Andrea Sansovino

Lo scultore e architetto Andrea Contucci, noto come Andrea Sansovino, nacque tra il 1465 e il 1470 nella cittadina toscana di Monte San Savino, nei pressi di Arezzo, formandosi negli stessi luoghi di Michelangelo Buonarroti.
Di nascita umilissimo, scrive nelle Vite Giorgio Vasari, «fu però di concetti tanto alti, d'ingegno sì raro e d'animo sì pronto, che ne i ragionamenti de le difficultà della architettura e della prospettiva, nel suo tempo non fu mai il più nuovo e 'l più sottile cervello. [...] Laonde furono tali i meriti suoi, che da ogni raro maestro fu tenuto singularissimo nelle dette professioni».
A seguito dell'apprendimento dell'arte della pittura e della scultura nelle botteghe di Antonio del Pollaiolo e Simone del Pollaiolo detto il Cronaca, il quale gli permise di collaborare nella chiesa di Santo Spirito a Firenze, fu inviato in Portogallo dalla corte medicea di Lorenzo il Magnifico, che già lo considerava un artista meritevole e virtuoso.
All'inizio del nuovo secolo fece ritorno a Firenze, per ripartire subito alla volta di Genova, dove fu chiamato a lavorare nel Duomo, nella cappella di San Giovanni Battista, per la quale, continua il Vasari, "fece due figure di marmo, un Cristo et una Nostra Donna, o vero San Giovanni, le quali veramente sono lodatissime".
L'altare, che sarà realizzato negli anni Trenta del Cinquecento da Gian Giacomo e Guglielmo Della Porta, doveva essere circondato da delle statue poste all'interno di alcune nicchie. Allo scultore lucchese Matteo Civitali, che realizzò sei statue senza riuscire a portare a compimento le ultime due, subentrò il Sansovino, il quale si occupò delle rimanenti, nientemeno che quelle principali poste ai lati dell'altare.

La Madonna col Bambino ed in particolare il San Giovanni Battista, sebbene realizzate nei primi anni del XVI secolo mostrano il netto divario tra Civitali e il Sansovino, con quest'ultimo che, pur rimanendo fedele alla statuaria classica, ci introduce alla scultura cinquecentesca prendendo le distanze da quella del secolo precedente. Risaltano infatti le differenze tra l'Adamo del Civitali, a destra, e il Battista del Sansovino, caratterizzato da una maggiore dinamicità e da un'attenta cura dei dettagli, si veda la pelle di cammello di cui è vestito il santo.
Importante è dire che entrambe le statue del Sansovino sono firmate, come avvenuto pochi anni prima anche nella Pietà michelangiolesca, a testimonianza del ruolo nuovo nella società, grazie all'emergere dei valori rinascimentali, da parte dell'artista, che non compie più solamente un'attività manuale ma anche intellettuale.

Intorno al 1504 si trasferì a Roma, in un periodo straordinario per la storia universale delle arti, quando papa Giulio II della Rovere affidò a Donato Bramante l'immenso progetto di costruzione della basilica di San Pietro, demolendo la più che millenaria basilica costantiniana. Andrea Sansovino portò con sé il giovane allievo Iacopo Tatti, che presto diverrà uno dei più celebri architetti dell'epoca proprio con il nome di Iacopo Sansovino in omaggio al suo maestro.
Scrive il Vasari: «Fu poi condotto a Roma da Papa Giulio II e gli fu fatto allogazione di due sepolture di marmo poste in Santa Maria del Popolo, delle quali una fu fatta per il Cardinale Ascanio Sforza e l'altra per il Cardinale di Ricanati, strettissimo parente del papa. Le quali opere sì perfettamente finì Andrea, che più desiderare non si potrebbe, se nate non che lavorate fossero; così sono elleno di nettezza, di bellezza e di grazia ben finite e ben condotte. In quelle si scorge la osservanzia e le misure dell'arte, e quivi si conosce quanto fosse il valore di Andrea nelle figure da lui con sommo amor lavorate».

La Tomba di Ascanio Sforza, realizzata a partire dal 1505, presenta una struttura di ispirazione classica con una trifora a serliana, ossia con due nicchie più piccole che affiancano quella centrale maggiormente pronunciata, all'interno della quale vediamo il defunto parzialmente coricato. Tale posa inaugura un motivo che troverà molta fortuna, ispirando anche i grandiosi progetti michelangioleschi per la Tomba di Giulio II, mai portata a compimento nella basilica di San Pietro ma oggi visibile nella basilica di San Pietro in Vincoli anche se solo in una versione parziale. Dai disegni preparatori e da quanto possiamo vedere nel monumento con al centro il celebre Mosè, capiamo come il Buonarroti prese chiaramente a modello l'opera del Sansovino, basti osservare la postura di papa Della Rovere sopra il maestoso patriarca.

A livello scultoreo il Sansovino si distacca dai titanici progetti di Michelangelo, optando per uno stile più morbido, etereo, come dimostra la Madonna col Bambino e Sant'Anna della basilica romana di Sant'Agostino, datata 1512, certamente un omaggio al cartone della Sant'Anna leonardesca e vicina alla dolce maniera pittorica di Raffaello Sanzio, in quel periodo giunto da poco alla corte pontificia ed impegnato nelle meravigliose Stanze Vaticane.
L'opera del Sansovino viene descritta in modo sublime nelle pagine delle Vite vasariane: «Fece di marmo in Santo Agostino di Roma, in un pilastro a mezzo la chiesa, una Santa Anna che tiene in collo la Nostra Donna con Cristo di misura poco minore al vivo, e con molta bontà e finezza è lavorata questa opra, la quale fra le moderne figure si può tenere divina. Perché si vede una vecchia viva con allegrezza formata et una Nostra Donna finita con somma grazia e bellezza, similmente al fanciullo Cristo nessuno mai di marmo fu condotto simile a quello di perfezzione e di leggiadria».

Forse il capolavoro che più di tutti lo pose ai vertici della grande scultura fiorentina è però il Battesimo di Cristo, originariamente posto sopra la Porta del Paradiso del Battistero di San Giovanni a Firenze, di fronte al Duomo, dove oggi è in copia in quanto l'originale è stato trasferito per ragioni conservative nel Museo dell'Opera del Duomo.
Fu certamente una committenza e una collocazione assai prestigiosa per il Sansovino, nonché ricca di significato. Il gruppo scultoreo, tra cui l'angelo aggiunto più avanti da uno scultore settecentesco, ricorda infatti ad ogni visitatore che si appresta ad entrare che il Battistero è dedicato a San Giovanni, e che la funzione liturgica del luogo è quella del Battesimo, raffigurando la scena di quando il Battista, sulle rive del Giordano, riconobbe in Gesù il Cristo, il Salvatore del mondo.
L'opera divenne anche il pretesto per l'esibizione del nudo e per la valorizzazione del corpo umano, divenendo il primo modello per il David di Michelangelo che lo stesso Sansovino, membro della commissione che doveva deciderne la sistemazione, favorì nel porlo in piazza della Signoria, cuore simbolico politico e artistico della città di Firenze.

Bibliografia

Le Vite de' più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri - Giorgio Vasari - Einaudi