Andrea Appiani

Autoritratto custodito alla Pinacoteca di Brera.

Il pittore milanese Andrea Appiani fu uno tra gli esponenti più rilevanti del Neoclassicismo, movimento artistico che coincide con l'Illuminismo e che ebbe in Francia interpreti quali Jacques-Louis David e Jean-Auguste-Dominique Ingres, mentre in Italia eccelse nella scultura il genio di Antonio Canova, a cui Appiani dedicò un ritratto oggi alla Galleria d'Arte Moderna di Milano.

A cominciare dalla Rivoluzione francese il Neoclassicismo, basato sull'armonia delle forme e il recupero dell'arte classica, subì una trasformazione legata alle grandi vicende politiche che segnarono l'Europa intera, portando l'arte a ricoprire un ruolo importante in chiave propagandistica.
A servirsi della pittura per celebrare l'ascesa politica e il proprio trionfo fu Napoleone Bonaparte, ritratto da Appiani in un dipinto, conservato alla Pinacoteca Ambrosiana, che lo raffigura come re d'Italia. La sua incoronazione avvenne il 26 maggio del 1805 nel Duomo di Milano.

L'antico venne ripreso dai neoclassici con intento celebrativo, come mostra l'Apoteosi di Napoleone del 1808, unica testimonianza rimasta di un meraviglioso ciclo di affreschi che l'artista aveva realizzato per il Palazzo Reale di Milano, andato perduto a causa dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale. L'opera, lodata anche da Stendhal, che sottolineò come la stessa Francia non possedeva nulla di simile, mostra l'imperatore seduto su un trono sorretto da un gruppo di Vittorie, coronato d'alloro e con in mano lo scettro del potere. Si tratta sicuramente dell'omaggio più riuscito da parte di un italiano al proprio monarca.

Del 1812 è il Parnaso, commissionato per la sala da pranzo della Villa Reale di Milano, visibile nel percorso della Galleria d'Arte Moderna della città, che mostra l'influenza esercitata da Raffaello Sanzio nei confronti del pittore lombardo. Il sublime affresco è uno dei manifesti del Neoclassicismo europeo, nonché l'ultima grande opera dell'autore.

Come nelle Stanze Vaticane, al centro della composizione è Febo Apollo intento a suonare la cetra e circondato dalle Muse della poesia. Il prezioso strumento musicale rivela la conoscenza, da parte di Appiani, dell'incisione di Marcantonio Raimondi tratta dal primo progetto di Raffaello, che nella versione definitiva sostituirà la cetra con un più moderno violino.

Frequentando il nobile ambiente milanese, Appiani poté conoscere diversi intellettuali ed ebbe il privilegio di ritrarli. Il genere ritrattistico delinea la statura europea dell'artista e la spiccata capacità nel cogliere la fisionomia dei protagonisti della cultura e della politica del suo tempo. Un esempio è un ritratto giovanile di Ugo Foscolo, che soggiornò nel capoluogo lombardo negli ultimi anni del Settecento, a seguito della delusione del trattato di Campoformio, con il quale Napoleone aveva ceduto la città di Venezia all'Austria.

Napoleone ricoprì un ruolo fondamentale anche nella creazione della galleria d'arte più bella della città di Milano, la Pinacoteca di Brera, fondata nel 1776 da Maria Teresa d'Austria e immaginata dal generale come il "Louvre d'Italia". Appiani, primo pittore del sovrano d'Italia, ne venne nominato direttore l'anno 1807.


La foto del cortile di Brera con la statua di Napoleone come Marte pacificatore del Canova è stata scattata durante la mia visita nel dicembre 2019, mentre le foto del ritratto di Canova e del salone con il Parnaso nel maggio 2021.