Francesco Mochi

Nel cuore della cristianità, al centro della basilica di San Pietro, sotto la maestosa cupola di Michelangelo Buonarroti e dunque sopra la tomba del primo papa, sorge l'imponente baldacchino di Gian Lorenzo Bernini, della misura di trenta metri, che però è solamente l'elemento centrale di un programma più complesso voluto da Urbano VIII Barberini alla fine degli anni Venti del XVII secolo.

Urbano VIII ritratto da Pietro da Cortona intorno al 1627.

Mentre Bernini realizzava il baldacchino, non esitando nel spogliare il pronao del Pantheon del proprio bronzo, si decise che ognuno dei quattro immensi pilastri che sorreggono la cupola, progettati da Donato Bramante, avrebbero ospitato nel registro inferiore, all'interno di nicchie, quattro enormi statue collegate alle preziose reliquie che al tempo si conservavano nella basilica.

Bernini si riservò l'esecuzione del San Longino, posto alla base del pilastro dove era custodita la lancia con la quale il centurione romano aveva aperto il costato di Cristo, convertendosi non appena aver sferrato il colpo, riconoscendo in Lui il Messia: "Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!".

A due collaboratori del Bernini furono affidate le altre statue che circondano il baldacchino, vale a dire il Sant'Andrea di François Duquesnoy e la Sant'Elena di Andrea Bolgi, mentre la meravigliosa Veronica è opera di Francesco Mochi, scultore tra i primi protagonisti della grande stagione barocca che rappresentava all'inizio del XVII secolo la principale alternativa a Gian Lorenzo e a suo padre Pietro Bernini.
La gigantesca figura femminile alta cinque metri, per la cui realizzazione servirono ben tre blocchi di marmo, rapisce subito l'attenzione del visitatore per il suo movimento vorticoso, quasi a volar via dalla nicchia con uno slancio repentino per correre verso ognuno di noi, mostrando all'umanità sofferente l'infinita misericordia di Dio. Tenendo in mano il panno su cui è impresso il Volto Santo, la donna sembra girare su sé stessa come una trottola; sorprende la morbidezza conferita al marmo, quasi che i vestiti fluttuassero anch'essi in questo vortice d'amore che divenne il capolavoro assoluto dell'artista.

L'originalità della produzione scultorea del Mochi, nato nel 1580 e vissuto nella prima metà del Seicento, ricopre un ruolo fondamentale che in pittura è paragonabile a quello che ebbero Caravaggio e Annibale Carracci. Pur formandosi su ideali rinascimentali, studiando in particolare Giambologna, Mochi riuscì a rinnovare lo stile cinquecentesco connotando le sue opere di una tensione dinamica e di un movimento che diverranno tipici nel nuovo secolo con la corrente barocca.
Esempio ne sono i due grandi monumenti equestri in bronzo nella piazza principale di Piacenza, chiamata piazza Cavalli proprio per la presenza delle sculture del Mochi, che qui lavorò grazie alla protezione della famiglia Farnese.
Il Monumento per Alessandro Farnese, datato 1625, rinnova lo schema statico della statua equestre cinquecentesca, imprimendo al cavallo un incedere impetuoso cui si accompagna una dinamicità che tocca ogni elemento, dal mantello del cavaliere sino alla criniera e alla coda del cavallo.

Un'altra opera in cui si manifesta chiaramente la novità di linguaggio dell'artista è l'Annunciazione custodita presso il Museo dell'Opera del Duomo di Orvieto, in cui vediamo San Gabriele Arcangelo scendere dal cielo sorretto da una nuvola per portare il messaggio alla Vergine, la cui scultura il Mochi realizzò a parte qualche anno più avanti. Nuovamente a stupirci sono la sensazione di leggerezza delle vesti e soprattutto il dinamismo della scultura, che già preannuncia il virtuosismo barocco.


Bibliografia

  • La basilica di San Pietro. I papi e gli artisti - Timothy Verdon - Mondadori
  • Gian Lorenzo Bernini - Tomaso Montanari - Gruppo Editoriale l'Espresso
  • Disegno e analisi grafica - Mario Docci - Editori Laterza

Note

La foto del baldacchino di San Pietro è stata scattata durante il mio viaggio a Roma nel febbraio 2019.

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