Marivaux

Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux, noto semplicemente come Marivaux, è stato un drammaturgo e romanziere nato a Parigi nell'anno 1688.
Considerato fra i maggiori commediografi del Settecento, eccelse nel teatro, che condusse a esiti nuovi dopo il tramonto del modello di Molière, come nel genere del romanzo psicologico, ponendo la propria attenzione alla tematica dell'innamoramento e dell'analisi dei sentimenti più intimi e privati. Il suo interesse era rivolto alla sottile psicologia amorosa colta nell'attimo in cui il sentimento divampa nell'animo di un innamorato generando dubbi, angosce, istanti di felicità a cui si alternano disinganni e struggenti attese, tutti elementi tipici dell'amore al suo stato nascente, quando non si può conoscere la reale corrispondenza e a manifestarsi sono solo dei teneri affetti, timidi desideri. Nascono così le famose commedie Il gioco dell'amore e del caso e Le false confidenze. Quando la vicenda assume un risvolto drammatico, Marivaux si propone come il precursore del moderno dramma borghese, come per esempio in La Femme fidèle.
Per questo stile tanto particolare e un linguaggio unico nel suo genere, fu coniato il termine di "marivaudage", inizialmente con tono dispregiativo, inteso come un modo di esprimersi e di atteggiarsi diviso fra essere e apparire, tra finzione e autenticità nel manifestare le inclinazioni dell'animo. Il linguaggio di Marivaux risulta allo stesso tempo nitido e inafferrabile, preciso e allusivo, intriso di sfumature, il tutto espresso da degli attori che, racconta l'enciclopedista d'Alembert, per volere di Marivaux dovevano recitare come assorti nel loro mondo ed estranei alla realtà, intenti nel pensare ad altro. Marivaux amava la recitazione degli attori italiani e iniziò a scrivere sempre più pièces per il Théâtre italien de Paris, tra cui Arlecchino educato dall'amore o La sorpresa dell'amore. Anche in questi lavori si nota la centralità della tematica amorosa nonché l'influenza della trazione della commedia dell'arte italiana, di cui arlecchino è una maschera classica. Sorge qui il divario fra volto e maschera, altro aspetto tipico, e moderno, del teatro di Marivaux, in cui il linguaggio esprime solo in parte le reali motivazioni celate nel cuore dei personaggi.
Tutti questi elementi denotano le capacità espressive di Marivaux, romanziere realista attento alla psicologia e ai giochi di linguaggio, fine osservatore della realtà il cui entusiasmo creativo lo portava spesso a lasciare incompiuta un'opera per iniziarne subito un'altra.

Durante i suoi esordi si era occupato anche del genere burlesco, mostrando una predilezione per gli autori moderni e un atteggiamento critico nei confronti degli antichi, forse per la sua scarsa cultura classica. In Telemaco travestito e Iliade travestita prende infatti in giro i capolavori di Omero. La sua ispirazione artistica derivava dunque dagli scrittori più recenti, ma soprattutto dalla sua spiccata capacità di osservazione, ritraendo fedelmente, quasi come in un dipinto, la vita della gente di campagna, dei borghesi e di quella società mondana che ebbe modo di frequentare nei salotti parigini.
Gli ambienti aristocratici permisero a Marivaux di conoscere e legarsi al filosofo Montesquieu e di collaborare con Jean-Jacques Rousseau nella redazione della commedia Narciso datata 1742. A seguito del sopraggiungere di alcuni problemi finanziari fu costretto a cercare un guadagno stabile nel giornalismo, apportando notevoli contributi anche in questo ambito a dimostrazione del suo poliedrico talento.

La frequentazione del salotto letterario di Claudine de Tencin, madre di d'Alembert e preziosa amica, permise a Marivaux di essere eletto all'Académie française a scapito di Voltaire, il quale, forse a causa di questo episodio o della diversa visione, lo considerò sempre frivolo. In generale Marivaux si sentiva lontano dagli ideali dei grandi esponenti dell'Illuminismo e non fu particolarmente amato dai philosophes, così come dai romantici.
Malato sin dal 1758, si spense nel 1763 nella sua città natale e inizialmente fu quasi dimenticato nonostante la popolarità che si era conquistato. Sarà riscoperto e apprezzato veramente solo nel Novecento, quando finalmente la sua straordinaria sensibilità ottenne il meritato riconoscimento per l'influenza che ebbe nella storia della letteratura e del teatro.

I due romanzi principali di Marivaux sono La vie de Marianne, La vita di Marianna, e Le paysan parvenu, Il villano rifatto. Entrambe le opere, rimaste incompiute, analizzano con la consueta finezza del loro autore i sentimenti dei protagonisti che indagano e ragionano continuamente intorno ai propri comportamenti, manifestando una vena introspettiva e un bisogno di conoscersi che rivelano una sensibilità moderna. In questo senso non è un caso che siano rimasti incompiuti, o semplicemente interrotti, dando la sensazione di poter essere ripresi o anche di poter essere fermati a momenti precedenti: gli accadimenti della vicenda sono infatti per l'autore, così come per i suoi personaggi, solamente un pretesto per narrare quello che davvero è fondamentale, vale a dire l'interiorità, l'aspetto sottilmente psicologico e poetico che caratterizza ognuno di loro.

In La vie de Marianne, la cui stesura occupò Marivaux per quasi quindici anni, lo strumento epistolare facilita questo scavo nel proprio io, con la protagonista che narra ad un'amica la sua vita frammentando il racconto con riflessioni su temi quali l'amore, l'amicizia, la sincerità e il riconoscimento sociale dei propri meriti.

Nel Paysan la narrazione si focalizza invece sull'ingresso in società del giovane Jacob, che proviene da un rango inferiore e che si serve dell'amore come uno strumento utile al fine di compiere la tanto agognata scalata sociale. Il protagonista è astuto nell'usare il suo fascino per farsi strada nell'ambiente borghese parigino, in seguito nei salotti delle aristocratiche; vi è però nel racconto un sottofondo polemico perché l’autore vuole mostrare come la società cittadina e moderna corrompa i più sani costumi di un mondo semplice, ingenuo, legato ancora alla vita campestre. Il percorso ascensionale di Jacob può essere paragonato a quello compiuto quasi cento anni più tardi da Julien nel romanzo Il rosso e il nero, capolavoro di Stendhal.


Bibliografia

  • Storia europea della letteratura francese. Dal Settecento all'età contemporanea - Lionello Sozzi (a cura di) - Einaudi
  • Il rosso e il nero - Stendhal - Garzanti