Filippo Parodi

Nella grande stagione barocca, la città di Genova rappresenta un centro artistico di primaria importanza, in ambito pittorico come in quello scultoreo, con la presenza a metà del XVII secolo del francese Pierre Puget, in grado di introdurre le novità internazionali.
L'ambiente genovese dovette attendere una trentina d'anni prima dell'arrivo della rivoluzione barocca operata a Roma da Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini e Pietro da Cortona. Uno degli scultori che permisero la diffusione di questa nuova sensibilità fu Filippo Parodi, recatosi nella città eterna in due viaggi fondamentali.
Nato nel 1630 a Genova, si formò nella bottega di un falegname come intagliatore e "bancalaro", ovvero scultore del legno, recandosi intorno ai trent'anni nel fervido ambiente romano, dove alcune fonti dicono che fu accolto come collaboratore dallo stesso Bernini.
In questi anni poté assistere al cantiere per la realizzazione della Cattedra di Pietro nell'abside della basilica di San Pietro, meraviglioso esempio di "bel composto" berniniano, ossia opera d'arte totale in pieno stile barocco.

Grazie alla famiglia Sauli, una delle più nobili e antiche di Genova, Parodi ebbe modo di lavorare nella basilica di Maria Assunta di Carignano, dove Puget aveva cominciato un progetto particolare e molto suggestivo che però non portò mai a termine.
Il francese era intenzionato a trasformare la crociera della basilica in una sorta di San Pietro in miniatura, innalzando un maestoso baldacchino con colonne tortili su modello del capolavoro berniniano.
Per le nicchie dei quattro piloni, sempre su modello della basilica vaticana, l'artista aveva concepito una serie di statue di cui ne portò a compimento solo due, vale a dire il San Sebastiano e il beato Alessandro Sauli, avo della famiglia committente.
Parodi darà vita intorno al 1677 ad una terza scultura, il bellissimo San Giovanni Battista, patrono della città, vero e proprio capolavoro del barocco genovese che denota la sua capacità di rendere morbido il marmo attraverso una lavorazione virtuosa delle vesti e delle fattezze del soggetto. Evidenti sono la ripresa dello stile del Bernini, ma allo stesso tempo la vena più classicheggiante del Barocco di cui Alessandro Algardi e François Duquesnoy furono i massimi interpreti, il tutto inserito in modo omogeneo tra le due opere di Puget.

Nello stesso periodo scolpì la Madonna del Carmine per la chiesa dei Santi Vittore e Carlo in via Balbi, dove aveva lavorato anche Algardi, autore al quale Parodi si ispira di nuovo per un'opera che consacra ulteriormente il proprio successo dopo l'impresa del San Giovanni, dando vita ad un'altra scultura colossale e leggiadra allo stesso tempo, dalle poderose dimensioni che non contaminano però la grazia e la morbidezza dei lineamenti.

Una statua come questa trova i suoi precedenti nella Madonna con Bambino dell'Algardi, conservata alla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino, ma anche al più vicino Pierre Puget dell'Immacolata per la chiesa dell'Albergo dei Poveri di Genova.

Nuovamente di impostazione classicheggiante è la Sant'Agata dell'omonima chiesa di Genova, che dimostra come l'artista non possa ormai fare a meno di trarre la propria ispirazione da ciò che aveva visto durante il soggiorno romano.

Nella parte superiore, in particolare nel gesto della mano e nell'espressività del volto, è evidente infatti la ripresa della Santa Bibiana del giovane Bernini, mentre sotto si notano gli influssi di una scultura come la Sant'Agnese intagliata da Ercole Ferrata.

La fama di Parodi andò ben oltre i confini liguri, chiamato prima a Venezia e poi a Padova, dove realizzò altre due opere di incomparabile bellezza.
Per la chiesa di Santa Giustina a Padova scolpì la Deposizione, un'articolata composizione che viene considerata, insieme al San Giovanni, il suo capolavoro. Al centro la Vergine alza il sudario piangendo il Figlio morto e ai lati, su due basamenti più bassi, vediamo a sinistra la Maddalena che contempla quasi in estasi la mano di Gesù perforata dal chiodo della croce, mentre a destra San Giovanni dialoga con lo spettatore, indicandoci con la drammatica scena. Sotto al Cristo morto un putto tiene in mano la corona di spine, infine più in basso altri due angioletti reggono il cartiglio della croce.

Nella cappella delle Reliquie della basilica di Sant'Antonio di Padova, la decorazione dell'altare permise a Parodi di divenire un vero e proprio regista nel senso berniniano del termine, occupandosi della concezione architettonica e delle sculture, coadiuvato da una serie di collaboratori e da alcuni allievi come mai era accaduto prima ad ora, a testimonianza del conclamato successo.
Per la custodia e l'esposizione ai fedeli delle reliquie del santo presenti in basilica, Parodi ideò un'esedra percorribile, alle cui estremità si trovano le statue di San Francesco e San Bonaventura, una specie di deambulatorio nel quale il fruitore può camminare, in una concezione artistica tipicamente barocca secondo la quale lo spettatore doveva essere coinvolto a livello sentimentale ma anche fisicamente nell'opera.
Lo spettacolo che si staglia sopra al fedele raccolto in preghiera è davvero unico e degno di un seguace del Bernini, con l'ascesa al cielo di Sant'Antonio accompagnato da un corteo di angeli musicanti e circondato da una moltitudine di stucchi che rappresentano l'eterna gloria celeste.

Rientrato a Genova firmò nel 1699, tre anni prima di spegnersi, la sua ultima scultura, l'Immacolata per la chiesa di San Luca, autentico tesoro del barocco genovese. La collocazione della Vergine, nella quale è evidente l'omaggio a Puget, è stata pensata per integrarsi armoniosamente con i bellissimi affreschi di Domenico Piola che vediamo alle sue spalle, ergendosi al di sopra dell'altare in perfetta proporzione col ciclo pittorico, quasi fosse una delle figure che ha preso vita uscendo dal dipinto, illusione barocca e soave sinfonia di un artista diviso costantemente tra sperimentazione, innovazione e ripresa del classico, sicuramente degno rappresentante di un secolo straordinario, il Seicento.


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