Dmitrij Sostakovic

Dmitrij Dmitrevič Šostakovič è stato un compositore e pianista russo nato a San Pietroburgo nel 1906. Considerato uno dei più grandi musicisti della tradizione russa e del XX secolo insieme a Sergej Rachmaninov, Igor Stravinskij e Sergej Prokof'ev, subì due denunce ufficiali da parte del governo sovietico a causa delle sue composizioni. La sua tormentata carriera artistica si divise infatti tra l'assecondare il suo genio creativo e contemporaneamente rispettare il regime di Stalin che imponeva a livello musicale il canone estetico del realismo socialista, il rifiuto dunque di qualsiasi tendenza legata al modernismo e di musiche che non sottolineassero l'ottimismo per il futuro.
Šostakovič riprese la grande tradizione sinfonica ottocentesca di autori come Johannes Brahms, Anton Bruckner e Gustav Mahler realizzando ben quindici sinfonie.
Rispetto a Prokof'ev, dal quale ricevette una notevole influenza, venne considerato prima come un maestro, una guida per le giovani generazioni, mentre il genio di Prokof'ev venne compreso solo col tempo. La natura di Šostakovič era più tormentata, nonostante la vena buffonesca che spesso lo caratterizza come nel capolavoro Il naso del 1928.
La sua produzione si può distinguere in tre fasi: la prima è quella compresa tra la Prima sinfonia, datata 1925, presentata come saggio per il diploma al Conservatorio di San Pietroburgo e caratterizzata da un successo clamoroso, e la Quarta sinfonia, del 1934 - 1936, quella che consacrò il pieno successo del giovane compositore. Essa è caratterizzata da dissonanze provocatorie messe in risalto, orchestrazione con ricorso frequente a voci strumentali soliste e frenesia ritmica. Appartiene a questo primo periodo l'opera satirica Il naso.
La seconda fase è rappresentata dalla Quinta sinfonia, datata 1937, che segna la svolta dello stile del compositore in conformità con l'estetica del realismo socialista. A seguito degli attacchi subiti, questa svolta mostra un cambiamento da parte dell'autore, ma non una resa effettiva al regime poiché all'interno delle successive sinfonie si ritroverà la sua violenta carica passionale in opposizione alle forme tradizionali. L'ottimismo delle sue dichiarazioni ufficiali non corrisponde all'effettiva sostanza musicale, in cui riemerge un pessimismo cupo e doloroso vera espressione del suo stato d'animo. Questo lavoro è, come la Sinfonia Mathis der Maler di Paul Hindemith, sempre degli anni '30, difficilmente isolabile dalle circostanze che coinvolsero i compositori. Se Šostakovič subiva infatti gli attacchi del regime socialista di Stalin, Hindemith era visto dal nazismo come un autore di quella che venne definita "arte degenerata".
La terza fase è costituita dall'ultimo ventennio creativo in cui il linguaggio del musicista subì ulteriori trasformazioni grazie alla maggiore tolleranza del regime nei confronti dei modernisti, soprattutto dopo la morte nel 1953 di Stalin. Le composizioni di questo periodo focalizzano il proprio interesse sulla vocalità, uno dei tratti più rilevanti della produzione di Šostakovič.
L'artista si spense nel 1975. Ai funerali di Stato parteciparono autorità politiche, familiari e moltissime persone, che diedero l'ultimo saluto a uno dei più grandi compositori del nostro tempo.

Il naso

Datata 1928 e rappresentata nel 1930, è la prima opera di Šostakovič, tratta dall'omonimo racconto di Nikolaj Gogol. Opera teatrale cantata e musicata, presenta un tema sarcastico ed è divisa in tre atti.
A livello musicale vi è un'estrema concezione della vocalità, la quale comprende ogni possibile uso della voce, dal parlato ritmico al canto melodico sino al rumorismo puro e semplice. La disposizione dell'orchestra è quanto più lontano possibile da un accompagnamento tradizionale. L'autore cerca di identificare gli strumenti con i personaggi, ben settantotto. L'uso dell'atonalità è volto a delineare l'assurdo modo di vivere e di comportarsi dei personaggi.
Nel primo atto ci si trova a San Pietroburgo e vi sono due personaggi in scena, il funzionario statale Platon Kovaliov e il suo barbiere Ivan Yakovlevic. I due discutono e Kovaliov rimprovera il barbiere per il cattivo odore delle sue mani, oltre che per fare il suo lavoro controvoglia. La scena si interrompe e viene ripresa a casa del barbiere, ubriaco, e di sua moglie. La donna, che sta facendo il pane, trova con orrore un naso umano nell'impasto. Credendo che lo abbia messo il marito e accusandolo di averlo tagliato a qualcuno mentre era ubriaco, lo caccia di casa perché se ne liberi. Il barbiere cerca di liberarsene buttandolo in un fiume, ma un brigadiere lo ferma per chiedergli spiegazioni. Nel frattempo Kovaliov scopre risvegliandosi di essere inspiegabilmente privo del naso e corre fuori di sé al commissariato. Passando prima in una chiesa scorge tra i fedeli il proprio naso, divenuto enorme e vestito da aristocratico. Imbarazzato, Kovaliov cerca di parlare col suo naso, ma questo gli gira le spalle apostrofandolo sdegnosamente.
Giunto al commissariato, non trovando il commissario di polizia, decide di pubblicare un annuncio sul giornale. Nella redazione Kovaliov, malgrado l'evidente perdita del naso, rifiuta di inserire la richiesta di ritrovarlo per non compromettere la serietà del giornale. Una volta tornato nel suo appartamento viene mostrato abbattuto per la miserabile situazione che lo specchio gli conferma ancora una volta.
La polizia viene avvisata da Kovaliov e si mobilita per impedire che il naso lasci la città. Alla stazione di posta il commissario osserva il via vai della folla e scorge il naso precipitarsi verso una carrozza in partenza. Dato l'allarme, il brigadiere cerca di agguantarlo, ma il naso-gentiluomo scappa, fino a quando, alla fine del parapiglia, il naso nelle sue dimensioni normali viene ritrovato nelle mani di una vecchia signora; dell'insolito gentiluomo non è rimasto nulla.
La scena successiva è sdoppiata sul palcoscenico: da un lato si vede l'appartamento di Kovaliov, dall'altro quello della signora, la vedova Podotcina.
Kovaliov ringrazia il brigadiere per avergli riportato il naso, sebbene non riesca a rimetterlo al suo posto. Nemmeno l'intervento di un medico serve a qualcosa. Kovaliov sospetta che la vedova gli abbia fatto il malocchio per non aver sposato sua figlia. Si rivolge allora ad un amico perché scriva una lettera alla donna in cui le dica di fargli tornare l'aspetto di prima. La signora non capisce ed è anzi colpita da quei rimproveri, nonostante ciò conferma nuovamente di gradire Kovaliov come genero.
Tutta la città parla di questo assurdo caso e i curiosi cercano dappertutto per vedere il famoso naso, che si dice se ne vada in giro da solo.
Nel finale, all'improvviso, il naso torna al suo posto sul viso dell'uomo che finalmente riprende la sua vita normale. Durante una passeggiata Kovaliov rincontra la signora Podotcina, che non perde occasione per cercare di accasare la figlia. Kovaliov, come al solito, rifiuta e preferisce piuttosto fare la corte a una prostituta. Prosegue infine la camminata toccandosi orgogliosamente il naso ritrovato.