Salvatore Quasimodo

La poesia è la rivelazione di un sentimento che il poeta crede sia personale e interiore, che il lettore riconosce come proprio.

Nato a Modica, presso Ragusa, in Sicilia, nel 1901, è stato poeta e traduttore, tra i principali esponenti dell'ermetismo. Ha lavorato a numerose traduzioni di classici greci e latini, tra i quali Eschilo, Sofocle, Euripide, Omero e Virgilio, oltre che a diverse opere teatrali di William Shakespeare.
Dal 1908 visse con il padre, ferroviere, a Messina, distrutta in quell'anno dal terremoto. Intraprese studi scientifici tra Palermo e Messina per poi trasferirsi a Roma nel 1919 per studiare ingegneria. Dovette però abbandonare gli studi a causa delle precarie condizioni economiche, costretto a lavorare per mantenersi.
Nel 1926 sposò Bice Donetti, più anziana di lui di otto anni, con la quale aveva prima convissuto e a cui dedicò una poesia, dopo la morte avvenuta nel 1946.

Con gli occhi alla pioggia e agli elfi della notte,
è là, nel campo quindici a Musocco,
la donna emiliana da me amata
nel tempo triste della giovinezza.
Da poco fu giocata dalla morte
mentre guardava quieta il vento dell'autunno
scrollare i rami dei platani e le foglie
dalla grigia casa di periferia.
Il suo volto è ancora vivo di sorpresa,
come fu certo nell'infanzia, fulminato
per il mangiatore di fuoco alto sul carro.
O tu che passi, spinto da altri morti,
davanti alla fossa undici sessanta,
fermati un minuto a salutare
quella che non si dolse mai dell'uomo
che qui rimane, odiato, coi suoi versi,
uno come tanti, operaio di sogni.

Il componimento, intitolato Epitaffio per Bice Donetti, è un omaggio all'amata, a cui il poeta si rivolge con gratitudine. Ella riposa nel cimitero di Musocco, il Cimitero Maggiore di Milano; nel finale Quasimodo si rivolge a un immaginario passante che, mentre si reca a visitare un suo caro, spera si soffermi per qualche istante a salutare la donna.
A partire dal 1929 il poeta visse a Firenze grazie all'invito di alcuni intellettuali legati all'ambiente della rivista Solaria, sulla quale nel 1930 pubblicò le poesie di Acque e terre, la sua prima raccolta.
Qualche anno più tardi, nel 1932, uscì la seconda raccolta, Oboe sommerso, ma fu Erato e Apollion del 1936 a consacrarlo poeta "ermetico".
Si stabilì poi definitivamente a Milano, dove lavorò come giornalista, e nel 1942 apparve Ed è subito sera, il suo titolo più fortunato, raccolta di tutta la produzione precedente. I tre versi che introducono la raccolta sono tra i più celebri della nostra letteratura, componimento brevissimo capace di riassumere l'intera esistenza umana, un po' come quanto fatto da Giuseppe Ungaretti in Soldati. La solitudine dell'uomo, interrotta da un'illusoria felicità paragonata ad un raggio di sole, conduce inesorabile, attraverso una misura dei versi decrescente, al tramonto della vita, alla "sera"; è la morte che sopraggiunge improvvisa.
La poesia, emblema della precarietà della vita, richiama anche M'illumino d'immenso di Ungaretti, in cui il poeta, in guerra, è confortato all'alba da un raggio di sole.

Ognuno sta solo sul cuore della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

Malinconia - Edvard Munch - 1894

Un momento di svolta nella produzione di Quasimodo è la fine della Seconda guerra mondiale, che influenzerà le raccolte successive, tra cui Giorno dopo giorno, del 1947, La vita non è sogno, 1949, Il falso e vero verde, 1956, La terra impareggiabile, 1958, e infine Dare e avere, la sua ultima opera, datata 1966.
Dal 1941 al 1968 insegnò Letteratura italiana presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano.

Nel 1959 il poeta aveva intanto ricevuto il Premio Nobel per la letteratura; la motivazione di tale riconoscimento è che la sua poesia "esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi".
Quasimodo si spense nel 1968 a Napoli, colpito da un ictus che lo condusse alla morte in poche ore. Il suo corpo fu portato nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano, dove riposa vicino ad Alessandro Manzoni.


L'inizio del Novecento era caratterizzato a livello letterario e artistico dalle avanguardie, movimenti audaci e innovativi, in anticipo sui gusti, che volevano rompere definitivamente i legami con le forme tradizionali.
In Italia il trionfo del fascismo e del regime di Benito Mussolini portò però ad un "ritorno all'ordine" in cui la letteratura più alta e sensibile rifiutò le avanguardie, cercando un nuovo rapporto con la tradizione e con il classicismo, rifacendosi soprattutto a due autori come Francesco Petrarca e Giacomo LeopardiÈ il caso per esempio della rivista romana "La Ronda", pubblicata tra il 1919 e il 1922, il cui titolo, alludendo alla ronda militare, sottolineava l'esigenza di ordine nel mondo letterario. La poesia si chiuse in se stessa, estraniandosi dalla società di massa, in totale disarmonia con la realtà, come nel caso di Eugenio Montale. Si diffusero inoltre forme evocative ed oscure che si rifacevano al Simbolismo francese, in particolare al poeta Stéphane Mallarmé: è l'Ermetismo, tendenza letteraria nata a Firenze il cui nome fu adottato nel 1935 dal critico Francesco Flora. L'Ermetismo è caratterizzato da una poesia chiusa e difficile, ma allo stesso tempo intima e privata, pura ed essenziale, come in Ungaretti, il precursore di tale stile.
Negli ermetici gli aspetti politici e l'impegno civile tendono dunque a venire meno in nome dell'interiorità, una sorta di rifugio dalla vita sociale.
Determinante fu però la fine della Seconda guerra mondiale; essa richiamò gli intellettuali all'impegno e alla responsabilità civile. Di fronte ai drammatici avvenimenti del conflitto il poeta è infatti obbligato a contribuire con le sue capacità alla ricostruzione del mondo dopo la distruzione. Emblematico è stato in questo senso il caso di Quasimodo.
Egli fu così segnato dalla guerra che la sua produzione si può dividere in un "prima" e in un "dopo" il conflitto. La sua prima produzione poetica, sino alla raccolta Ed è subito sera del 1942, è legata all'Ermetismo, quindi non coinvolta nelle vicende del proprio tempo grazie ad una netta separazione tra realtà ed espressione poetica, ermetica ed oscura: al poeta non rimane altro che contemplare e descrivere, ponendo lo sguardo verso la natura e il paesaggio, le forme eterne e i loro risvolti misteriosi. I richiami al mito sono legati alla Sicilia, la sua terra natale, che diviene, attraverso il ricordo, un luogo favoloso e irreale.
Dopo la guerra questa idea di poesia si rivelò del tutto insufficiente: Quasimodo avvertì l'esigenza di un cambiamento di stile e di tematiche, assumendo un tono epico e corale e focalizzando la sua attenzione sulla realtà. Non si limita più, dunque, ad una dimensione interiore, bensì comune, legata alle dinamiche storiche e sociali. Le raccolte che espressero questo mutamento furono Giorno dopo giorno e La vita non è sogno. La poesia Alle fronde dei salici, contenuta nella prima raccolta, risponde a chi, dopo la caduta del fascismo e la fine della guerra, aveva criticato l'atteggiamento degli scrittori ermetici accusandoli di non aver preso posizione di fronte all'orrore del conflitto rimanendo in silenzio. Quasimodo esalta e dona valore proprio a quel silenzio, scelta consapevole e polemica. Il componimento, collocato in apertura alla raccolta, costituisce una vera e propria dichiarazione di poetica in cui è evidente il passaggio radicale dall'Ermetismo ai temi sociali, alla realtà concreta.

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull'erba dura di ghiaccio, al lamento
d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

La poesia posta invece a conclusione di Giorno dopo giorno è Uomo del mio tempo, in cui l'autore si rivolge ai contemporanei. L'umanità, sconvolta dalla distruzione e dall'orrore della guerra, può solo sperare nelle generazioni future, affinché dimentichino le violenze avvenute e diano vita ad una nuova società, basata sui valori veri; meglio, siano consapevoli di ciò che è avvenuto e lo condannino duramente. Oggi però possiamo constatare che questa speranza non è rimasta che un ideale e una vana richiesta da parte del poeta in quanto l'uomo continua a ripetere i medesimi errori.

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t'ho visto - dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T'ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all'altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell'eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Le tre età dell'uomo - Caspar David Friedrich - 1835

Nei due componimenti si notano alcuni richiami religiosi: nella prima poesia il sacrificio pasquale nel v. 5 e la crocefissione nel v.7, in quest'ultima nelle parole "Quando il fratello disse all'altro fratello: <<Andiamo nei campi>>". È l'episodio della Genesi di Caino e Abele, nel quale mentre si recarono in campagna, Caino uccise suo fratello. L'uomo contemporaneo ha ucciso ancora, nuovamente, allo stesso modo. La storia umana è segnata dalla violenza e dalle lotte fratricide, nonostante il nostro essere tutti uguali e sotto lo stesso cielo. Il compito della poesia è proprio quello di far comprendere questa verità ai "figli", lasciandosi alle spalle l'eredità di omicidi e di crimini compiuti dai loro "padri". Afferma Quasimodo che dopo due guerre l'impegno del poeta è assai difficile, perché deve "rifare" l'uomo, riportare cioè i valori e la speranza nell'essere umano imbruttito dalla guerra. Esso ha perso di vista il proprio compito e utilizzato la scienza e il progresso solo per il potere. L'autore si affida così a coloro che verranno perché siano il simbolo di tale rinascita.


La foto della lapide del poeta è stata scattata durante la mia visita al Famedio nell'ottobre 2020.