Giuseppe Sacconi

Architetto protagonista della seconda metà dell'Ottocento, Giuseppe Sacconi lavorò principalmente durante il regno di Umberto I di Savoia, nella cosiddetta "età umbertina", quando il nostro paese, da poco unito, conobbe un intenso sviluppo a livello architettonico per quanto riguarda i pubblici spazi urbani e le costruzioni di tipo celebrativo, di rappresentanza. Il tutto era finalizzato a dare un simbolo evidente dell'unificazione appena raggiunta, creando uno "stile nazionale" che riuscisse a farsi portatore degli ideali patriottici celebrando casa Savoia, la dinastia sotto il cui nome fu creata l'Italia.

Perfetta sintesi di tali valori è il Monumento a Vittorio Emanuele II, noto come Vittoriano o Altare della Patria, eterno capolavoro di Sacconi, nonché immane complesso marmoreo che custodisce il ricordo delle nostre origini e della nostra storia. Nonostante il suo altissimo significato simbolico e la spettacolarità del progetto, ispirato ai santuari di età ellenistica, il Vittoriano è uno dei monumenti meno amati dagli italiani, paragonato a una torta nuziale o a una macchina da scrivere, criticato per le sproporzionate dimensioni e per il candore del marmo che contrasta con gli edifici più antichi di Roma.

Il Sacconi, che vinse il concorso per la costruzione del Vittoriano in seguito alla morte del primo re d'Italia, poté dedicarsi ai lavori per vent'anni, a partire dal 1885, quando Umberto posò la prima pietra, sino al 1905, anno in cui l'architetto venne a mancare. L'inaugurazione del grandioso monumento coincise con il cinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, nell'anno 1911, regnante Vittorio Emanuele III, alla presenza di sua moglie Elena del Montenegro, della regina madre Margherita di Savoia e del Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti.

Protagonista, al centro dell'immensa composizione, è la bronzea statua equestre del primo re d'Italia, che risalta sull'imponente sfondo del "sommoportico", un solenne corridoio costituito da sedici colonne corinzie di quindici metri d'altezza. Alle due estremità si trovano i propilei, sporgenti rispetto alla struttura centrale, i quali riprendono il motivo delle colonne con l'aggiunta dei frontoni, coronati entrambi da una Vittoria alata su una quadriga.

Intanto all'inizio del secolo, esattamente il 29 luglio del 1900, l'Italia aveva vissuto un tragico evento, il regicidio a Monza di Umberto I, che per molti aspetti si può considerare come un vero e proprio spartiacque tra la fine di un lungo e glorioso periodo storico e l'inizio di un altro, la prima metà del Novecento, caratterizzato da due grandi conflitti mondiali e dai momenti drammatici che ne conseguiranno.
Sul luogo dove l'anarchico Gaetano Bresci sparò tre colpi di rivoltella contro il monarca sorge oggi la Cappella Espiatoria realizzata da Sacconi per volere della regina Margherita e del figlio Vittorio Emanuele. Anche in questo caso l'opera fu inaugurata a seguito della morte del suo architetto, dieci anni dopo l'attentato al sovrano. Il monumento è caratterizzato da una grande scalinata che conduce all'interno della cappella. Al centro si vede una Pietà, realizzata da Lodovico Pogliaghi, che sembra un richiamo alle parole con cui Margherita ricordava di quando, la sera dell'assassinio, vide entrare alla reggia, a gran velocità, la carrozza che trasportava suo marito ormai cadavere: "Me lo vidi davanti come Gesù deposto dalla Croce".

Sotto alla cappella, nella cripta, si trova un cippo in marmo nero che ricorda il punto esatto dell'attentato. Il soffitto, un cielo stellato a mosaico corredato da palme, simbolo cristiano del martirio, colpisce per la rara bellezza. Infine si possono ammirare circa 180 corone votive in bronzo, inviate da tutto il mondo in omaggio al re e alla sua famiglia.

Il Sacconi si occupò infine, a Roma, anche della realizzazione della tomba di Umberto presso il Pantheon, dove ancora oggi riposa vicino a Margherita e di fronte a suo padre Vittorio Emanuele II.

Note

Le foto della Cappella Espiatoria e della cripta sono state scattate nel giugno 2021.