Il teatro greco


Aristotele nella Poetica scrive che la tragedia nasce dal ditirambo, un canto corale in onore di Dioniso, dio del teatro, del vino e dell'ebrezza. Per i greci le rappresentazioni teatrali non erano infatti solo uno spettacolo, ma una vera e propria cerimonia religiosa. Il teatro è il luogo della theàomai, cioè dello "stare a guardare".
Vi erano tre tipologie di opere teatrali: la tragedia, la commedia e il dramma satiresco.
Durante l'anno vi erano principalmente due festività dedicate a Dioniso in cui venivano organizzate rappresentazioni teatrali: le Grandi Dionisie, le feste più importanti, celebrate all'inizio della primavera, nelle quali venivano messe in scena sia tragedie sia commedie, e le Lenee, feste popolari che si tenevano in inverno, in cui venivano rappresentate soprattutto commedie e più raramente tragedie.
Scopo della tragedia, afferma Aristotele nella Poetica, è suscitare negli spettatori sentimenti di pietà e paura, arrivando attraverso la catarsi alla liberazione, alla purificazione da queste passioni. Ciò accadeva a coloro che, colpiti da chi soffriva senza avere colpa, provavano sentimenti di pietà e in seguito di paura che una simile sorte potesse toccare anche a loro. La trama della tragedia doveva rispettare le unità di tempo, luogo e azione, svolgersi cioè nell'arco di una giornata, nello stesso luogo e in un'unica azione con l'esclusione quindi di trame secondarie.
I tre tragediografi più importanti sono Eschilo, Sofocle e Euripide, tutti vissuti nel V secolo a.C.
Aristotele individua nell'Edipo re di Sofocle la massima tragedia. Egli fa inoltre una distinzione fra tragedia e commedia affermando che la tragedia mette in scena uomini superiori rispetto a quelli della realtà, dei modelli, mentre la commedia uomini inferiori a livello morale, al fine di divertire lo spettatore.
I principali commediografi sono Aristofane e Menandro.
Il dramma satiresco era una rappresentazione di tipo comico che veniva solitamente messa in scena dopo una tragedia al fine di risollevare l'animo al pubblico. Gli autori dei drammi satireschi erano di solito i tragediografi. La caratteristica principale di questo genere era che il coro era sempre composto da satiri, uomini vestiti da capri, dal comportamento burlesco.
Il coro era un elemento fondamentale nel teatro greco, presente in tutti e tre i generi. Esso rappresentava un personaggio collettivo e si esibiva nell'orchestra con canti e balli. In origine vi era un corifeo, cioè il capo del coro, che successivamente cominciò a distinguersi e a dialogare con esso, diventando così un vero e proprio personaggio.
Il teatro, generalmente costruito vicino ad una collina per sfruttarne il pendio naturale, presentava, oltre l'orchestra, il proskènion, cioè la scena dove si recitava, due parodoi, che erano due ulteriori ingressi sulla scena, la cavea, il luogo fatto di gradoni intorno al palcoscenico dal quale si assisteva, infine la skenè, un povero edificio antistante la scena, in origine di legno, usato dagli attori per cambiarsi.

Il teatro greco che, come detto, ha un'origine religiosa, diviene man mano laico, con funzione civile e di educazione, portando in scena i problemi collettivi e societari al fine di mostrarli dinanzi a tutti. La società del tempo era una democrazia in cui potevano votare tutti escluse le donne e gli schiavi. Gli attori di teatro erano solo maschi, le donne non potevano recitare e il loro ruolo veniva ricoperto da giovani uomini. Sarà così per molto tempo, quasi sino a Shakespeare.

Durante le rappresentazioni venivano spesso impiegate alcune macchine teatrali, come per esempio la Mechanè, una sorta di gru che consentiva agli attori che impersonavano divinità o esseri soprannaturali di venire sollevati per simulare il volo. Proprio in quanto veniva usata principalmente per simulare l'intervento di un dio sulla scena, ne derivò l'espressione latina Deus ex machina, letteralmente "divinità che scende dalla macchina". Euripide la utilizzò molto nelle sue tragedie mature, mentre Aristofane se ne servì come elemento comico per il suo effetto poco realistico.
La skenè assunse con lo sviluppo del teatro dimensioni sempre maggiori sino a diventare una facciata monumentale a più piani, con diverse porte da cui entravano e uscivano gli attori, i quali recitavano sul logheion, un palco rialzato. Inoltre il palcoscenico prese più spazio a scapito dell’orchestra.