Metastasio

Un ruolo unico in ambito letterario e musicale ricoprì il poeta e librettista Pietro Metastasio, la cui riforma del melodramma influì sul gusto di tutta Europa e di un'epoca intera, il Settecento.
Pietro Trapassi nacque a Roma l'anno 1698, scoperto a inizio secolo, quando era ancora adolescente, dall'intellettuale Gian Vincenzo Gravina per la sua capacità di improvvisare versi. Lo stesso Gravina lo accolse in casa come un figlio, trasformando il suo cognome in quello grecizzante di Metastasio e permettendogli un'educazione classicista.
Lasciata Roma nel 1719, il ventenne Metastasio si recò nel vivacissimo ambiente della Napoli austriaca, meta ambita per ogni compositore europeo. Qui inaugurò la propria carriera di poeta di teatro con un quartetto di serenate, genere secondario rispetto al dramma, ma di estrema importanza per la formazione di giovani artisti emergenti, non solo scrittori come Metastasio ma anche per musicisti, fra cui il tedesco Johann Adolf Hasse, protagonista assoluto nel contesto teatrale napoletano del XVIII secolo, e infine per cantanti come il leggendario castrato Farinelli, che si legò in un rapporto di amicizia e prolifica collaborazione con il librettista. La composizione di una serenata era normalmente legata alla committenza aristocratica o dei sovrani stessi per la celebrazione di matrimoni o ricorrenze particolari, dunque era un genere tipicamente occasionale. In questo periodo Metastasio inaugurò anche la propria collaborazione con Nicola Porpora e col soprano Marianna Benti Bulgarelli, nota come "La Romanina", alla quale si legò sentimentalmente.

Farinelli seduto al centro insieme ad un gruppo di amici fra cui si riconosce a sinistra Metastasio.

Il vero successo giunse in occasione del carnevale 1724, quando, con la musica di Domenico Sarro, Metastasio portò in scena la Didone abbandonata al teatro San Bartolomeo di Napoli, che anni dopo, a causa dei limiti strutturali e acustici, sarà sostituito dal San Carlo.
La stagione principale dei teatri italiani era quella di carnevale, intesa come una stagione legata all'anno liturgico. Non si poteva infatti fare teatro durante la quaresima e l'avvento, quindi rimaneva il periodo di carnevale, che iniziava subito dopo l'avvento per concludersi alla vigilia della quaresima.
Protagonisti del dramma sono Didone, la suicida regina di Cartagine, interpretata dalla Romanina, ed Enea, l'eroe virgiliano il cui ruolo fu affidato al noto cantante castrato Nicolò Grimaldi, detto Nicolino.
Il castrato era una figura centrale nel teatro di questo periodo, in quanto il gusto ricadeva sulla voce acuta, i cui ruoli sono oggi ricoperti da cantanti donne. La mutilazione dei testicoli avveniva prima della pubertà in modo da conservare un registro acuto della voce anche in età adulta, operazione illecita che però rappresentava l'unica speranza di futuro per alcuni bambini di umili origini. Il canto del castrato non corrisponde alla voce bianca, quella dei fanciulli, perché, pur rimanendo alta, si aggiungeva di quella potenza tipica di un corpo adulto così da dare vita ad un timbro particolarissimo che oggi non possiamo riascoltare in quanto al tempo non esistevano mezzi di registrazione.

Un quadro settecentesco che mostra le prove di un'opera e in primo piano il castrato Nicolino Grimaldi.

All'epoca della Didone il librettista Metastasio era un giovane poeta emergente al suo esordio ufficiale, mentre il compositore, Domenico Sarro, era invece maggiormente noto avendo alle spalle un ventennio di lavoro. La grande novità che portò Metastasio al melodramma grazie alla sua riforma è già però evidente. Se nel dramma per musica la parola aveva progressivamente perso importanza per privilegiare il momento spettacolare e musicale, con le capacità recitative e il virtuosismo dei cantanti, Metastasio cercò di rivalutare il testo scritto, separando l'azione, affidata a lunghi recitativi, dal momento lirico, riservato invece alle arie conclusive.
Ogni atto del dramma si basa sul dualismo recitativo-aria: il recitativo è la parte del libretto che contiene i monologhi o i dialoghi fra i protagonisti, nel quale la musica ha meno rilevanza, mentre l'aria è quella parte, posta a conclusione dei recitativi, dove avviene un capovolgimento degli equilibri, con la musica che prende il sopravvento a scapito della parola, che si limita a pochi versi. La potenza espressiva e la capacità di esprimere i sentimenti dei personaggi sono in questo caso affidate alla musica.
In tal modo il librettista riuscì a conferire nei recitativi l'importanza che meritava il testo letterario, svincolato dalla musica e dunque dalle arie, che potevano infatti essere gustate anche in modo autonomo.
Altri elementi propri del melodramma metastasiano sono il ricorso alle fonti classiche, il lieto fine e il contrasto fra passioni opposte o tra sentimento e dovere, a testimonianza anche del valore educativo del teatro, come riconosciuto in un importante trattato sul melodramma dal musicologo Antonio Planelli. I personaggi sono solitamente sei: due coppie di amanti e due figure maschili, una favorevole e una contraria alla coppia. Ricorrente è l'analisi del rapporto fra padri e figli, nonché l'interpretazione del castrato nel ruolo della vittima innocente, la cui voce ben esprimeva il profilo morale positivo e spesso fragile dei protagonisti.

Ritratto di Farinelli datato intorno alla metà del secolo.

Tutte queste sono le caratteristiche del secondo grande capolavoro di Metastasio, vale a dire Artaserse, il suo libretto più fortunato, andato in scena nel febbraio 1730 a Roma, dove intanto Metastasio aveva fatto rientro, con la musica di Leonardo Vinci, e a distanza di una settimana a Venezia con musica di Hasse.
Metastasio fu segnato profondamente dalla rappresentazione romana, portandosi con sé nel cuore le note di Vinci quando lasciò l'Italia nella primavera dello stesso anno, colpito da quella raffinata bellezza e dalla notizia dell'improvvisa scomparsa dell'amico. Grazie a Vinci la sensibilità musicale si era distaccata nettamente dai modelli seicenteschi per avvinarsi all'estetica dello Stile galante, un genere musicale affermatosi nel corso del Settecento che tornò alla semplicità classica a seguito della complessità del tardo Barocco. Si tratta di una musica estremamente moderna che coincide con l'affermarsi delle idee dell'Illuminismo; un'esperienza leggera e immediata, sensoriale, che ha nella dolcezza della partitura il carattere distintivo. La musica settecentesca, chiara e trasparente, era finalizzata ad esprimere la grazia, un concetto estetico soave e delicato che dominerà gran parte del secolo in concomitanza proprio con la produzione del Metastasio, il quale riteneva le composizioni di Vinci quelle più vicine alla sua idea musicale.
L'importanza dell'Artaserse di Hasse, il quale mise in musica praticamente tutti i drammi di Metastasio, ergendosi a suo interprete ideale, risiede invece nell'eccezionalità del cast, che vide la presenza di due celebri castrati quali Farinelli nel ruolo di Arbace e Nicolino, più anziano, in quello di suo padre Artabano, infine del soprano di altissimo livello Francesca Cuzzoni.

Hasse in un ritratto del 1740.

Nell'anno 1730 Metastasio si trasferì a Vienna, dove lavorò per un nuovo pubblico, aristocratico e internazionale, esaltando il buon governo degli Asburgo in un atteggiamento di tipo conservatore del tutto estraneo alla nuova cultura illuministica. In questo contesto nacquero capolavori quali il Demofoonte, musicato da diversi autori, fra cui da citare è quello del 1770 di Niccolò Jommelli, ma anche L'Olimpiade che nel 1735 fu portata in scena a Roma da Giovanni Battista Pergolesi.
Intanto era venuta a mancare La Romanina che, stanca della lontananza dell'amato, aveva deciso di raggiungerlo a Vienna trovando la morte proprio durante il viaggio. Metastasio, che probabilmente non si sentiva più legato a lei, le aveva mandato diverse lettere cercando di dissuaderla nel partire. La cantante lasciò in eredità al poeta tutto il suo patrimonio, ma a causa del rimorso per quella morte improvvisa Metastasio rinunciò al lascito.
Durante gli anni Quaranta il librettista scrisse meno e i suoi lavori godettero di minor fortuna, probabilmente a causa di una mancanza di ispirazione, segnato dalla nostalgia per la patria lontana, ma soprattutto per il progressivo declino del gusto per il melodramma fra i contemporanei. Scrisse in questo periodo l'Attilio Regolo, che fu rappresentato solamente dieci anni dopo a Dresda, su musica di Hasse, in occasione del carnevale del 1750. L'ultimo Metastasio privilegiò temi eroici che esaltassero esempi di virtù, la morale e quei buoni sentimenti con cui aveva avuto successo nelle corti e nei teatri di tutta Europa poiché di estrema importanza è appunto il valore pedagogico del dramma per musica oltre che l'evasione nel racconto mitologico e nel sogno.
Negli ultimi anni di vita, afflitto dalla vecchiaia, rimase inattivo sul piano letterario, tuttavia fu insegnante della giovane arciduchessa d'Austria Maria Antonietta, futura moglie di Luigi XVI e ultima regina di Francia, che da Metastasio apprese un ottimo italiano.
Il librettista si spense a Vienna, dove riposa, nel 1782; fra i suoi ultimi lavori sono da ricordare una riflessione teorica sul teatro greco e sulla Poetica di Aristotele.

Metastasio nel 1770 circa.

Scrisse Jean-Jacques Rousseau nella sezione dell'Encyclopédie dedicata alla musica, consigliando i giovani compositori, di ascoltare: i capolavori di Leo, di Durante, di Jommelli, di Pergolesi. Se i tuoi occhi si riempiono di lacrime, se senti il tuo cuore palpitare, se ti agitano dei fremiti, se ti senti soffocare nei tuoi slanci, prendi il Metastasio e lavora: il suo genio riscalderà il tuo e tu creerai sul suo esempio.


Bibliografia

  • La scrittura e l'interpretazione. Volume 3 - Palumbo Editore
  • Il racconto della musica europea - Raffaele Mellace - Carocci editore
  • L'opera italiana nel '700 - Piero Weiss; a cura di Raffaele Mellace - Casa editrice Astrolabio