Denis Diderot

Nato a Langres, in Francia, nel 1713, è stato un filosofo, enciclopedista, scrittore e critico d'arte, tra le figure più rilevanti dell'Illuminismo, noto per aver diretto l'ambizioso progetto dell'Encyclopedie.
L'Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, rappresenta il fatto culturale ed editoriale più importante del secolo, un tentativo grandioso, scrisse Diderot, di "mutare il modo di pensare comune".
Realizzata in collaborazione con Jean Baptiste Le Rond d'Alembert, fu un'impresa alla quale parteciparono i più grandi intellettuali della cultura francese di quegli anni, tra i quali Montesquieu, Voltaire e Jean-Jacques Rousseau.
Il progetto era quello di creare un compendio di tutto il sapere umano, una vasta enciclopedia, del cui genere fu il primo esempio, che rivela la sensibilità culturale ed editoriale di Diderot. L'opera, che cominciò a uscire nel 1751, venne subito tradotta in tutta Europa e anche in Italia: fu pubblicata per la prima volta a Lucca a partire dal 1758 e poi, in un'altra edizione, a Livorno. Nonostante il successo venne accusata di diffondere atteggiamenti di indipendenza e ribellione, influenzando la visione e il pensiero riguardo il potere, divenendo infatti un potente strumento rivoluzionario; per questo venne messa all'Indice dei libri proibiti e condannata da papa Clemente XIII.

I romanzi più importanti di Diderot sono La ReligieuseLa monacaLe neveu de RameauIl nipote di RameauJacques le fataliste et son maitreGiacomo il fatalista e il suo padrone. Inoltre conobbe l'esperienza del carcere, fortunatamente non in condizioni dure e opprimenti, a causa del romanzo Les bijoux indiscrets, I gioielli indiscreti, datato 1748, e del saggio Lettera sui ciechi ad uso di coloro che vedono del 1749, quest'ultimo un vero e proprio manifesto dell'ateismo. I bijoux, intesi come i genitali femminili che nel libro vengono fatti parlare, divengono una sorta di bocca della verità, un modo per criticare la società ed elencare con sarcasmo i vizi delle varie classi sociali.
Nella Monaca, opera anticlericale, l'autore realizza una violenta critica di una forma di vita considerata contraria alle leggi della natura. Il nipote di Rameau, uno dei capolavori di Diderot, ha per protagonista il nipote di un grande musicista che dialoga con il narratore. Diderot immagina una conversazione della durata di solo mezz'ora che rispetta le unità aristoteliche di tempo, luogo ed azione, i cui protagonisti sono Rameau e il filosofo stesso, intrattenuto dal racconto della vita di questo musicista fallito, adulatore per professione, "strano miscuglio di altezza e di bassezza", che sopravvive facendo il buffone di corte nei salotti della borghesia parigina. Tuttavia Diderot è affascinato dalla contraddittorietà di Rameau, il quale è potenzialmente un artista, dotato anche di un notevole talento musicale, sebbene inespresso. La funzione di questa figura è quella di mettere in discussione le facili certezze del narratore. Romeau ha il coraggio di confessare ciò che tutti pensano e di fare per mestiere quello che tutti fanno nella loro vita: l'adulatore.
Anche Giacomo il fatalista e il suo padrone si colloca ai vertici dell'espressione letteraria di Diderot. Il racconto si basa sui viaggi che intraprendono Jacques e il suo padrone, intrattenendo tra loro vari discorsi continuamente interrotti dall'incontro di nuovi personaggi e dall'intervento dell'autore stesso che si rivolge direttamente al lettore. Lo stile risulta originale e moderno per l'epoca, con dialoghi e riflessioni che pongono in secondo piano la narrazione vera e propria del viaggio.

Diderot si è occupato anche di teatro, con opere che anticipano il dramma borghese, come Il figlio naturale del 1757 e Il padre di famiglia dell'anno successivo. L'autore fissa i due valori principali del teatro borghese che sono il valore pedagogico del teatro, volto dunque all'insegnamento, e il trarre i contenuti drammaturgici dalla vita vissuta, rendendo le vicende più realistiche.

Nel 1766 conobbe l'illuminista italiano Cesare Beccaria, rimanendo positivamente colpito dal libro Dei delitti e delle pene, condividendo l'abolizione della pena capitale.

Gli ultimi anni furono segnati dalla perdita dei suoi collaboratori; Montesquieu era mancato nel 1755, Voltaire e Rousseau morirono nel 1778, l'amico d'Alembert nel 1783. Diderot l'anno successivo, a Parigi, il 31 luglio 1784, per un improvviso attacco cardiaco.


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