Guglielmo Della Porta

L'incarico più ambito e prestigioso per ogni scultore è sicuramente quello di lavorare nella basilica di San Pietro; tra i pochi che ebbero tale privilegio vi è Guglielmo Della Porta, scultore cinquecentesco nato intorno all'anno 1515 e proveniente da una nota famiglia lombarda dalla quale pochi anni dopo nacque anche Giacomo Della Porta, l'architetto che portò a compimento il maestoso progetto di Michelangelo Buonarroti per la cupola di San Pietro.
Formatosi tra Milano e Genova, in questa città poté lavorare nel Duomo con il padre Giovanni Giacomo e con Perin del Vaga nella villa del Principe.
Il primo impegno, negli anni Trenta del Cinquecento, nella cappella di San Giovanni Battista del Duomo cittadino, fu quello di innalzare l'altare con baldacchino al centro, dopo che nei primi anni del secolo Matteo Civitali e in seguito Andrea Sansovino avevano scolpito la serie di statue che circondano la cappella.

Giovanni Giacomo Della Porta, il figlio Guglielmo e lo scalpellino lombardo Niccolò da Corte, specializzato nella parte ornamentale, dunque al tetto con il fregio, si occuparono dell'opera in società, con Guglielmo che si occupò dei basamenti delle colonne, ciascuno dedicato alla rappresentazione di un profeta. Si tratta di figure ad altissimo rilievo che quasi sembrano a tutto tondo, opera di pregevole bellezza che diede un notevole e meritato successo al giovanissimo Della Porta.

Alla medesima bottega, poco più tardi, venne affidato l'incarico di dare vita ad un monumento funerario per Giuliano Cybo, membro di una nobile famiglia di origini genovesi. Situato più o meno di fronte alla cappella di San Giovanni Battista, l'altare, dedicato ai santi Pietro e Paolo, presenta una struttura molto importante a livello architettonico che avrà fortuna per tutto il secolo. Si vede una serliana, vale a dire l'accostamento di due nicchie più piccole a quella centrale maggiormente pronunciata, delimitata da quattro coppie di colonne, stile ripreso dall'antichità classica.

Della Porta riuscì poi a trasferirsi a Roma, entrando in contatto con il Buonarroti che, scrive nelle Vite Giorgio Vasari, gli permise di ottenere l'incarico di piombatore delle Bolle pontificie, succedendo a Sebastiano del Piombo, ruolo per il quale era necessario ordinarsi frate.
«E perché l'anno 1547 morì Bastiano Viniziano frate del Piombo, [...] Michelagnolo favorì volentieri Guglielmo dalla Porta scultore milanese».

Michelangelo ritratto da Sebastiano del Piombo intorno al 1520.

Due anni più tardi venne a mancare l'allora pontefice regnante Paolo III Farnese, il papa del Giudizio Universale della Cappella Sistina nonché dell'ultima impresa pittorica michelangiolesca, vale a dire i due grandi affreschi nella Cappella Paolina.
Il nipote di Paolo III, il cardinale Alessandro Farnese, decise di omaggiare il parente defunto con una maestosa tomba in San Pietro, incarico per il quale fu scelto il Della Porta sempre grazie all'aiuto di Michelangelo, divenuto grazie a papa Paolo
«Successe l’anno 1549 la morte di papa Paulo Terzo, dove dopo la creazione di papa Giulio Terzo, il cardinale Farnese ordinò fare una gran sepoltura a papa Paulo suo per le mani di fra’ Guglielmo».

Un ritratto di Tiziano raffigurante papa Paolo III e alle sue spalle, in abito cardinalizio, il nipote Alessandro.

La tomba si trova nell'abside della basilica, alla sinistra della Cattedra di San Pietro realizzata dal genio di Gian Lorenzo Bernini. Sarà proprio il Bernini, nel Seicento, ad essere incaricato di progettare la tomba di Urbano VIII di fronte all'opera del Della Porta, tenendo ovviamente conto dell'impostazione del predecessore. Lo scultore lombardo, che trasse chiaramente ispirazione dalle tombe medicee michelangiolesche della Sagrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze, si impose così come tramite tra il Cinquecento e il secolo successivo, tra due periodi completamente agli antipodi, a livello artistico e culturale, come Rinascimento e Barocco.