La Rivoluzione francese

Nel decennio che va dal 1789 al 1799 la Francia conobbe la più straordinaria trasformazione politica mai realizzata nella storia europea, che porterà alla caduta dell'Ancien régime in nome di una nuova cultura che ancora oggi è alla base della società contemporanea.
Il formarsi di un'opinione pubblica consapevole e informata, sull'onda delle idee illuministe, contribuì ad indebolire la struttura dello stato monarchico francese. In questo senso fu determinante il ruolo assunto dai philosophes, gli intellettuali illuministi, uno su tutti Jean-Jacques Rousseau, i quali diedero vita ad un pensiero democratico, volto a colmare le distanze sociali, secondo cui ogni individuo può esprimere la propria idea. Questo mise in crisi il prestigio di Re Luigi XV prima e Luigi XVI poi, in quanto i sovrani dovevano adesso motivare le loro azioni, sotto l'attento giudizio dei sudditi, senza più potersi nascondere dietro la presunzione che sia la volontà divina a guidarli e volerli sul trono.
Il potere monarchico sarà così sostituito da un potere repubblicano esercitato da rappresentanti eletti che interpretano i sentimenti comuni di quello che diverrà il vero soggetto sovrano, il popolo.

Il vero punto critico della monarchia francese era rappresentato nel contesto pre-rivoluzionario dall'emergenza fiscale, causata dalle spese delle guerre recenti, come la Guerra dei Sette anni (1756 - 1763) contro gli inglesi e la Guerra d'indipendenza americana (1775 - 1783) in cui i francesi sostennero i coloni americani ribelli alla Gran Bretagna.
La situazione finanziaria francese è davvero grave, così il ministro delle finanze, d'accordo con Luigi XVI, prepara un ambizioso progetto di riforma che troverà però l'opposizione del Parlamento. Priva del consenso dei parlamentari, la riforma non può essere attuata.
Tra le varie soluzioni pensate vi è quella da parte del re di sciogliere con la forza il Parlamento, tuttavia Luigi XVI non troverà mai il coraggio, essendo un uomo debole e inetto, spesso guidato nelle sue decisioni dalla moglie Maria Antonietta, sicuramente più abile ma non meno incerta del marito.

Alla fine si decide di convocare gli Stati generali, un organismo di rappresentanza cetuale che non si è più riunito dal lontano 1614. Gli Stati generali francesi sono divisi in tre ordini: nobiltà, clero e il cosiddetto Terzo stato, al quale appartiene la maggioranza della popolazione. Sorge però il problema della modalità di votazione. Con il voto "per ordine", per il quale ogni ceto, dopo una votazione interna, avrebbe espresso un solo voto, a prevalere sarebbero stati i nobili e il clero, in quanto privilegiati; con il voto "per testa" ne sarebbe invece uscito vincitore il Terzo stato. Luigi XVI concede il raddoppio dei rappresentanti del Terzo stato, ma sceglie di votare "per ordine", atto che vanifica il precedente e che appare come una beffa.
Gli Stati generali si riuniscono il 5 maggio 1789 a Versailles, ma il problema della votazione non è ancora risolto. A giugno i rappresentanti del Terzo stato si proclamano "Assemblea nazionale", ossia rappresentanza della nazione, forti dell'appoggio di alcuni esponenti del clero e anche di qualche nobile. Luigi XVI ordina di sbarrare la porta del salone dove si tengono le sedute degli Stati generali, così i deputati del Terzo stato si riuniscono in una sala vicina, solitamente utilizzata per un gioco, la pallacorda, dove giurano di non sciogliersi prima di aver scritto la nuova costituzione.
È il giuramento della Pallacorda, di cui il celebre pittore neoclassico Jacques-Louis David ci offre la sua interpretazione in una tela, datata 1791 e rimasta incompiuta, dove si notano al centro, in piedi sul tavolo, il presidente dell'Assemblea, e appena sotto di lui tre ecclesiastici che si abbracciano stringendosi le mani in segno di intesa. In alto, dalle finestre, sono in molti a sporgersi pericolosamente per osservare quello che sta accadendo, mentre il vento agita con forza le tende: il vento della rivoluzione.

Di fronte a questi eventi il re non può che invitare i rappresentanti di nobiltà e clero ad unirsi con l'Assemblea nazionale, in quella che a partire dal 9 di luglio fu chiamata "Assemblea nazionale costituente". Lo strappo fra gli opposti schieramenti sembra evitato.
Qualche giorno più tardi il sovrano decide però di licenziare il suo nuovo ministro delle finanze, Jacques Necker, uomo che gode dell'apprezzamento dell'opinione pubblica, inoltre comanda all'esercito di circondare Parigi.
La mossa suscita molta preoccupazione in quanto si pensa che il monarca sia intenzionato a stroncare con la forza il nascente regime rappresentativo.
Nella città scoppiano diversi tumulti, tra i quali il più significativo è quello del 14 luglio del 1789, la Presa della Bastiglia. Una nutrita folla si reca in quella che era una vecchia prigione fortificata sperando di trovarvi delle armi, assalendo il comandante della prigione che cerca di resistere, finendo per essere catturato e ucciso per le strade cittadine. Decapitato, la sua testa viene infilata su una lancia e mostrata come un trofeo. La brutalità di tale comportamento divenne uno dei simboli della rivoluzione e del protagonismo popolare in quanto viene compiuto un gesto, l'esecuzione capitale, che prima poteva essere ordinato solo dal re. Luigi XVI ne rimane fortemente impressionato.

Il 17 luglio il sovrano decide di andare incontro ai rivoluzionari ed incontra i vincitori del 14 luglio. Sembra che in questa occasione avesse sul cappello una coccarda tricolore bianca, rossa e blu.
Il suo comportamento appare però costantemente incerto e ciò non fa che aumentare le voci popolari sulla sua volontà di reprimere la rivoluzione. Così a Parigi si insedia un nuovo governo municipale, espressione del movimento rivoluzionario, dotato di una propria milizia armata, la Guardia nazionale, guidato dal marchese La Fayette, eroe della Guerra d'indipendenza americana. Come simbolo del suo esercito scelse quella coccarda tricolore con il blu e il rosso, colori della città di Parigi, e il bianco colore della casata dei Borbone, da cui nacque la bandiera francese.

Ulteriori disordini sociali scoppiano nel frattempo in varie città e soprattutto nelle zone rurali. I contadini temono l'aristocrazia e prendono d'assalto i castelli, ma dalla loro anche gli stessi nobili sono profondamente spaventati da tali minacce; si diffuse così quel sentimento generale che fu chiamato "la grande paura".
Ormai il sistema politico non ha più solo due fulcri del potere, l'Assemblea nazionale e la corte, bensì tre, dove il terzo è costituito dalla piazza, vale a dire dalle azioni e dalle sommosse, spesso violente, della massa popolare.
Il popolo, normalmente escluso dalle decisioni di governo, impara dunque ad influenzare con i propri gesti il quadro politico. È il caso a Parigi dei "sanculotti", appellativo dispregiativo con cui i nobili indicavano i rivoltosi, i quali erano soliti portare i pantaloni lunghi e non quelli corti allora di moda, ecco perché il nome di sans-culottes.
Una di queste manifestazioni popolari cominciò a fare pressioni sul comandante della Guardia nazionale La Fayette affinché si recasse con l'esercito a Versailles per riportare il re a Parigi sotto il controllo del popolo. La Fayette esita, così la folla, la sera del 5 ottobre 1789 marcia da sola verso Versailles. Il sovrano è costretto a trasferirsi a Parigi e con lui l'Assemblea nazionale, che fino a quel momento aveva operato in un clima abbastanza sereno. Il 29 agosto aveva per esempio proclamato la "Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino", che, sul modello della rivoluzione americana, riconosceva i diritti individuali quali la libertà, la proprietà e la sicurezza, sancendo l'uguaglianza di ogni cittadino di fronte alla legge.
Una volta lasciata Versailles, l'Assemblea inizia invece a dividersi; si discute infatti sul ruolo del sovrano nella nuova costituzione, sulla confisca dei beni del clero per risolvere la grave situazione economica, infine vengono approvate drastiche riforme come la separazione dei poteri - legislativo, esecutivo, giudiziario - sul modello di Montesquieu.
Intanto i membri dell'Assemblea hanno cominciato a disporsi, durante le sedute, secondo un ordine ben preciso: alla sinistra del presidente i radicali, mentre alla destra i moderati. Nasce così una distinzione che appartiene ancora oggi al lessico politico.

Nel giugno del 1791 Luigi XVI fugge da Parigi con la propria famiglia, tuttavia la carrozza su cui viaggia viene intercettata e ricondotta in città.
A settembre l'Assemblea, a conclusione del proprio lavoro, proclama la costituzione: la Francia diviene una monarchia costituzionale nella quale il re è responsabile del potere esecutivo e del comando dell'esercito.
Nonostante la costituzione venga approvata dal sovrano, il suo tentativo di fuga mostra nuovamente la profonda ostilità che nutre verso i rivoluzionari e le riforme attuate. Non può infatti accettare alcuna limitazione dei suoi poteri e, per quanto la nuova costituzione gli permetta ancora un notevole spazio di manovra, egli rivendica il suo essere un re assoluto, posto sul trono per volere divino. L'ombra minacciosa della repubblica incombe però sulla sua figura.

Il monarca è oramai solo a causa dei due anni di rivoluzione che hanno portato molti esponenti dell'aristocrazia e dell'alto clero a lasciare il paese. L'ultima speranza è quella di un intervento delle potenze straniere, trovando sostegno nell'imperatore Leopoldo II d'Asburgo e nel sovrano di Prussia Federico Guglielmo II. Uniti dalla volontà di soffocare la rivoluzione e restaurare l'antico regime in Francia, restituendo il potere a Luigi XVI, i due eserciti stranieri invadono il suolo francese e inizialmente sembrano avere la meglio sui rivoluzionari. Ancora una volta è però la piazza a fare la differenza, con la folla parigina che il 10 agosto 1792, in quella che fu la più terribile giornata di rivoluzione, assalì il palazzo reale delle Tuileries costringendo l'Assemblea ad arrestare il re, considerato traditore della patria.
Sotto la guida del repubblicano Georges Danton viene allora formata una nuova assemblea, chiamata "Convenzione", il cui compito era quello di dare al paese una nuova costituzione non più monarchica ma repubblicana. Appena terminata la prima riunione, la Convenzione proclama la nascita della Prima Repubblica francese.
Luigi XVI, processato e condannato a morte, è condotto alla ghigliottina il 21 gennaio 1793 e decapitato come un qualunque detenuto. Le sue ultime parole furono: "Signori, sono innocente di tutto ciò di cui vengo incolpato. Auguro che il mio sangue possa consolidare la felicità dei francesi".

La morte del re non porta però la Francia ad un periodo di pace, in quanto le potenze europee formano una coalizione antifrancese, mentre a Parigi si assiste alle rivolte di stampo monarchico e cattolico da parte della nobiltà.
Quando le forze antifrancesi invadono il paese la Convenzione trasferisce il potere esecutivo al "Comitato di salute pubblica", un organo straordinario composto, fra gli altri, da Robespierre. Il comitato dichiara di voler arginare la guerra civile e la disgregazione della repubblica, eliminando con la forza ogni avversario politico in quella che è conosciuta come la "fase del Terrore".
Vengono così giustiziati alla ghigliottina, a seguito di sommari processi, esponenti del passato regime, tra cui la moglie di Luigi XVI, Maria Antonietta, aristocratici liberali, intellettuali e poeti, ma anche celebri rivoluzionari come Danton, divenuto rivale di Robespierre.

Questa prima fase della repubblica, caratterizzata da rivolte interne, dalla debolezza del potere e da una difficile situazione internazionale portò all'ascesa di colui che è considerato "l'erede" della Rivoluzione, Napoleone Bonaparte, il quale, eccellente stratega, seppe sfruttare i grandi sconvolgimenti politici del tempo ed imporsi come una figura di riferimento sia per i repubblicani fedeli ai principi della rivoluzione, sia per i filo monarchici che desideravano la restaurazione dei Borbone. Il generale, forte della Campagna d'Italia del 1796, divenne il "sovrano dei francesi", titolo con cui indicava la sua attenzione al popolo, che, stanco delle lotte intestine, decise dunque di conferire il potere ad un "uomo forte".
Ciò rende Napoleone erede "imperfetto" di questi anni di rivoluzione in quanto la sua figura incarna, quasi sotto tutti i punti di vista, le caratteristiche proprie del sovrano assoluto.

Napoleone sul trono imperiale - Jean-Auguste-Dominique Ingres - 1806


Note

L'immagine di copertina è La libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix, dipinto che riguarda un episodio successivo alla Rivoluzione francese, assunto spesso come emblema degli ideali rivoluzionari.

Bibliografia

  • L'età moderna. Dalla scoperta dell'America alla Restaurazione - Francesco Benigno - Editori Laterza
  • Il senso del tempo. Volume 2 - Alberto Mario Banti - Editori Laterza