Luigi XV

Alla fine del lungo regno di Luigi XIV, il Re Sole, il potere passò nelle mani di Luigi XV, suo pronipote, a seguito di una reggenza dovuta alla minore età dell'erede al trono.
Un focolaio di vaiolo aveva decimato la famiglia reale e segnato profondamente l'animo di Luigi, di temperamento malinconico.
Nato nel 1710, fu incoronato ufficialmente re a soli tredici anni, quando l'intera Europa fu scossa da un grande cambiamento politico, culturale e filosofico: l'Illuminismo.
Gli storici parlano di un periodo di "crisi della coscienza europea", che portò in poco tempo da una società basata sul principio di autorità, condiscendente al proprio sovrano, ad una società fondata sul diritto, sull'indipendenza della morale dalla religione, sulla libera ricerca scientifica. Nacque il pensiero laico, lontano dalle false credenze e dalle superstizioni religiose, ma anche basato sull'idea di tolleranza, ossia il rispetto per le varie confessioni religiose, senza attribuire ad alcuna di esse una centralità assoluta ed esclusiva.
In Francia gli intellettuali illuministi, i philosophes, elevarono la ragione come principio fondamentale, aprendo con le loro opere una nuova fase per il paese, in cui ognuno poteva partecipare alla vita politica ed esprimere le sue idee, in una democrazia basata sulla libertà individuale che cercò di colmare le distinzioni sociali.
Emblema del pensiero illuminista fu Lo spirito delle leggi, capolavoro di Montesquieu nel quale viene teorizzata la separazione dei poteri - legislativo, esecutivo, giudiziario - schierandosi contro il monarca che nella sua persona incarnava tutti e tre i poteri. L'immagine del sovrano assoluto, posto sul trono dalla volontà divina, entrò definitivamente in crisi.
Con le sue Lettere inglesi il filosofo Voltaire pose invece la Gran Bretagna quale modello da imitare. Nella sua visione, infatti, l'Inghilterra rappresentava ciò che la Francia non era, vale a dire libera e tollerante, aperta alle discussioni filosofiche e alle nuove teorie scientifiche, lontana dunque dalla società d'antico regime.
Il progetto più ambizioso e decisivo dell'Illuminismo fu però l'Encyclopédie di Diderot e d'Alembert. Un tentativo grandioso di "mutare il modo di pensare comune", che prese vita tra il 1751 e il 1772, al quale parteciparono vari philosophes tra cui Montesquieu, Voltaire e Jean-Jacques Rousseau.

Tutto ciò creò i presupposti per i dieci anni di rivoluzione che a fine secolo segnarono per sempre lo scenario politico francese ed europeo, la Rivoluzione francese, culminata con la caduta dell'Ancien régime e la proclamazione della repubblica.

Il sovrano in un ritratto del 1763.

Luigi XV contribuì con il suo modo di governare a creare le premesse per lo scoppio della rivoluzione. Sebbene il Re Sole era riuscito solo in parte a fare della Francia un paese unito, al centro di ogni decisione politica vi era comunque la sua persona, capace di creare l'immagine, almeno dall'esterno, di uno dei regni più potenti e influenti del Settecento.
Il suo successore, nonostante l'iniziale consenso popolare che gli attribuì il soprannome di "Beneamato", si interessava invece raramente di politica, incontrando poche volte i propri ministri, vivendo con difficoltà il proprio ruolo a corte.
Circondato da numerose amanti e dal lusso di corte, il re finì per rafforzare, forse involontariamente, il sistema dell'assolutismo monarchico, allontanando sempre più la corte dalla società, in uno stile di vita di cui pagherà per tutti le conseguenze Luigi XVI.
Il popolo, sostenuto dalle nuove teorie illuministe, iniziava infatti a lamentare le proprie condizioni, che contrastavano in maniera così evidente con gli sfarzi di Versailles. Il debito pubblico continuava ad aumentare, a causa delle spese provocate dai conflitti di questi anni, come la Guerra dei Sette anni (1756 - 1763) contro gli inglesi e la Guerra d'indipendenza americana (1775 - 1783) in cui i francesi sostennero i coloni americani ribelli alla Gran Bretagna.

Ritratto di Luigi XV datato 1745.

Amante infaticabile dal bell'aspetto, Luigi XV proseguì quella tendenza già evidente nei secoli precedenti di fare della corte un ambiente nel quale era notevole l'influenza femminile. Si tratta delle "favorite", che in questi anni assunsero un ruolo intellettuale e persino politico, influenzando le decisioni del monarca e suscitando le gelosie della regina.
La prima favorita del re, donna affascinante, colta e raffinata, fu Madame de Pompadour, appassionata di arte, di moda e di teatro, organizzatrice delle serate galanti presso la reggia. Presto divenne la donna più influente del Settecento, che, nonostante fosse la protagonista di corte, a livello di pensiero fu sempre legata agli ideali dell'Illuminismo, mecenate degli enciclopedisti che promosse la diffusione di questo lavoro rivoluzionario.
Si spense però quando aveva poco più di quarant'anni, senza poter quindi godere del suo continuo successo. A lei venne attribuita la frase rivolta al suo amato sovrano: "Dopo di noi, il diluvio!".

Mancata la Pompadour e poco dopo anche la regina, il cuore del re si invaghì di un'altra donna, Madame du Barry, una ex prostituta divenuta contessa e poi favorita del monarca. Meno interessata ad un ruolo politico, la du Barry era però intenzionata ad ottenere anch'ella una notevole influenza a Versailles, tanto che il suo prestigio causò qualche problema anche alla futura regina, Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI. Essendo di rango superiore, Maria Antonietta non le rivolse mai la parola, suscitando l'ira della donna e del re, per poi cedere durante una cerimonia al fine di non compromettere i rapporti tra lei e la monarchia, con una frase semplice ma pungente rimasta nella storia: "C'è molta gente oggi a Versailles"...
Allontanata dalla reggia a seguito della morte di Luigi XV, la stessa sorte infelice legò la favorita e la regina, entrambe vittime della rivoluzione, ghigliottinate nel medesimo anno.

Luigi XV, ammalatosi di vaiolo, si spense nei propri appartamenti di Versailles l'anno 1774, mentre a Parigi il popolo, al sopraggiungere della notizia, cominciava i festeggiamenti. Il potere passò nelle mani del ventenne Luigi XVI, suo nipote, "l'ultimo sole di Versailles".

Luigi XVI a vent'anni.