Gustave Courbet

Gustave Courbet nacque a Ornans in Francia, nel 1819, da una famiglia di agricoltori benestanti.

È considerato il principale esponente del movimento artistico del Realismo, affermatosi nella seconda metà dell'Ottocento in Francia, successivamente al Romanticismo.

Il Realismo non si limitò a rappresentare la natura in modo verosimile ma il mondo nella sua complessità sociale, con la volontà di rinnovare l'arte e liberarla dalle convenzioni accademiche. Courbet, considerato un pittore ribelle e anticonformista, pose l'attenzione sui personaggi umili come lavoratori e contadini e su episodi della vita di tutti i giorni.

Per esempio il suo primo capolavoro, Gli spaccapietre, datato 1849, è un dipinto di denuncia della povertà e della durezza del mondo del lavoro. I due soggetti non guardano lo spettatore e sono avvolti da un clima tetro, scuro, simbolo della precarietà della vita. I loro vestiti cadono a brandelli e sono delle stesse tonalità delle pietre e del terreno su cui lavorano, come se ne facessero parte. L'artista non intese destare la commozione del pubblico, ma raffigurare la verità così com'era, esaltando però la dignità della classe sociale dei lavoratori.

L'anno successivo fece scalpore al Salon con Funerale a Ornans, adottando le tradizionali misure di un quadro storico per rappresentare un episodio della vita di tutti i giorni, un anonimo funerale di provincia. L'opera è considerata il manifesto della pittura realista.

Tra i quasi cinquanta ritratti, dipinti a grandezza naturale, si riconoscono persone reali che vivevano nel paese natale del pittore, documentando come una fotografia la scena di un funerale qualunque.

La critica contestò profondamente l'opera; solo Eugène Delacroix mostrò di apprezzarne il carattere innovativo, annotando nel suo diario:

"I personaggi stanno l'uno sull'altro, la composizione non è ben distesa, ma ci sono dei particolari superbi".

Nel 1855 dipinse L'atelier, per presentarlo all'Esposizione Universale di Parigi di quell'anno; il dipinto venne però rifiutato. L'opera è oggi considerata un quadro - manifesto del Realismo francese.

Lo stesso autore la definì: "Allegoria reale che fissa una fase di sette anni della mia vita artistica e morale". Non è infatti esclusivamente una raffigurazione del reale, di una scena della Parigi contemporanea, ma un'opera ricca di significati allegorici e simbolici.

Il soggetto è lo studio del pittore, in cui lo stesso Courbet si rappresenta mentre dipinge un paesaggio. Al suo fianco una modella nuda, forse la musa dell'artista, è simbolo del vizio e della virtù, fonte di vita e di ispirazione. Questa figura fu oggetto di numerose critiche per l'indecenza del nudo femminile. Courbet viene osservato da un bambino che allude a valori come la purezza e l'ingenuità. A destra compaiono gli amici; poeti, collaboratori, collezionisti e ancora un bambino che disegna sdraiato per terra, a simboleggiare l'approccio libero all'arte non condizionato dalle convenzioni scolastiche. A sinistra si vedono invece personaggi delle varie classi sociali: un bracconiere con il suo cane, una donna che allatta il suo neonato, un mercante che offre una stoffa preziosa a un acquirente, un rabbino e, ancora, un pagliaccio, un prete, un operaio e una prostituta. In tutto ciò il pittore, al centro, raffigura il nuovo ruolo dell'artista nella società e l'importanza dell'arte come mediatrice della realtà.

All'estrema destra di questo immenso dipinto compare, seduto a leggere, il poeta Charles Baudelaire, amico di Courbet. La loro stima era reciproca, tuttavia il poeta e critico d'arte, che aveva precedentemente commentato e lodato autori come Ingres e Delacroix, non scrisse molto di Courbet, il quale, invece, lo omaggia con un ritratto datato 1848 - 1849.

Le bagnanti, presentate al Salon del 1853, furono non solo criticate, ma attirarono addirittura il disprezzo del pubblico. Questa volta anche Delacroix si mostrò fortemente critico: "Ero andato a vedere, prima della seduta, la pittura di Courbet. Sono rimasto sorpreso dal vigore e dall'arguzia del suo immenso quadro; ma che quadro! Che soggetto! La volgarità delle forme non sarebbe nulla; sono piuttosto la volgarità e l'inutilità del pensiero ad essere abominevoli. [...] Oh Rossini! Oh Mozart! Oh geni ispirati in tutte le arti, che traete dalle cose soltanto quello che bisogna mostrare all'intelletto! Cosa direste di fronte a simili quadri!".

Napoleone III ordinò di far frustare l'opera per punirla del suo scandaloso eccesso di realismo. Per l'epoca il contrasto fra l'idealizzazione tradizionale e la rappresentazione della realtà senza veli, che appariva così volgare, era infatti troppo esagerata.

Questo episodio comportò da parte di Courbet una critica ancor più profonda contro le convenzioni accademiche che reprimono la libertà di un artista, il quale deve essere libero e seguire la propria ispirazione. In generale il Realismo non può essere considerato una scuola artistica e nessun grande autore volle educare degli allievi.

Nel 1870 Courbet fondò la Federazione degli artisti per sostenere lo sviluppo delle arti opponendosi a qualunque forma di censura. Tra i membri del gruppo Jean-Baptiste-Camille Corot ed Édouard Manet.

Courbet morì nel 1877 all'età di 58 anni.

« Ho cinquant'anni ed ho sempre vissuto libero; lasciatemi finire libero la mia vita; quando sarò morto voglio che questo si dica di me: "Non ha fatto parte di alcuna scuola, di alcuna chiesa, di alcuna istituzione, di alcuna accademia e men che meno di alcun sistema: l'unica cosa a cui è appartenuto è stata la libertà". »