Anton Webern

Nato a Vienna nel 1883, Anton von Webern fu allievo di Guido Adler, il padre della musicologia e, soprattutto, di Arnold Schönberg, con cui, insieme ad Alban Berg, fondò la cosiddetta Scuola di Vienna.
La musicologia, cioè lo studio scientifico della musica, fu solo una delle molteplici novità che presentava la città di Vienna all'inizio del Novecento, vero centro culturale e artistico europeo, basti pensare ai pittori Gustav Klimt ed Egon Schiele e agli studi psicoanalitici di Sigmund Freud. Inoltre in ambito musicale la città era legata ad una tradizione che arrivava da Wolfgang Amadeus Mozart e Ludwig van Beethoven sino a Johannes Brahms, Gustav Mahler e infine a Schönberg. Quest'ultimo rivoluzionò il XX secolo con un nuovo linguaggio musicale, la dodecafonia, che divenne, proprio grazie ai suoi allievi Berg e Webern, un elemento fondamentale della storia musicale contemporanea.
Il sistema dodecafonico è fondato sull'assenza di relazione e gerarchia tra i dodici suoni della scala cromatica e sul fatto che ognuno di essi può essere ripetuto solo dopo l'utilizzo degli altri undici, ovvero dopo l'esecuzione di una serie.
Webern adottò la dodecafonia appena venne teorizzata da Schönberg, della quale si sarebbe rivelato esponente originalissimo. Egli usò la dodecafonia come strumento per conquistare un'assoluta purezza stilistica, influenzando in questo modo la successiva generazione di compositori e le avanguardie del secondo dopoguerra, che vollero definirsi postweberniane. Webern si allontanò dalla tradizione ponendo l'attenzione nei suoi componimenti ai silenzi e alle pause, alla ricerca di un ideale di essenzialità.
Inizialmente influenzato da Robert Schumann, Richard Wagner, Brahms e dagli autori della tradizione "tardoromantica" come Mahler, Hugo Wolf e Richard Strauss, studiò in seguito composizione privatamente con Schönberg, affascinato dalla sua personalità e concezione musicale, rimanendogli legato per tutta la vita.
La composizione Passacaglia per orchestra, che ritenne degna del titolo di op. 1, datata 1908, è proprio il saggio di conclusione del percorso di studi musicali col suo maestro. Essa rappresenta il concedo da parte di Webern dal tardoromanticismo.
Importante fu in questo periodo e per tutta la sua produzione anche l'amicizia con Alban Berg, il cui legame profondo fu fonte di ispirazione e di creatività.

Alban Berg e Anton Webern

A partire dal 1934 Webern mise in musica per la prima volta le poesie dell'amica Hildegard Jone, autrice austriaca sua contemporanea, e da allora attinse sempre ai suoi versi, per opere che andavano dai Lieder ai lavori corali, culminanti nella Cantata n. 2 op. 31 del 1942, la sua ultima composizione, nonché la più lunga.
Costituita da sei movimenti, iniziò a lavorarvi a partire da un Lied per soprano e orchestra estremamente raffinato, consono a una poesia che parla del profumo dei tigli. L'opera trova un equilibrio tra la tradizione e lo sguardo rivolto al futuro. La scrittura concisa incarna la precisione per cui Webern è famoso ed esprime una profondità di pensiero tipica del suo stile. In essa sono celati vari significati personali per l'artista, in quegli anni segnato dall'esperienza della guerra.
La cantata è una forma musicale tipica del Barocco, costituita da una serie di brani come arie, recitativi, duetti, cori e brani strumentali. Uno dei maggiori compositori di cantate fu sicuramente Johann Sebastian Bach, dalle quali però Webern prende nettamente le distanze. Spesso la cantata può essere sacra, dunque ispirata dalle vicende delle Sacre scritture, ma in questo caso, nonostante Webern la paragoni ad una messa, l'opera non presenta in nessun modo musica liturgica; è bensì il canto di un'anima che cerca altre anime, il cui posto è al di fuori di ogni chiesa.
Si trova nella composizione, dopo un breve recitativo lirico, un brano per soprano, violino solo e orchestra in dialogo con un coro a cappella, nel quale l'ispirazione è tratta da alcuni versi che parlano della Crocifissione. In seguito vi sono un recitativo su una poesia che descrive il canto squillante dell'usignolo nell'oscurità, un'aria la cui visione è quella di api in un alveare, infine una parte per voci femminili: "L'amore deve suonare ora come una tempesta", al centro della quale si lanciano le voci divise dei soprani, dei contralti e del soprano solista. Webern iniziò un settimo movimento per coro, ma presto lo abbandonò, convinto che i sei movimenti fornissero una sequenza soddisfacente dal punto di vista musicale, testuale e storico.
Il musicista morì nel 1945, in un isolamento quasi totale presso un villaggio vicino a Salisburgo, a seguito dell'occupazione dell'Austria da parte della Germania nazista. Qui fu ucciso per tragico errore da un soldato americano.