Il Re Sole

Negli anni Quaranta del XVII secolo una sorta di terremoto politico investe le principali monarchie europee.
In Spagna Filippo IV d'Asburgo torna alla guerra mai risolta con i Paesi Bassi, a cui si aggiungono le ribellioni della Catalogna e del Portogallo. Esplodono inoltre insurrezioni nei domini italiani, prima a Palermo e in gran parte della Sicilia, poi nel regno di Napoli.
Anche la Francia vive un periodo travagliato, con Anna d'Austria, moglie del defunto Luigi XIII e reggente per conto dell'ancora bambino Luigi XIV, che è costretta a fronteggiare una rivolta generale chiamata Fronda. Il Parlamento di Parigi e i nobili vogliono infatti allontanare dal potere il cardinale italiano Giulio Mazzarino, dando vita ad una guerra civile.
In Inghilterra Carlo I è accusato dal Parlamento di essere un tiranno, che affligge i propri sudditi con nuove tasse senza il consenso delle Camere. Si arriverà alla decapitazione del sovrano e alla proclamazione della repubblica inglese.
È in questo delicato contesto internazionale che nasce nel 1638 Luigi XIV Borbone, il futuro Re Sole, sotto il cui regno, il più lungo nella storia della monarchia, la Francia diviene la potenza europea più importante, ponendo fine al dominio spagnolo.

Il Sacro romano impero, malgrado il compromesso raggiunto nel 1555 con la pace di Augusta, nella quale veniva riconosciuta l'esistenza della confessione luterana in quei territori dell'impero in cui i principi ne professavano il credo, continua a vivere quei profondi conflitti religiosi che, a partire dal Concilio di Trento, non si erano più fermati. Si decide allora nel 1648 di estendere le condizioni della pace di Augusta a ogni confessione protestante e non solo al luteranesimo.
Il sogno degli Asburgo, in particolare di Carlo V, di riunire sotto la fede cattolica buona parte dell'Europa, si dimostra appunto un'utopia irrealizzabile, assistendo così al lento tramonto dell'egemonia asburgica.

Questa crisi politica che investe l'Europa di metà Seicento non è altro che la conseguenza della lunga età delle guerre di religione. Tuttavia vi è anche un'altra ragione per cui si assiste a tali rivolte, ossia la modalità con cui vengono utilizzati i soldi raccolti fra i sudditi, la legittimità di tale decisione e il motivo per cui vi si ricorre. L'accrescimento senza limiti del potere delle corone è dunque l'altro grande fattore che genera i molti contrasti. La Catalogna e Napoli contro il dominio spagnolo, ma anche il Parlamento di Parigi contro la monarchia, non si rivoltano infatti per motivi religiosi, bensì per i metodi assolutistici di governo.
Ad essere al centro delle critiche è per esempio la figura del favorito, amico e consigliere del sovrano che riceve speciali onori arrivando ad avere nelle proprie mani le redini del regno. Questa usanza è sempre esistita, ma i re erano sempre stati attenti nell'assegnare ad un solo individuo gran parte del potere.
In Spagna Filippo III concede invece al suo favorito di governare al suo posto, in pratica sostituendolo a tutti gli effetti, e di vivere nel lusso e nello sfarzo. L'esempio spagnolo è poi imitato in Inghilterra e anche in Francia, raggiungendo un altissimo livello di corruzione.
Ad opporsi con decisione a tale pratica sarà in Spagna il giovane Filippo IV, critico nei confronti della politica adottata da suo padre. Il nuovo sovrano si circonderà invece di validi collaboratori intenzionati come lui a salvare il declino della monarchia.

In Francia, come detto, venuto a mancare Luigi XIII, il potere passò a sua moglie Anna d'Austria, sorella di Filippo IV di Spagna. Reggente per conto del figlio Luigi XIV, la regina, insieme al cardinale Mazzarino, instillò nel figlio i principi della monarchia assoluta.
La figura di Mazzarino non era però amata dai francesi per le ragioni inerenti alla pratica di affidare ad un ministro di fiducia i pieni poteri. Anna d'Austria si trova così ad assistere a numerose rivolte.
Alla morte di Mazzarino, nel marzo 1661, Luigi XIV, che non ha ancora compiuto ventitré anni, dichiara di voler governare direttamente, senza delegare il proprio potere ad alcun ministro favorito o tutore.

Luigi XIV nel 1661.

Questa fondamentale decisione, imitata in seguito in tutte le principali monarchie, segna la fine di una pratica che durava da più di mezzo secolo, recando gravi danni alla monarchia. Il giovane sovrano ricordava bene, infatti, di quando da piccolo dovette scappare da una Parigi in rivolta contro sua madre.
Il regno di Luigi XIV dura circa settant'anni, dando vita ad un governo in cui al centro, per volere divino, è la potenza assoluta della volontà sovrana, sistema che venne chiamato in seguito "assolutismo".
"Lo Stato sono io!": è questa la politica di uno dei re più affascinanti e celebrati della storia, il Re Sole.

Il sovrano in un ritratto realizzato intorno al 1700 e custodito al Museo del Louvre di Parigi.

La volontà di Luigi XIV è quella di sostituire all'egemonia asburgica sull'Europa quella francese, ergendosi a difensore della fede cattolica.
Decide così di creare un esercito stabile ed organizzato, ben armato ed equipaggiato, non più costituito da soldati mercenari, pronto a contrastare i nemici stranieri ma eventualmente anche gli oppositori interni. Sempre molto attento nella scelta di collaboratori che abbiano qualità e competenze tecniche, più che antichi titoli nobiliari, il re affida il compito di coordinamento delle forze armate a Francois Michel Le Tellier, marchese di Louvois, che si occupò di dotare le truppe di uniformi comuni e di inquadrarle gerarchicamente.
Luigi XIV è convinto dell'importanza della politica espansionistica e della guerra, finalizzata all'ampliare i propri possedimenti ed esercitare una profonda influenza sugli Stati circostanti. Un altro punto importante del suo governo è la prosperità economica, per questo sceglie come collaboratore Jean-Baptiste Colbert, a cui ordina di riorganizzare il sistema finanziario del regno, favorendo le esportazioni e ostacolando le importazioni con pesanti dazi protettivi, ossia imposte che vengono fatte pagare sulle merci che entrano nel territorio francese. Tale politica economica è chiamata "mercantilistica". Ovviamente le materie prime provenienti dall'estero ma fondamentali per le industrie del paese non erano sottoposte a dazi, mentre quelle che fanno concorrenza ad analoghe produzioni francesi erano pesantemente tassate.

Il Re Sole rivendica il proprio diritto di successione al trono asburgico in quanto figlio di Anna d'Austria e marito di Maria Teresa d'Austria, rispettivamente la sorella e la figlia di Filippo IV di Spagna.
Tale obiettivo sembra potersi realizzare alla morte di re Filippo, che lasciò il trono vacante dato che suo figlio Carlo II era ancora bambino. Al dominio spagnolo si sta ormai sostituendo definitivamente quello francese.
La volontà di ereditare il trono di Spagna segnerà gran parte delle mosse di Luigi XIV sul palcoscenico internazionale, come l'attacco ai Paesi Bassi spagnoli. Questi preferiscono però appoggiare la corona spagnola per non trovarsi a stretto contatto con i vicini invasori.
Nel 1684 la flotta francese bombarda la città di Genova, alleata con la Spagna, che è costretta ad accettare la protezione francese. Luigi XIV mostra così alla repubblica, che ha ormai perso il monopolio sul commercio marittimo nel Mediterraneo, che l'alleanza con la monarchia spagnola porta solo svantaggi.
L'espansionismo francese innesca un meccanismo di reazione, già sperimentato contro gli Asburgo, che unisce le principali potenze europee. Si forma così, nel 1685, un'alleanza antifrancese nota come la Lega di Augusta. Ne deriva una lunga guerra che dura quasi dieci anni, conclusasi con l'obbligo alla Francia di restituire i territori conquistati durante il conflitto.
Il re francese, però, non si arrende, e alla morte di Carlo II d'Asburgo riuscirà ad imporre al trono spagnolo, nonostante una nuova coalizione internazionale antifrancese, il nipote Filippo duca d'Angiò, nominato, col nome di Filippo V, primo re di Spagna della dinastia Borbone.

Il nipote del Re Sole come Filippo V di Spagna.

Da tempo intanto, precisamente dall'anno 1682, Luigi XIV ha trasferito la sua residenza nella sontuosa reggia di Versailles, non lontano da Parigi, emblema dell'idea di grandezza del re, che diviene il lussuoso spazio dove mettere in scena il suo teatro del potere.
La decisione viene presa dal sovrano al fine di rafforzare e accentrare ulteriormente il proprio potere. Ciò può avvenire diminuendo l'autorità dei nobili, da sempre una minaccia per la monarchia, i quali sono invitati a trasferirsi a corte insieme al loro re, in quella che si rivela una vera e propria prigione dorata per l'aristocrazia, che però accetta con entusiasmo tale proposta. Il sovrano crea un ambiente festoso e pieno di sfarzo, stando attento nella distribuzione di denaro e di cariche ai membri della nobiltà, ormai sotto il pieno controllo del monarca.

Lo stesso soprannome di "Re Sole" indica la sua funzione di centro vitale rispetto ai gruppi sociali che ruotano intorno alla sua figura proprio come pianeti.
Il nome con cui è rimasto celebre nei manuali di storia deriverebbe però da un balletto nel quale si era esibito quando aveva solo quindici anni, vale a dire il Ballet de la nuit, nel quale vestiva i panni del sole che scaccia la notte, conquistandosi così tale appellativo.
L'attenzione verso la danza, in una linea d'interesse già aperta da suo padre Luigi XIII, è un elemento caratteristico del Re Sole, che mostra sin da subito una vera passione per quest'arte. I suoi cortigiani hanno l'obbligo di imparare da due a quattro balli l'anno per avere così un repertorio di una dozzina da mostrare durante le cerimonie. Il re stesso è protagonista in prima persona di queste danze, per le quali si allena sino a due ore al giorno.
Nel 1661 promuove allora la nascita dell'Académie Royale de Danse, la prima istituzione unicamente dedicata alla danza da cui prende avvio la danza accademica, che pochi anni dopo si unirà nell'Académie Royale de Musique et de danse, quella che oggi è l'Opéra di Parigi.

Il busto del Re Sole realizzato da Gian Lorenzo Bernini e conservato presso la reggia di Versailles.

Luigi XIV ha costruito attraverso l'arte, con lo sfarzo degli spettacoli e delle cerimonie, con i propri pittori, scultori e intellettuali, l'immagine di un re guerriero vittorioso. Quello che vuole anche mostrare, però, è il suo essere un re cattolico intenzionato a restaurare una completa identificazione tra potere politico e autorità religiosa, divenendo così il capo della Chiesa francese, libero da qualsiasi dipendenza dal papato.
Si impegna anche nel vietare nel proprio regno ogni culto protestante, revocando l'Editto di Nantes firmato a fine Cinquecento dall'allora sovrano Enrico IV di Borbone, calvinista convertito al cristianesimo, per porre fine alle guerre di religione e garantire la tolleranza religiosa agli ugonotti.
Con l'editto di Fontainebleau del 1685 Luigi vieta nuovamente la libertà di culto a tutti i protestanti, costretti all'esilio.
La difesa dell'ortodossia cattolica da parte del re si manifesta anche nella lotta a una corrente interna alla Chiesa francese, il giansenismo, che predica una spiritualità personale e austera, focalizzata sulla lettura e la meditazione del Vangelo, promuovendo un ritorno al più puro cattolicesimo delle origini, quindi in accordo con le idee di riforma della Chiesa. In questo caso il re francese trova il supporto del pontefice.

Un ritratto del monarca datato 1701.

Negli ultimi anni di regno il sovrano subisce molti lutti familiari a causa di un focolaio di vaiolo, tra cui quello del Gran Delfino, il figlio maschio erede al trono, ma anche del figlio di questi, Luigi duca di Borgogna. Il re ha ancora un nipote, Filippo V, che nel 1700, per diventare re di Spagna, aveva però dovuto rinunciare alla successione al trono di Francia. Alla fine prende il potere Luigi XV, figlio minore del duca di Borgogna, per il quale Luigi XIV era il bisnonno.

Ritratto di Luigi XV detto il Beneamato.

Il Re Sole si spegne nel 1715, mentre il popolo festeggia l'evento che, secondo molti, avrebbe segnato la fine di un'epoca di guerre e di sfarzi da parte della monarchia nell'ambiente cortigiano che hanno fatto apparire grande la Francia solo dall'esterno. Fallito il sogno di controllare sotto la sua egemonia l'intera Europa, Luigi XIV non era dunque riuscito nemmeno nella volontà di fare della Francia un paese unito. Prima della conclusione del secolo, infatti, si assisterà ad uno dei momenti più sanguinari della storia del paese, la Rivoluzione francese, che culminò con la caduta dell'Ancien régime e la proclamazione della repubblica, cui fece seguito la decapitazione di Luigi XVI.


Bibliografia

  • L'età moderna. Dalla scoperta dell'America alla Restaurazione - Francesco Benigno - Editori Laterza
  • Il senso del tempo. Volume 2 - Alberto Mario Banti - Editori Laterza

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