Canto XXXIII

La visione di Dio

Madonna del solletico - Masaccio - 1426 - Firenze, Galleria degli Uffizi

Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,
tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nell'ultimo del Paradiso San Bernardo rivolge una preghiera alla Vergine Maria affinché interceda per Dante presso Dio. Il poeta è ormai giunto alla conclusione del suo viaggio e ha bisogno del consenso della Madonna, l'unica a cui è concesso guardare Dio, per l'eterna visione finale. Come recita la preghiera del santo, vertice assoluto e ineguagliabile di tutta la storia della letteratura, Maria è allo stesso tempo Madre e Figlia di Gesù, tanto nobile al punto che Dio accettò di farsi sua creatura.
La Vergine rivolge lo sguardo a San Bernardo, quindi alza gli occhi a Dio: la preghiera è stata esaudita e il poeta potrà dunque descrivere a tutti i lettori come è fatto Dio, nonostante l'insufficienza delle parole e della memoria nel descrivere pienamente questo istante di eternità. Invoca allora Dio affinché gli sia concessa la forza di ridire almeno una minima parte di ciò che vedrà. Dante fissa finalmente lo sguardo nella luce divina, affermando di aver visto in quel momento l'unione perfetta di tutte le realtà: "ciò che per l'universo si squaderna".
In un attimo ha visto tutto ciò che è esistito nell'universo, perché dove vi è Dio nella sua essenza si vede tutto sempre, ed è stato in un solo istante tutte quelle cose, raggiungendo l'eternità.
Nel punto più profondo della luce divina vide poi tre cerchi perfetti che sono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Quest'ultimo è il respiro di Dio, quell'aria sublime che caratterizza il luogo del Paradiso in cui si trovano tutti i santi, quel sospiro d'amore del Padre verso il Figlio, l'amore per lui e per tutti gli uomini.
È però il secondo cerchio quello nel quale il poeta concentra maggiore attenzione, in quanto vi intravede un'immagine umana: "mi parve pinta de la nostra effige". Dante, alla conclusione del suo viaggio nei tre mondi ultraterreni, ritrova dunque se stesso in ciò che conferisce senso alla vita, conclusione straordinaria e inaspettata del poema, ma ancor di più nell'immagine di Dio vede riflessa la nostra immagine, il volto di ciascuno di noi, a testimonianza che siamo specchio del divino e che tutti noi abbiamo una scintilla d'eterno nell'intimo del nostro cuore.
Il senso ultimo della Commedia è il sentimento dell'Amore, quello che è capace di avvicinarci a Dio rendendoci come Lui, un Amore così grande da riuscire a muovere l'Universo intero.

L'amor che move il sole e l'altre stelle.