Tristan Corbière

Nell'anno 1884 uscì a Parigi un volumetto di Paul Verlaine intitolato Les poètes maudits, I poeti maledetti, nel quale raccolse alcuni suoi componimenti e quelli di altri autori a cui fu legato da amicizia, come Arthur Rimbaud, Stéphane Mallarmé e Tristan Corbière.
A Verlaine bisogna riconoscere, con quest'opera, un ruolo di primaria importanza nella storia della letteratura francese, vale a dire la promozione degli scritti di alcuni poeti che probabilmente, come nel caso di Corbière, sarebbero rimasti sconosciuti nel vivace contesto culturale della seconda metà dell'Ottocento.
I poeti maledetti, che trovarono in Charles Baudelaire il loro maestro di riferimento, diedero vita ad una poesia volta a scrutare nel mistero più oscuro della natura e dell'esistenza, in accordo con la poetica simbolista e il clima decadente della Belle Époque, riuscendo con la loro sensibilità a scoprire delle realtà nascoste e irraggiungibili per gli uomini comuni. Il loro stile di vita ribelle e sregolato, fatta eccezione per Mallarmé, li rese però incompresi da quella società borghese che loro rifiutavano. La figura del poeta maledetto è proprio conseguenza di questo loro essere emarginati, convinti che l'artista, per scrutare l'abisso dell'ignoto, dovesse perseguire in prima persona lo sregolamento dei sensi, assumendo droghe al fine di potenziare la propria sensibilità percettiva, inseguendo una poetica irrazionale e simbolista, in un comportamento scandaloso e irriverente per il quale la sofferenza, l'amare e il vivere doveva essere sempre all'insegna dell'eccesso.

Il bevitore di assenzio - Viktor Oliva - 1901

Convinti della loro superiorità rispetto alla società di massa, i poeti maledetti svilupparono una concezione aristocratica ed elitaria della poesia, rifugiandosi in una solitudine dovuta al decadimento dell'arte nell'età contemporanea. Questa posizione, che era stata chiaramente definita da Baudelaire con l'immagine della perdita d'aureola da parte del poeta fra le caotiche strade affollate di Parigi, appariva del tutto opposta e ormai lontana dal ruolo del poeta-vate, guida e modello per il popolo, di cui in età romantica Victor Hugo era stato il massimo esponente.

Notte a Saint Cloud - Edvard Munch - 1890

Corbière fu una figura in disparte rispetto al mondo letterario e artistico parigino, confinato per la maggior parte della sua brevissima esistenza nella sua Bretagna. Nato nel 1845, soffrì sin dall'infanzia di una grave malattia ossea che sarà causa di insanabili sofferenze e della sua morte prematura. Pur non essendo un cattolico osservante, Corbière era molto credente e d'animo dolce, elementi celati da una poesia dal tono forte e violento. Impossibilitato a portato a termine gli studi per la salute cagionevole, iniziò a girare per la Francia leggendo i grandi poeti decadenti e sognando lunghi viaggi per mare, che non poté mai intraprendere, se non in alcune avventure con il suo veliero, essendo magrissimo e indebolito nel fisico, soprannominato da chi lo conosceva, con sarcasmo o malignità, "lo spettro della morte".
Riconosciuto solo a posteriori come uno dei grandi esponenti di un periodo straordinario a livello letterario quale fu la seconda metà del XIX secolo, Corbière divenne celebre come uno dei grandi poeti maledetti quasi dieci anni dopo la sua morte grazie alla pubblicazione del saggio di Verlaine, distinguendosi per uno stile caratterizzato dal linguaggio aspro e duro, lontano da ogni formalismo, e dalla ricorrente autoironia. La sua unica raccolta di poesie, pubblicata a proprie spese nel 1873, fu Les Amours jaunes, Gli amori gialli, che passò inosservata dalla critica e non ottenne il successo che meritava. Lo stesso anno uscirono le Romanze senza parole di Verlaine e Una stagione all'inferno del giovanissimo Rimbaud.
Ancora fortemente legata al Romanticismo, la poesia di Corbière esplora tutte le possibilità del linguaggio rivelandosi modernissima e specchio della propria epoca. Si spense poco prima di compiere trent'anni, nel 1875, stroncato dalla malattia e sfortunato in amore. Il suo unico e fedele compagno fu sempre il mare, che amò moltissimo, a cui è dedicata una delle sue poesie più belle, La fine, che appare come un testamento.

Ebbene tutti questi naviganti - marinai, capitani,
nel loro grande Oceano per sempre inghiottiti...
Partiti spensierati per i loro lunghi viaggi
sono morti - esattamente come erano partiti.

Via! è il loro mestiere; sono morti coi loro stivali!
La loro acquavite sul cuore, spavaldi nei loro cappotti...
- Morti... Grazie: la Morte non ha il piede marino;
vada a letto con voi: è la vostra vecchia...
- Ma loro, via! spazzati di colpo dall'onda!
O travolti in un turbine...

Un turbine... è questa la morte? le vele ammainate
sbattute dall'onda! - Quel che si dice toppare...
Un violento colpo di mare, poi l'alta alberatura
che sferza i grossi flutti - quel che si dice affondare.

- Affondare - Sondate questa parola. La vostra morte è
proprio pallida
e meschina cosa a bordo, sotto la gran bufera...
Meschina cosa di fronte al gran sorriso amaro
del marinaio che lotta. - Suvvia, fate largo! -
Vecchio fantasma sventato, la Morte cambia faccia:
il Mare!...

Annegati? - Ma no! Annegati sono quelli d'acqua dolce.
- Inabissati! corpi e averi! e tutti, fino al povero mozzo,
con la sfida negli occhi, la bestemmia tra i denti!
Sputando in un rantolo sulla spuma una cicca,
bevendo spavaldamente la grande tazza salata...
- Come hanno bevuto la loro acquavite. -

- Niente fossa di sei piedi, né topi di cimitero:
se ne vanno ai pescicani! L'anima di un marinaio
invece di gemere tra le vostre patate,
respira onda per onda.

- Vedete all'orizzonte sollevarsi il maroso;
si direbbe il ventre voglioso
d'una puttana in fregola, e mezzo sbronza...
Sono là! - Il mare grosso ha voce profonda. -

- Ascoltate, ascoltate la bufera che mugghia!...
È il loro anniversario - torna molto spesso -
Poeta, conserva per te i tuoi canti da cieco;
- Il vento canta per loro il De Profundis.

... Rotolino senza fine negli spazi vergini!...
Rotolino verdi e nudi,
senza chiodi e senza bara, senza coperchio, senza ceri...
- Lasciateli rotolare dunque, voi terraioli, pidocchi rifatti!

Il naufragio - William Turner - 1805


Bibliografia

  • Storia europea della letteratura francese. Dal Settecento all'età contemporanea - Lionello Sozzi (a cura di) - Einaudi
  • I poeti maledetti - Paul Verlaine - Il Saggiatore
  • La letteratura e noi. Il secondo Ottocento - Palumbo Editore

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