Luigi XVI


L'immagine dell'ultimo sovrano assoluto di Francia per diritto divino è stata a lungo fraintesa, relegata nei pregiudizi per i quali lo si voleva far apparire come un uomo debole e timido, bonario ma introverso, vittima degli eventi e della stessa consorte, Maria Antonietta, dal carattere completamente diverso.
Nel corso degli anni gli storici hanno però rivalutato la sua figura, mettendo in luce aspetti estremamente interessanti della sua persona, sicuramente dal carattere schivo e solitario, ma anche dalla profonda cultura, lettore dei classici, molto credente a livello religioso, appassionato di caccia e di serrature, che egli stesso creava insieme ai fabbri di corte. Si interessò anche alle grandi scoperte del suo tempo e ad un metodo d'esecuzione considerato meno brutale per i condannati a morte, la ghigliottina, da lui stesso, purtroppo, sperimentato.
A dispetto dell'educazione arcaica che aveva ricevuto si rivelò anche un abile uomo politico, sebbene non riuscì a colmare quella frattura insanabile fra la corte di Versailles ed il popolo, che grazie al diffondersi delle idee dell'Illuminismo aveva ormai mutato per sempre il modo di pensare.
Fu dunque una figura complessa e affascinante, che pagò per tutti i suoi predecessori i tanti errori commessi, martire insieme alla moglie di uno tra i periodi più sanguinari della storia del paese, la Rivoluzione francese.
A partire dal Re Sole, passando per Luigi XV, la reggia di Versailles si era sempre più arricchita, in una realtà atemporale dedita a dei rigorosi rituali, al lusso e allo sfarzo, dei quali pagò le conseguenze la povera gente che viveva a Parigi.
Luigi XVI, nato nel 1754 e incoronato re a soli vent'anni, soffriva le continue cerimonie di corte ed in generale l'ambiente che aveva creato suo nonno Luigi XV, nel quale al centro della scena, e spesso delle decisioni politiche, vi erano le numerosi amanti di cui si circondava, le "favorite".
La repulsione verso queste dame disposte a tutto per il potere condizionò inizialmente il suo rapporto con la moglie Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena, sposata nel 1770 al fine di costituire un'alleanza tra la Francia e l'Austria.

Luigi XVI a vent'anni.

Nei primi otto anni di matrimonio i due sposi non riuscirono infatti ad avere un figlio, nascita attesa dall'intera corte per assicurarsi un erede legittimo al trono. Si alimentarono così pettegolezzi su una presunta impotenza del re, ipotizzando anche vari problemi psicologici o addirittura la sua omosessualità. In realtà la coppia era ancora molto giovane, la regina era solo un'adolescente, inoltre la pressione continua da parte di tutti non aiutava di certo.

Un ritratto della regina Maria Antonietta custodito presso la reggia di Versailles.

Finalmente nel 1778 nacque una bambina, per la felicità dei genitori, sebbene tutti aspettavano un maschio. Tre anni più tardi arrivò però anche il tanto sospirato erede, Luigi Giuseppe.

Nel frattempo il malumore popolare continuava a crescere ed il prestigio della monarchia si indeboliva ogni giorno di più. L'universo politico tradizionale, l'Ancien régime, stava per essere sostituito da un potere repubblicano i cui rappresentanti eletti interpretavano il sentire comune di quello che diverrà il vero soggetto sovrano, il popolo come nazione.
Le cause, oltre all'emergere di un'opinione comune, di un pensiero democratico in cui tutti avevano diritto di esprimere le proprie idee, erano la povertà causata dai cattivi raccolti e il continuo aumento del debito pubblico, provocato dai conflitti di questi anni. La Francia era infatti impegnata nella Guerra d'indipendenza americana (1775 - 1783), sostenendo i coloni americani ribelli alla Gran Bretagna.
La gravità della situazione finanziaria francese necessitava di un ambizioso progetto di riforma di cui si occupò il ministro delle finanze, d'accordo con Luigi XVI, trovando però l'opposizione del Parlamento. Privo del consenso dei parlamentari, il piano di riordino non poteva essere attuato.
Tra le varie soluzioni il sovrano e i suoi ministri pensarono di sciogliere con la forza il Parlamento, senza però trovare mai il coraggio necessario.
Alla fine si decise di convocare gli Stati generali, un organismo di rappresentanza cetuale che non si era più riunito dal lontano 1614. Gli Stati generali francesi erano divisi in tre ordini: nobiltà, clero e il cosiddetto Terzo stato, al quale apparteneva la maggioranza della popolazione. Si presentò però il problema della modalità di votazione. Con il voto "per ordine", per il quale ogni ceto, dopo una votazione interna, avrebbe espresso un solo voto, a prevalere sarebbero stati i nobili e il clero, in quanto privilegiati, soluzione sostenuta dal fratello minore del monarca, il conte di Artois, futuro Carlo X. Con il voto "per testa" ne sarebbe invece uscito vincitore il Terzo stato. Luigi XVI oscillava tra i due schieramenti, per poi concedere il raddoppio dei rappresentanti del Terzo stato e decidere di votare "per ordine", atto che vanificava il precedente e che apparì come una beffa.
Gli Stati generali si riunirono il 5 maggio 1789 a Versailles, ma il problema della votazione non era ancora risolto. A giugno i rappresentanti del Terzo stato si proclamarono "Assemblea nazionale", ossia rappresentanza della nazione, forti dell'appoggio di alcuni esponenti del clero e anche di qualche nobile. Luigi XVI ordinò di sbarrare loro la porta del salone dove si tenevano le sedute degli Stati generali, così i deputati del Terzo stato si riunirono in una sala attigua, solitamente utilizzata per un gioco, la pallacorda, dove giurarono di non sciogliersi prima di aver scritto la nuova costituzione.
Di fronte a questi eventi il re non poté che invitare i rappresentanti di nobiltà e clero ad unirsi con l'Assemblea nazionale, in quella che a partire dal 9 luglio fu chiamata "Assemblea nazionale costituente". Lo strappo fra gli opposti schieramenti sembrava evitato.
Qualche giorno più tardi il sovrano decise però di licenziare il suo nuovo ministro delle finanze, Jacques Necker, uomo che godeva dell'apprezzamento dell'opinione pubblica, inoltre ordinò all'esercito di circondare Parigi.
La mossa suscitò molta preoccupazione in quanto si pensava che il monarca fosse intenzionato a stroncare con la forza il nascente regime rappresentativo.

Nella città scoppiarono così diversi tumulti, tra i quali il più significativo fu quello del 14 luglio 1789, la "Presa della Bastiglia", quando una nutrita folla si recò nella vecchia fortezza sperando di trovarvi delle armi, assalendo il comandante della prigione che cercò inutilmente di resistere, finendo per essere catturato e ucciso per le strade cittadine. Decapitato, la sua testa fu infilata su una lancia e mostrata come un trofeo. La ferocia di tale comportamento divenne uno dei simboli della rivoluzione e del protagonismo popolare, in quanto venne compiuto un gesto, l'esecuzione capitale, che prima poteva essere ordinato solo dal re. Luigi XVI ne rimase fortemente impressionato.

Non vi fu nemmeno il tempo per il sovrano e sua moglie di piangere la scomparsa di due dei loro amati figli, tra cui l'erede al trono Luigi Giuseppe, che in questo dipinto vediamo indicare la culla vuota dove vi sarebbe dovuta essere la figlia più piccola della coppia, mancata a nemmeno un anno di vita. Quando nel 1789 morì il Delfino, Maria Antonietta non volle più vedere questo quadro, distrutta dal dolore.

Il 17 luglio il sovrano decise di andare incontro ai rivoluzionari incontrando i vincitori del 14 luglio. Sembra che in questa occasione avesse sul cappello una coccarda tricolore bianca, rossa e blu.
L'odio nei suoi confronti alimentava però di continuo le voci popolari sulla sua volontà di reprimere la rivoluzione, così a Parigi si insediò un nuovo governo municipale, espressione del movimento rivoluzionario, dotato di una propria milizia armata, la Guardia nazionale, guidato dal marchese La Fayette, eroe della Guerra d'indipendenza americana.
Ulteriori disordini sociali scoppiavano intanto in varie città e nelle zone rurali, diffondendo quel sentimento che è noto come "la grande paura". A Versailles tutti i principi e le principesse lasciarono la reggia per volere del sovrano, che scelse di rimanere con pochi fedelissimi per non dare segno di debolezza. Accanto a lui Maria Antonietta, intenzionata a stare vicina al marito fino alla fine. L'ombra minacciosa della repubblica incombeva però su Luigi XVI.

Alcuni membri dell'Assemblea cominciarono a fare pressioni sul comandante della Guardia nazionale La Fayette affinché si recasse con l'esercito a Versailles per riportare il re a Parigi sotto il controllo del popolo. La Fayette sembrò esitare, così la folla, la sera del 5 ottobre 1789 marciò da sola verso Versailles. Come mostra questo disegno il re e la regina si affacciarono al balcone dinanzi al loro popolo, insieme a La Fayette, costretto il giorno seguente a far trasferire il sovrano e la sua famiglia a Parigi, nel Palazzo delle Tuileries.

Si creò così un sistema politico nel quale non vi erano più solo due fulcri del potere, l'Assemblea nazionale e la corte, bensì tre, dove il terzo era costituito dalla piazza, vale a dire dalle azioni e dalle sommosse, spesso violente, della massa popolare.
Il re veniva intanto chiamato Luigi Capeto, dal nome del discendente della sua dinastia, al fine di dissacrarne il suo stato previlegiato. L'Assemblea discuteva inoltre del suo ruolo nella nuova costituzione, ma anche di altri delicati argomenti quali la confisca dei beni del clero al fine di risolvere la grave situazione economica. Vennero approvate infine drastiche riforme come la separazione dei poteri - legislativo, esecutivo, giudiziario - sul modello Montesquieu e la sovranità popolare teorizzata da Jean-Jacques Rousseau.
L'allora pontefice Pio VI si mostrò dalla parte del sovrano di Francia, condannando i principi della Rivoluzione e le decisioni prese in ambito religioso.

La situazione in Francia era però diventata troppo pericolosa per il monarca, che fermò, per non peggiorare la situazione, ogni  tentativo immediato di una contro-rivoluzione, cercando invece il sostegno delle altre potenze straniere, in particolare Austria e Germania, preparando una coalizione militare volta a ristabilire l'antico regime. Varie nazioni erano infatti preoccupate che analoghi movimenti ispirati ai moti rivoluzionari francesi potessero svilupparsi anche all'interno dei loro paesi.
Per proteggere la propria famiglia Luigi XVI, nel giugno 1791, tentò la fuga da Parigi, ma la carrozza su cui viaggiava venne intercettata a Varennes e ricondotta in città.
A settembre l'Assemblea, a conclusione del proprio lavoro, proclamò la costituzione: la Francia divenne una monarchia costituzionale nella quale il re era responsabile del potere esecutivo e del comando dell'esercito.
Nonostante la costituzione venga approvata dal sovrano, il suo tentativo di fuga mise in evidenza la profonda ostilità verso i rivoluzionari e le riforme attuate, sancendo definitivamente la rottura fra monarchia e popolo.
A questo punto difese con orgoglio la sua posizione, senza accettare alcuna limitazione dei propri poteri, rivendicando, nonostante la costituzione gli riservasse ancora un grande spazio di manovra, il suo essere un re assoluto, posto sul trono per volere divino.

Le potenze straniere invasero nell'aprile 1792 il suolo francese, sembrando inizialmente in grado di reprimere la rivoluzione. Ancora una volta fu però la piazza a fare la differenza, con la folla parigina che il 10 agosto 1792, in quella che fu la più terribile giornata rivoluzionaria, assalì il Palazzo delle Tuileries costringendo l'Assemblea ad arrestare il re, considerato traditore della patria.
Il 21 settembre 1792 venne proclamata la Prima Repubblica francese, mentre a dicembre cominciò il processo a Luigi XVI, imprigionato nella Torre del Tempio. Il monarca venne condannato alla pena di morte, sotto la lama della ghigliottina come un detenuto comune, in quanto si riteneva necessario ristabilire un punto fermo mediante un sacrificio esemplare, eliminando la sua figura quale emblema della monarchia.
Questo ritratto mostra Luigi XVI durante la sua prigionia, dopo aver dovuto abbandonare sua moglie e i suoi figli, segnato in volto dalla sofferenza e dall'angoscia per l'esecuzione capitale a cui dovrà andare incontro a breve.

Fu condotto al patibolo il 21 gennaio 1793 in Piazza della Rivoluzione, davanti ad una folla immensa; aveva solo trentanove anni. Le sue ultime parole furono: "Signori, sono innocente di tutto ciò di cui vengo incolpato. Auguro che il mio sangue possa consolidare la felicità dei francesi".

Secondo altre testimonianze aggiunse: "Perdono coloro che hanno causato la mia morte e spero che il mio sangue non debba mai ricadere sulla Francia".

In realtà la morte del re non portò ad un periodo di pace, anzi segnò l'inizio della cosiddetta "fase del Terrore", nella quale, a seguito di sommari processi, furono condannati aristocratici, intellettuali e poeti, esponenti del passato regime, ma anche celebri rivoluzionari.
Accusata di qualsiasi calunnia, tra cui la più infame quella di incesto, la regina Maria Antonietta fu anch'ella ghigliottinata il 16 ottobre 1793.
In una lettera alla cognata Elisabetta affidò i suoi ultimi toccanti sentimenti. Anche la principessa, che rimase sempre vicino al fratello e alla sua famiglia, sarà giustiziata l'anno seguente.
"È a voi, sorella mia, che scrivo per l'ultima volta. Sono stata condannata non a una morte vergognosa, che è cosa riservata ai criminali, ma per andare a raggiungere vostro fratello; innocente come lui, spero di avere la stessa fermezza negli ultimi istanti. Sono calma come lo si è quando la coscienza non rimprovera nulla; ho il profondo rimpianto di abbandonare i miei poveri figli; voi sapete che io non esistevo che per loro e per voi, mia dolce sorella, voi che avete sacrificato tutto per essere con noi".

Nel 1795 morì anche il secondo figlio della coppia, a causa della prigionia e della malnutrizione patita dopo l'uccisione dei genitori, il tutto per la "colpa" di essere l'erede al trono, ennesima vittima di uno dei periodi più brutali della storia.
La Francia non era infatti ancora pronta per un tale cambiamento, tanto che ci vollero ancora diversi anni per il concretizzarsi effettivo degli ideali sostenuti dai rivoltosi.
Si passò prima per l'epoca di Napoleone Bonaparte, un "uomo forte" al potere che col tempo assunse, quasi sotto tutti i punti di vista, le caratteristiche proprie del sovrano assoluto. A seguito della sua sconfitta vi fu la Restaurazione, con il fratello minore di Luigi XVI che riportò al trono i Borbone con il nome di Luigi XVIII.
Il nuovo monarca si impegnò nel dare sepoltura al fratello e alla cognata, riconosciuti come martiri dalla Chiesa, ma gettati in una fossa comune dopo la decapitazione. I loro resti riposano oggi nella basilica di Saint-Denis, il mausoleo dei re francesi, dove si trova un bellissimo monumento a loro dedicato, che li vede raccolti insieme in preghiera.
Forse è stato e sarà lo scorrere del tempo, dell'eternità, a rivalutare la figura di Maria Antonietta e, soprattutto, Luigi XVI. Il re ha pagato a lungo il prezzo dei pregiudizi e di un'immagine distorta dipinta sul suo conto per ragioni politiche; un'immagine offuscata dai sentimenti di rancore che intere generazioni provavano verso la monarchia, ottenendo la meritata pace solo dopo la morte, raggiungendo quella gioia autentica che nessuna gloria terrena può donare.

Così papa Pio VI nel momento della morte del re: "Oh giorno trionfale per Luigi! Dio gli ha dato la pazienza nella persecuzione, la vittoria nel supplizio! Noi abbiamo la ferma fiducia che tu hai felicemente cambiato una caduca corona regale e i gigli, che in breve sfioriscono, con un'altra corona perenne, intessuta dagli Angeli con gigli immortali".


Bibliografia

  • Luigi XVI. L'ultimo sole di Versailles. - Antonio Spinosa - Mondadori
  • L'età moderna. Dalla scoperta dell'America alla Restaurazione - Francesco Benigno - Editori Laterza
  • Il senso del tempo. Volume 2 - Alberto Mario Banti - Editori Laterza