Sigmund Freud

Nato nel 1856 a Freiberg da genitori ebrei, è stato il fondatore della psicoanalisi, la più famosa tra le correnti teoriche e pratiche della psicologia, fondamentale per la cultura novecentesca.
La psicoanalisi ha infatti influito non solo sulla psicologia, ma anche sulla letteratura, basti pensare al nostro Italo Svevo con La coscienza di Zeno, sull'arte, sulla sociologia, sulle scienze dell'educazione e sulla stessa filosofia.

Nel 1860 la famiglia si trasferì a Vienna, contesto decisivo per la formazione del giovane Freud che si laureò in medicina e intraprese gli studi di anatomia del sistema nervoso. Nel 1882 fu costretto per ragioni economiche ad abbandonare la ricerca scientifica e a intraprendere la professione medica come psichiatra.
La città di Vienna presentava in quegli anni un panorama culturale vario e pieno di novità, come nella pittura con Gustav Klimt ed Egon Schiele e nella musica, con il grande compositore Gustav Mahler, il quale conobbe Freud e divenne suo paziente per un breve periodo.
Nel 1885 Freud poté recarsi a Parigi, dove fu determinante l'incontro con il neurologo Jean-Martin Charcot che stava studiando i fenomeni isterici. Tornato a Vienna proseguì le ricerche sull'isteria insieme a Josef Breuer, arrivando alla scoperta dell'inconscio e quindi alla fondazione della psicoanalisi, una teoria innovativa sui modi di conoscere e dominare i processi inconsapevoli della mente umana. Definita psicologia abissale o del profondo, studia quei fenomeni psichici che risiedono al di fuori della sfera della coscienza e che si manifestano nei ricordi o nei sogni, definiti nella celebre opera L'interpretazione dei sogni, "la via regia che porta alla conoscenza dell'inconscio nella vita psichica".
Nonostante il lento e contrastato successo nel 1910 venne fondata, a Norimberga, la Società internazionale di psicoanalisi. Gli ultimi anni di vita di Freud non furono però felici; nel 1933 i nazisti, a Berlino, bruciarono le sue opere perché ebreo e nel 1938 dovette lasciare Vienna recandosi come esule a Londra, dove morì il 23 settembre 1939.

La grande scoperta di Freud fu quella dell'inconscio, eletto nella psicoanalisi come punto di vista privilegiato da cui osservare l'uomo. Prima di lui si riteneva che la psiche si identificasse con la coscienza, ma in realtà il conscio è solo una minima parte della nostra mente che possiamo conoscere, la manifestazione visibile. Se si pensa ad un iceberg il conscio sarà la punta che emerge dall'acqua, ma l'inconscio è tutta quella parte che resta sotto, quindi varie volte più grande di quella in superficie. Freud ebbe il merito di scoprire questo abisso sconosciuto ed indagarlo nelle sue profondità. Per prima cosa divise l'inconscio in due zone. La prima comprende l'insieme dei ricordi che, pur essendo momentaneamente inconsci, possono divenire consci: il preconscio. La seconda zona, chiamata il rimosso, comprende quegli elementi psichici stabilmente inconsci che sono mantenuti tali da una forza specifica, la cosiddetta "rimozione", che può essere superata solo con tecniche specifiche. Esse dovrebbero vincere le resistenze che ha creato la mente per celare e rimuovere un determinato ricordo doloroso che tuttavia non è mai stato eliminato definitivamente. Freud usò per un certo periodo l'ipnosi, ma questa via tendeva a forzare il malato, allora decise di elaborare un nuovo metodo, quello delle "associazioni libere". Esso consiste nel rilassare il paziente che, sdraiato su un divano a colloquio col medico, pian piano sarà in grado di abbandonarsi al corso dei propri pensieri. Anche in questo caso vi sono però delle difficoltà a cui si andrà incontro durante la cura, come quel fenomeno, ben teorizzato da Freud, che è il transfert, cioè il trasferimento, sulla persona dello psicoterapeuta, di stati d'animo ambivalenti, di amore e di odio, provati dal paziente durante l'infanzia nei confronti dei suoi genitori.

"Il paziente scorge nell'analista un ritorno - reincarnazione - di una persona importante della sua infanzia, del suo passato, e perciò trasferisce su di lui sentimenti e reazioni che sicuramente spettavano a questo modello. Il fatto della traslazione si rivela ben presto come un momento di inaspettata importanza, da un lato come mezzo ausiliario d'insostituibile valore, dall'altro come fonte di seri pericoli. Questa traslazione è ambivalente: essa comprende impostazioni positive e affettuose come anche negative e ostili nei riguardi dell'analista, il quale di solito viene messo al posto di uno dei genitori, il padre o la madre. Finché è positiva, la traslazione ci rende i migliori servigi. Essa modifica tutta la situazione analitica, lasciando in disparte l'intento razionale di guarire e liberarsi dalle sofferenze. In suo luogo subentra l'intenzione di piacere all'analista, di guadagnare la sua approvazione, il suo affetto. Essa diventa la vera molla della collaborazione del paziente; l'Io indebolito diventa forte, sotto l'influenza della traslazione riesce a far cose che altrimenti gli sarebbero impossibili, fa cessare i suoi sintomi, apparentemente diventa sano, ma solo per amore dell'analista".

Freud continuò lo studio della psiche, un'unità complessa costituita da diversi sistemi. Distinse allora, nel capitolo VII dell'Interpretazione dei sogni, due luoghi della psiche, due "topiche": il primo si divide in tre sistemi che sono il conscio, il preconscio e l'inconscio. Il secondo distingue tre "istanze": l'Es, il Super-io e l'Io.

  • L'Es è "il polo pulsionale della personalità", cioè la forza impersonale e caotica governata dal principio del piacere, in quanto l'Es non conosce né il bene, né il male, né la moralità.
  • Il Super-io è la coscienza morale, cioè l'insieme delle proibizioni che sono state instillate all'uomo nei primi anni di vita e che lo accompagnano sempre.
  • L'Io è la parte organizzata della personalità che cerca di mettere in equilibrio le altre due istanze in relazione col mondo esterno.

La teoria della sessualità e il complesso edipico

La teoria della sessualità costituisce l'aspetto culturalmente più sconvolgente della psicoanalisi e quello che ha generato le maggiori opposizioni. La sessualità era considerata prima di Freud il congiungimento con un individuo di sesso opposto, ai fini della riproduzione, dunque assente nell'infanzia.
Freud demolì questo pregiudizio per cui la sessualità apparterrebbe solo all'età adulta ed eliminò l'immagine del bambino come sorta di "angioletto asessuato".
Il bambino è invece un individuo capace di perseguire il piacere indipendentemente da scopi riproduttivi. Vi sono tre fasi dello sviluppo sessuale del soggetto, ognuna caratterizzata da una specifica zona erogena: fase orale, anale e genitale.

  • La fase orale caratterizza i primi mesi di vita e dura sino a un anno circa; ha come zona erogena la bocca ed è connessa a quella che è in questo periodo l'attività principale del bambino, cioè il poppare.
  • La fase anale va da un anno circa a tre anni; ha come zona erogena l'ano ed è collegata alle funzioni escrementizie. Se il bambino viene preso in braccio e accarezzato, tende infatti a rispondere con un libero sfogo delle funzioni corporali.
  • La fase genitale va dai tre ai sei anni circa; ha come fattore erogeno la zona genitale e si articola in due sottofasi: quella fallica e quella genitale in senso stretto. La fase fallica è quella in cui avviene la scoperta del pene che costituisce oggetto di attrazione sia per il bambino sia per la bambina, che soffrono entrambi di un "complesso di castrazione"; il primo perché ha paura di una possibile evirazione, la seconda perché si sente privata del pene e prova invidia. La fase genitale in senso stretto va dal declino della sessualità infantile sino all'inizio della pubertà; è caratterizzata dall'organizzazione delle pulsioni sessuali interamente nelle zone genitali.
Il complesso di Edipo, una delle più note teorie di Freud, è strettamente connessa alla sessualità infantile. Il nome ha origine dalla mitica vicenda del personaggio greco che uccise il padre per sposare la madre e consiste nell'attaccamento verso il genitore di sesso opposto. Di conseguenza si manifesta un atteggiamento ambivalente, con componenti negative come l'ostilità, la gelosia, ma anche componenti positivi come la tendenza all'identificazione, verso il genitore dello stesso sesso. Questo complesso si sviluppa tra i tre e i cinque anni, durante la fase fallica, ed ha un impatto determinante, a seconda della sua risoluzione o meno, sulla futura strutturazione della personalità.
"Si vede facilmente che il maschietto vuole avere la madre soltanto per sé, avverte come incomoda la presenza del padre, si adira se questi si permette segni di tenerezza verso la madre e manifesta la sua contentezza quando il padre parte per un viaggio o è assente. Spesso dà diretta espressione verbale ai suoi sentimenti, promette alla madre che la sposerà. Si penserà che ciò è poca cosa in confronto alle imprese di Edipo, ma di fatto è abbastanza, in germe è la stessa cosa".