Piermatteo d'Amelia

Nato in provincia di Terni intorno al 1450, Piermatteo di Manfredi, noto come Piermatteo d'Amelia, fu un pittore rinascimentale sicuramente tra i meno noti, ma che ebbe modo di lavorare in quella che divenne la cappella più celebre nella storia universale delle arti, vale a dire la Sistina.
Da giovane fu garzone di Filippo Lippi e suo aiuto negli affreschi dell'abside del Duomo di Spoleto, raffiguranti le Storie della Vergine. Qui si può vedere con molta probabilità il suo ritratto, che dovrebbe essere quello a fianco del maestro con in testa un cappello rosso.

Ultimati i lavori a Spoleto si recò a Roma, dove, regnate papa Sisto IV della Rovere, fu incaricato di decorare la volta della Cappella Sistina con un immenso cielo azzurro cosparso di stelle. L'opera venne distrutta solo qualche anno più tardi per lasciare spazio al capolavoro di Michelangelo Buonarroti.

Bisogna dunque immaginare gli affreschi delle pareti laterali, dipinti tra il 1481 e il 1483 da Pietro Perugino, Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio e Cosimo Rosselli, sovrastati da un soffitto sicuramente più sereno rispetto alle titaniche figure michelangiolesche. Questa ricostruzione del XIX secolo ci mostra come doveva apparire la cappella prima degli interventi del Buonarroti.

Si recò poi ad Orvieto verso il 1482, dove nel Duomo gli fu affidata la decorazione della Cappella Nova, o di San Brizio, precedentemente affrescata dal Beato Angelico, tuttavia che Piermatteo non vi mise mai mano e l'opera fu completata solamente tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento dal meraviglioso Giudizio universale di Luca Signorelli.
Nuovamente a Roma fu a servizio di papa Innocenzo VIII e Alessandro VI Borgia, spegnendosi nel 1508 circa.