Béla Bartók

Nato nel 1881, fu un compositore, pianista ed etnomusicologo ungherese.
L'etnomusicologia, di cui Bartók fu uno dei fondatori, studia le tradizioni musicali orali di un determinato popolo.
Educato alla musica sin da cinque anni, sicuramente da giovane fu influenzato e colpito dalle composizioni pianistiche del grande connazionale Franz Liszt, scegliendo però nella sua carriera di non imitarne la produzione e lo stile, esibendosi in concerti pianistici virtuosi come faceva in quegli stessi anni il compositore Sergej Rachmaninov, bensì cercando di superare la tradizione classica prendendo spunto dalle cosiddette musiche popolari.
Fin dalla fine dell'Ottocento la musica europea aveva cominciato a rivolgere la propria attenzione verso le tradizioni musicali nazionali. Soprattutto nei luoghi rimasti ai margini della storia musicale dei secoli precedenti, le nuove generazioni di musicisti si erano poste il problema della creazione di musiche nazionali, tali cioè da rispecchiarne storia e tradizioni.
La musica popolare, fino ad allora esclusa dalle accademie e dai conservatori, veniva considerata da Bartók come portatrice di valori culturali di grande interesse. Essa poteva dare luogo, se integrata con la musica colta, a qualcosa di estremamente alto e nobile, oltre che innovativo. Il compositore non si faceva problemi a porla sullo stesso piano di quella colta, da salotto, tipica dell'espressione romantica, anzi, rivendicava l'influenza della musica popolare sulla nascita e lo sviluppo delle forme di musica colta.
Bartók appartiene a quella strada della musica novecentesca che si può definire "ibridazione"; egli rappresenta infatti il più alto grado della cosiddetta contaminazione di stili. Per ibridazione si intende dunque una composizione che lega ambiti musicali molto diversi, come il colto e il popolare. Un esempio potrebbe essere la Prima Sinfonia di Gustav Mahler, dove nel terzo movimento l'autore decide di inserire, al centro del suo capolavoro, una semplice canzonetta popolare, nient'altro che la versione tedesca di Fra Martino in tonalità minore.

L'attenzione verso la musica popolare non è però una nuova tendenza tipica del Novecento; il concetto di popolare fu centrale anche nel dibattito estetico romantico, approfondito da autori celebri come Robert Schumann e Johannes Brahms. La differenza sostanziale sta però nel modo di considerare questa espressione musicale che per i romantici rappresentava esclusivamente un ornamento interessante per la musica colta, mentre nella contemporaneità diviene un vero e proprio genere autonomo, considerato ormai alla pari di quello accademico.

Il lavoro di Bartók consisteva anche nella parte fondamentale di registrazione, permessa dallo sviluppo delle nuove tecnologie, di materiali musicali raccolti dal vivo appartenenti alla cosiddetta musica contadina.

Bartók impegnato nella registrazione di canti popolari ungheresi

All'inizio della carriera, mentre scopriva le musiche contadine, Bartók venne influenzato dal compositore francese Claude Debussy e a livello orchestrale scriveva ancora alla maniera di Brahms e Strauss, componendo inoltre brevi pezzi per pianoforte in cui mostrava il suo interesse per la tradizione, in particolare a quanto aveva imparato da Liszt.
Fondamentale nel suo repertorio di musica da camera sono i sei quartetti per archi in cui riprende un genere di musica colta, in precedenza riservato al contesto dei nobili salotti aristocratici, per superarlo e integrarlo con la musica popolare. Il genere si era diffuso nell'epoca classica con Haydn e fu proseguito da compositori romantici come Felix Mendelssohn, Schumann e Brahms. Vi è dunque in Bartók una ripresa della tradizione musicale al fine di rinnovarla profondamente, al pari di quanto fece negli stessi anni il grande autore Igor Stravinskij, il quale condivideva con l'ungherese anche l'idea dell'utilizzo della musica popolare in quella colta, come nel capolavoro Le Sacre du Printemps.
Nel Quartetto n. 2 di Bartók ascoltiamo per esempio un componimento appartenente a quel fenomeno di "ibridazione", cioè di contaminazione tra stili, che presenta salti ripetuti, ostinati, che costringono gli esecutori ad un approccio diverso rispetto all'esecuzione dei quartetti di Mozart e Schubert. Gli esecutori devono infatti seguire la gestualità come fossero dei musicisti di strada. Vi è inoltre un ritorno insistito al pizzicato che non è inteso a livello romantico, cioè in grado di creare, con la mano, un diversivo nell'effetto ritmico, bensì diviene un effetto innovativo, moderno, capace di trasformare uno strumento classico in uno strumento a percussione. L'autore fece ciò anche con il pianoforte, lo strumento romantico per eccellenza. Questa nuova tecnica permette a uno strumento dolce e da salotto di esprimere, come nel caso del quartetto, una danza selvaggia, una melodia aspra, con timbri duri, in pieno stile modernista.

La musica - Henri Matisse - 1910

Questa capacità di rinnovare la musica in un periodo così critico come quello novecentesco senza dimenticare la grande tradizione e introducendo le musiche popolari, ponendo dunque l'attenzione verso quei paesi che fino ad allora erano rimasti ai margini della storia musicale, resero Bartók uno dei maggiori esponenti della musica contemporanea, sicuramente tra quelli più innovativi.
Il compositore si spense a New York nel 1945 e dal 1988 il suo corpo riposa nella terra natale.