verso lo spettatore, ma in realtà notiamo attraverso il riflesso dello specchio che vi è un uomo a cui sta per rivolgere la parola.

Fu l'ultimo esperimento di Manet, forse il più riuscito, sul rapporto tra spettatore e immagine.

L'artista si spense nella sua città nel 1883.