Alesso Baldovinetti

Autoritratto - 1470 circa - Bergamo, Accademia Carrara

E merita egli certamente infinita lode, per lo amor che e' portò alla arte.

Così afferma il pittore e critico d'arte Giorgio Vasari riguardo ad Alesso Baldovinetti, personalità sicuramente rilevante nell'ambito artistico fiorentino quattrocentesco.
Nato il 14 ottobre 1425 a Firenze, il Baldovinetti tenne a bottega ed insegnò l'arte della pittura a Domenico Ghirlandaio, il quale ritrasse il suo maestro nel dipinto Cacciata di Gioacchino dal Tempio della Cappella Tornabuoni presso la basilica di Santa Maria Novella. Egli sarebbe il "vecchio raso con un cappuccio rosso in testa", scrive il Vasari, alla destra dell'allievo, il quale si ritrae rivolto verso l'osservatore indicando orgogliosamente se stesso con la mano.

Influenzato da Domenico Veneziano e da Beato Angelico, il Baldovinetti fece tesoro anche della lezione prospettica di Piero della Francesca. Vasari definisce la maniera delle sue opere "un poco secca e crudetta", probabilmente essendo egli uno dei primi fautori delle nuove tecniche di prospettiva e dell'uso della luce di questi tre maestri.
Presso la Galleria degli Uffizi si può osservare una Madonna con Bambino datata 1454, sicuramente decisiva per il giovane Ghirlandaio che nella sua carriera diede vita a numerose pale d'altare raffiguranti una sacra conversazione. Si nota infatti la suddivisione in tre spazi orizzontali, tipica anche dell'allievo, con in basso San Francesco e San Domenico inginocchiati e raccolti in preghiera, al centro Maria con Gesù sulle gambe, infine in alto uno spazio dedicato ad un giardino recintato con palme e cipressi, quell'hortus conclusus che custodisce tutta la grazia e la purezza della Vergine preservata dal peccato originale.

Il giardino sarà nel Quattrocento, nelle opere anche di Sandro Botticelli, un luogo estremamente importante e carico di valenze allegoriche, con le sue piante fiorite e rigogliose, specchio ed immagine dell'anima.

Sacra conversazione degli Ingesuati - Domenico Ghirlandaio - 1483 circa - Firenze, Galleria degli Uffizi

Nel 1460 realizzò un affresco con la Natività di Cristo, ancora oggi visibile nel luogo originale cioè il Chiostro dei Voti antistante alla basilica della Santissima Annunziata di Firenze. Nella lunetta l'artista dipinse, con particolare cura ai dettagli naturalistici, in primo piano di un paesaggio che si perde all'orizzonte, la capanna della Natività, un'antica rovina consumata dal tempo. Al centro vi sono Gesù Bambino e Maria in preghiera, Giuseppe addormentato ed infine il bue e l'asinello dietro a un cumulo di paglia. Da destra giungono due pastori, mentre a sinistra altri due ricevono l'annuncio da parte di un angelo.
Così il Vasari: "e quivi mise tal fine, fatica e diligenza in una capanna, che numerar si potrebbono i fili et i modi della paglia. Vi contrafece ancora una ruina d'una casa di pietre dal tempo muffate e dalla pioggia logore e consumate, con una radice di edera grossa che una parte di quel muro ricuopre, nella quale imitò colore del ritto e del rovescio delle foglie con diligenza e con pazienza".

Di dieci anni più tardi è una Madonna dolcissima oggi custodita al Museo del Louvre, in cui il volto di Maria irradia di luce e di amore il piccolo Gesù ed anche lo spettatore, il tutto con uno sfondo paesaggistico di suprema bellezza. Il dipinto è stato in passato attribuito anche a Piero della Francesca per l'incredibile perfezione dei lineamenti e la purezza delle forme.

Il pittore si spense nella sua città natale il 29 agosto dell'anno 1499.