D'Annunzio e il cinema

Poeta di fama europea capace di imporsi come modello imprescindibile, romanziere di successo e drammaturgo, audace aviatore della Grande Guerra, patriota e comandante dell'Impresa di Fiume, Gabriele d'Annunzio, nella sua vita eccentrica e inimitabile, si è occupato anche di quella che è considerata la settima arte, vale a dire il cinema, intuendo la potenza di questa nuova forma espressiva che caratterizzerà il XX secolo.

Il cinematografo si sviluppa in Italia già a partire dal 1896, inizialmente legato ad una varietà di attrazioni e spettacoli, dal numero di magia al numero da circo, per poi divenire autonomo con la formazione del cinema istituzionale e di un'industria organizzata.
Si diffondono così, verso il 1905, sale stabilmente adibite al cinema e, sebbene in ritardo rispetto ad altri paesi, nascono le società cinematografiche. Un esempio è l'Alberini Santoni, che proprio nel 1905 realizza La presa di Roma, cortometraggio che viene considerato il primo film italiano a soggetto, nonché la prima pellicola ad essere proiettata in pubblico nel nostro paese.

Roma, dove l'Alberini & Santoni viene ridenominata Cines, ma anche Torino con l'Itala Film nata nel 1908, si impongono come i due centri fondamentali per lo sviluppo del cinema, cimentandosi man mano in diversi generi per accrescere competitività e qualità, specializzandosi ognuno in un preciso filone.
Alla Cines si sperimenta per esempio il cosiddetto film d'arte che, a partire da soggetti storico-letterari, come adattamenti di Shakespeare, Manzoni o del teatro greco, propongono film colti caratterizzati da una recitazione fortemente evocativa, scenografie verosimili e da una cospicua lunghezza.
Tutti questi aspetti portano alla nascita nel 1911 del lungometraggio e del colossal storico, termine che è volto ad indicare un grande impiego di mezzi e partecipazione di attori, con una maestosità che tocca anche le scenografie e il lancio pubblicitario.

È il caso nel 1914 del film muto Cabiria di Giovanni Pastrone, il più grande e celebre colossal italiano del cinema muto. Il film è decisivo anche per quanto riguarda lo studio del rapporto tra i letterati e il cinema delle origini. Vi partecipò, infatti, lo stesso d'Annunzio, il quale negli anni Dieci era già famoso sul palcoscenico europeo per le poesie delle Laudi, romanzi come Il piacere e Il fuoco, ma anche per la relazione amorosa con l'attrice Eleonora Duse.
Quando nel 1913 ricevette la proposta dal giovane regista Giovanni Pastrone, nonché direttore della casa cinematografica Itala Fim, d'Annunzio si trovava in Francia, a Parigi, dove si era trasferito per fuggire ai creditori e per frequentare la mondanità della città, a contatto con personaggi rilevanti come Filippo Tommaso Marinetti e il compositore Claude Debussy.
La proposta di Pastrone divenne l'occasione per saldare i propri debiti e fare ritorno in patria, oltre che di ampliare gli orizzonti dei suoi molteplici interessi.

Sebbene il Vate si limiti a firmare le auliche didascalie e a suggerire i nomi di alcuni personaggi della pellicola, a lui è attribuita l'intera paternità di Cabiria a scopo promozionale. In tal senso il poeta "vende" la sua immagine pubblica per sponsorizzare quello che doveva essere un film epico e colossale.
A d'Annunzio si deve anche il nome del film, Cabiria, letteralmente "nata dal fuoco", da lui fortemente voluto come titolo.

L'ambientazione è quella del III secolo a.C., durante le Guerre puniche, ed i soggetti utilizzati per la scrittura del film furono in gran parte tratti dai romanzi di Emilio Salgari, Gustave Flaubert e alcune cronache dello scrittore latino Tito Livio.
A Catania, la piccola Cabiria riesce con l'aiuto della nutrice Croessa a salvarsi dall'eruzione dell'Etna, tuttavia finisce per essere rapita dai pirati fenici, che sfruttano il momento concitato per vendere la giovane a Cartagine come vittima da immolare nel tempio del dio Moloch. Il romano Fulvio Axilla e il suo schiavo Maciste riescono però a liberarla, consegnandola alle cure della regina Sofonisba. Dieci anni più tardi, trascorse molte guerre e alleanze, Cartagine viene conquistata dai Romani e Cabiria ritorna a casa con Fulvio. Nel finale i due si abbracciano, avendo scoperto di essere innamorati.

Importanti sono le figure dell'attrice Italia Almirante Manzini nel ruolo di Sofonisba, espressione del divismo femminile, ma soprattutto di Bartolomeo Pagano, che interpretò Maciste, gigante buono coi deboli e spietato coi cattivi nato dal genio creativo dannunziano che diede vita ad un eroe destinato a rimanere celebre nel cinema, dando seguito ad un'intera serie e capace ancora ai nostri giorni di appassionare. Pastrone decise allora, già l'anno seguente all'uscita di Cabiria, di dedicare al fortunato personaggio un intero film: Maciste, l'eroe buono.

Durante la redazione della sceneggiatura, d'Annunzio e Pastrone decisero, per la prima volta nella storia del cinema, di far realizzare musiche appositamente composte per l'accompagnamento sonoro della pellicola. Il progetto di questo colossal, che fu anche il primo ad essere proiettato alla Casa Bianca, fu davvero ambizioso, capace di unire diverse forme d'arte: la tradizione teatrale, la pittura nelle grandiose scenografie, la musica ed infine la letteratura, riprendendo da Richard Wagner quel concetto di "opera d'arte totale" tanto caro a d'Annunzio. Queste caratteristiche furono da lì in avanti alla base del modo di creare i migliori lavori del cinema italiano.

Il contributo del Vate allo sviluppo del primo cinema italiano fu dunque di estrema importanza, con le sue opere che vennero presto portate sul grande schermo.
Resta infine da riscoprire il suo modo di accostarsi a questa espressione artistica, con una particolare ricerca del bello, facendosi portatore di fondamentali conoscenze storiche e letterarie e mettendo a servizio le sue spiccate doti poetiche per la realizzazione di un'opera che fosse in grado di elevare lo spirito del pubblico estraniandolo per qualche momento dalla realtà.