Jan Vermeer

"Come sempre, Vermeer esprime molto, proprio in quanto dice il meno possibile".

Johannes van der Meer, conosciuto come Jan Vermeer, è stato un pittore olandese nato a Delft nel 1632.
Della sua vita si conosce molto poco; si accostò a livello artistico ai caravaggisti di Utrecht, rivolgendo poi il suo interesse verso l'arte di Rembrandt.
Vermeer viene considerato il maggior esponente della pittura di genere del Seicento, cioè quella rappresentazione pittorica che ha per soggetto scene tratte dalla vita quotidiana.
I suoi dipinti sono caratterizzati da un uso magistrale della luce che deriva dall'influenza e dallo studio di Caravaggio. In essi l'autore riesce a cogliere nel profondo gli aspetti più intimi e quotidiani della vita borghese; la serenità e la calma che osserviamo è però solo apparente, perché le figure assorte, estraniate dalla realtà, immerse nei loro pensieri, comunicano un senso di grande mistero e attesa. Come l'attesa di una lettera, tema ricorrente nella produzione di Vermeer, di un amore lontano e la consapevolezza da parte dei personaggi rappresentati di poter un giorno vivere quella felicità sognata giorno dopo giorno.

Capolavoro che sintetizza questi sentimenti quali l'attesa, la speranza, il timore e allo stesso tempo la piena felicità è Lettera d'amore, datato 1669 - 1670, in cui il pittore ci permette di scrutare in silenzio un momento privato carico di tensione. La situazione è davvero attuale; è appena arrivata una lettera dall'amato e la destinataria è rimasta come bloccata, indecisa se aprirla o non aprirla, come se non avesse il coraggio. Ogni occupazione è stata interrotta; la donna ha smesso di suonare il liuto, la scopa è appoggiata contro il muro e per terra vi sono la cesta dei panni da lavare e un paio di ciabatte, omaggio del dipinto Ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan van Eyck. La lettera è più importante; è come se il tempo si fosse fermato all'improvviso, il cuore della donna ha accelerato i battiti, e la serva lo sa bene. È proprio lei ad averla consegnata e con un sorriso complice sembra rassicurare la dama. Da notare come Vermeer abbia superato ogni distinzione di classe; possiamo infatti capire che la domestica è colei a cui vengono confidati tutti i dolci segreti. La scena principale è illuminata da una forte luce che pone tutta l'attenzione dell'osservatore, nascosto in un locale della casa più buio, sulla lettera che la protagonista tiene nella mano. Osservando un dettaglio importante come quello del "dipinto nel dipinto", possiamo capire se si tratta, prima di leggere il contenuto della lettera, di un amore felice o infelice. Notiamo che alle spalle della serva il quadro raffigura un mare calmo, simbolo dell'amore corrisposto, e una nave a vele spiegate che indica come il sentimento, nonostante la distanza, sia vivo e proceda decisamente bene. La dama può aprire con gioia e leggere varie volte la lettera; il suo amore la pensa e presto tornerà per stare con lei.

Stessa scena è raffigurata in Fantesca che porge una lettera del 1667; la cameriera si rivolge alla padrona consegnandole una lettera il cui contenuto dev'essere di notevole importanza come mostra l'atteggiamento della dama che interrompe la scrittura, pensierosa e un po' preoccupata, posando la penna sul tavolino e portandosi la mano al mento. La figura della nobildonna è ispirata a quella della moglie dell'autore, Chatarina Bolnes, dalla quale ebbe molti figli.
Nell'opera ritornano la perfezione dei dettagli, come lo chignon tra i capelli e le perle all'orecchio e al collo, oltre che la sospensione di un momento carico di emozioni, fermato in un attimo di complicità: la domestica è infatti consapevole dell'importanza di quella lettera.

Altro dipinto in cui è ancora raffigurata la moglie, modella prediletta di Vermeer, vestita con la stessa giacca di seta gialla con pelliccia, è Donna con collana di perle.
In esso vediamo una giovane dama davanti a uno specchio, illuminata dalla luce che entra dalla finestra, mentre si sta provando un filo di perle, non l'unico degli accessori che indossa elegantemente. Anche qui proviamo una sensazione di quiete che viene però messa in contrasto con lo sguardo assorto, quasi malinconico della donna. Forse mentre si sta allacciando la collana ella non pensa veramente a farsi bella, ma a qualcuno, qualcuno che ora è lontano da lei, non però dal suo cuore; il suo amore, provando a immaginarlo là fuori da quella finestra che la rischiara come a mettere in evidenza i suoi pensieri più intimi.

Vermeer si accostò anche a temi umili rappresentandoli con grande poesia, fermando l'istante di piccoli e semplici gesti quotidiani. Lattaia, conservato al Museo Rijksmuseum di Amsterdam, è un capolavoro per l'uso del colore, della luce e dello spazio; l'autore riesce a raggiungere una straordinaria esattezza nella rappresentazione dei tessuti, dei materiali, illuminando i colori con la luce che entra a scaldare lo spazio. Con poche, sicure pennellate, rende vero il latte che la donna con parsimonia versa nella ciotola; è un gesto delicato, dolcissimo, simbolo silenzioso della vita che scorre tra le mani segnate dalla fatica. Viene scritto riguardo al quadro:"Finché la donna del Rijksmuseum nel silenzio dipinto e in raccoglimento, giorno dopo giorno versa il latte dalla brocca nella scodella, il mondo non merita la fine del mondo"...

Nel 1672, pochi anni prima di morire, Vermeer dipinse una delle sue opere più impegnative e piene di significato: L'atelier. Per il soggetto affrontato, le dimensioni della tela e la straordinaria qualità pittorica, può essere considerato il testamento spirituale dell'artista, capace di precorrere i tempi e ispirare, per tema e allegorie, opere moderne, ottocentesche addirittura, come L'atelier di Gustave Courbet.
Il dipinto, noto anche come Il pittore e la sua musa o Allegoria della Pittura, mostra l'artista nel suo studio, seduto comodamente mentre dipinge una giovane modella vestita con un abito blu. L'ambiente è una delle stanze della sua abitazione, illuminata dalla luce proveniente dalla finestra. La tenda sulla sinistra sembra essere stata scostata proprio per consentirci di osservare il suo atelier, dove Vermeer, gelosissimo del suo lavoro, alla fine ci consente di entrare.
La ragazza tiene tra le mani uno strumento musicale e un libro, per omaggiare il legame tra la pittura, la musica e la poesia.

Vermeer si spense nel 1675 a soli 43 anni travolto dai debiti. La moglie affermò l'anno dopo in un documento: "A causa delle grandi spese dovute ai figli e per le quali non disponeva più di mezzi personali, si è afflitto e indebolito talmente che ha perso la salute ed è morto nel giro di un giorno e mezzo".

I suoi dipinti rimarranno per sempre avvolti da un misterioso silenzio, da un profondo sentimento di quiete di chi ascolta con il cuore il senso più profondo della vita e riesce a cogliere qualcosa di più alto. Vermeer è stato in grado di catturare la poesia di un attimo che passa e ha voluto rendere eterno ogni piccolo dettaglio, ogni singolo gesto. Queste sue caratteristiche influenzeranno l'arte di Édouard Manet e si possono accostare alla musica di Vincenzo Bellini.

"Vermeer è un pittore tra i più ermetici, tra i più chiusi, tra i più sublimi della pittura occidentale. La sua è una forma di intimismo che coinvolge anche l'osservatore, che riguarda non solo le immagini, ma anche la nostra capacità di lettura. È un pittore misterioso che presenta sempre qualcosa di estremamente silenzioso, una sorta di velo di silenzio dato dalla luce".