L'Inghilterra del Seicento

Le due rivoluzioni

Elisabetta I, figlia di Enrico VIII e Anna Bolena, figura dalla grande personalità che seppe garantire un periodo di stabilità all'Inghilterra, si spense all'inizio del XVII secolo.
Non avendo avuto eredi, con lei si estinse la dinastia Tudor e la corona inglese passò a Giacomo I Stuart, re di Scozia, figlio dell'acerrima nemica di Elisabetta, Maria Stuart.
In questo modo i regni di Scozia e Inghilterra, pur rimanendo distinti, potevano essere unificati grazie alla figura del monarca. Sembrava una buona base per un rafforzamento del potere sovrano, ma con Giacomo I e poi soprattutto con suo figlio, Carlo I, riemersero quelle tensioni tra la monarchia e il Parlamento, in precedenza sedate durante il regno di Elisabetta, che condurranno sino alla Prima rivoluzione inglese.
Giacomo si trovò a governare due regni estremamente diversi: da una parte la Scozia convertita alla fede calvinista, un paese scarsamente popolato e dedito principalmente all'allevamento; dall'altra l'Inghilterra anglicana, paese in crescita demografica basato su un'agricoltura ricca, un artigianato attivo e soprattutto un forte commercio marittimo in continua espansione.
Il Parlamento inglese era diviso in due Camere: quella dei Lord, che rappresentava la nobiltà e il clero, e quella dei Comuni, costituita dal resto della popolazione.
Introdurre un'uniformità religiosa appariva come un punto assai difficile ma allo stesso tempo imprescindibile. Giacomo era ben consapevole di tale questione, tuttavia sembrò incapace di gestirla evitando di intervenire con decisione, tollerando la coesistenza di religioni diverse, anche quella cattolica. Nonostante Giacomo rappresentasse quindi sia Scozia che Inghilterra, il progetto di unire sotto un'unica corona entrambi i regni rimase solamente un'ipotesi respinta dal Parlamento.

Giacomo ambiva ad un matrimonio di rango per suo figlio Carlo, principe di Galles ed erede al trono, pensando inizialmente ad una principessa spagnola, idea accantonata nel momento in cui nel paese riprese vigore la campagna anticattolica promossa da un gruppo di calvinisti chiamati "puritani".
L'alleanza cattolica avverrà comunque quando Carlo I prese il potere nell'anno 1625 sposando Enrichetta Maria, sorella del re di Francia Luigi XIII. Questa scelta indebolì notevolmente i rapporti con il Parlamento.

Ritratto di Carlo I Stuart datato 1635 circa.

L'ascesa al trono di re Carlo coincise con un periodo molto delicato per le principali monarchie europee.
In Spagna Filippo IV d'Asburgo tornò alla guerra mai risolta con i Paesi Bassi, a cui si aggiunsero le ribellioni della Catalogna e del Portogallo. Esplosero inoltre insurrezioni nei domini italiani, prima a Palermo e in gran parte della Sicilia, poi nel regno di Napoli.
Anche la Francia viveva un periodo travagliato, con Anna d'Austria, moglie del defunto Luigi XIII e reggente per conto dell'ancora bambino Luigi XIV, che fu costretta a fronteggiare una rivolta generale chiamata Fronda. Il Parlamento di Parigi e i nobili erano infatti intenzionati ad allontanare dal potere il cardinale italiano Giulio Mazzarino, dando vita ad una guerra civile.
Il Sacro romano impero, malgrado il compromesso raggiunto nel 1555 con la pace di Augusta, nella quale veniva riconosciuta l'esistenza della confessione luterana in quei territori dell'impero in cui i principi ne professavano il credo, continuava a vivere quei profondi conflitti religiosi che, a partire dal Concilio di Trento, non si erano più fermati. Si decise allora nel 1648 di estendere le condizioni della pace di Augusta a ogni confessione protestante e non solo al luteranesimo.
Il sogno degli Asburgo, in particolare di Carlo V, di riunire sotto la fede cattolica buona parte dell'Europa, si dimostrò appunto un'utopia irrealizzabile, assistendo così al lento tramonto dell'egemonia asburgica.

Questa crisi politica che investì l'Europa di metà Seicento non fu altro che la conseguenza della lunga età delle guerre di religione. Tuttavia vi era anche un'altra ragione per cui presero vita tali rivolte, ossia la modalità con cui venivano utilizzati i soldi raccolti fra i sudditi, la legittimità di tale decisione e il motivo per cui vi si ricorreva di frequente. L'accrescimento senza limiti del potere delle corone era dunque l'altro grande fattore che generò i molti contrasti.
In particolare al centro delle critiche era la figura del favorito, amico e consigliere del sovrano che riceveva speciali onori arrivando ad avere nelle proprie mani le redini del regno. Questa usanza era sempre esistita, ma i re erano stati attenti nell'assegnare ad un solo individuo gran parte del potere.
In Spagna Filippo III concesse invece al suo favorito di governare al suo posto, in pratica sostituendolo a tutti gli effetti, vivendo nel lusso e nello sfarzo. L'esempio spagnolo fu poi imitato in Francia e anche in Inghilterra, raggiungendo un altissimo livello di corruzione.
Ad opporsi con decisione a tale pratica sarà in Spagna il giovane Filippo IV, critico nei confronti della politica adottata da suo padre. Il nuovo sovrano si circonderà invece di validi collaboratori intenzionati come lui a salvare il declino della monarchia. Stesso discorso vale per la Francia, che con il Re Sole, deciso nell'avere in mano il pieno controllo, conobbe un rafforzamento del potere assoluto.
In Inghilterra Carlo I era invece accusato di essere un tiranno che affliggeva i propri sudditi con nuove tasse senza il consenso delle Camere. A suscitare una profonda avversione nei suoi confronti fu anche la rapida ascesa a corte di un favorito, un nobile minore divenuto, grazie al sovrano, duca di Buckingham ed uno dei signori più ricchi e influenti d'Inghilterra. Si racconta che fu proprio un viaggio in Spagna, a Madrid, accompagnando il principe di Galles e suo futuro re, ad aprire gli occhi al duca sulle potenzialità politiche di un favorito.
Così, la prospettiva di un trionfo cattolico e le antipatie per lo strapotere di Buckingham generarono malumori insanabili, a tal punto che nel 1626 Carlo I fu costretto a sciogliere il Parlamento per i continui attacchi al proprio ministro.
La situazione precipitò con l'improvviso assassinio di Buckingham, accolto con manifestazioni di gioia nell'intero paese. Il sovrano prese allora in mano il governo, intenzionato a regnare come un monarca assoluto e a non riconvocare il Parlamento, aumentando così la distanza fra la corte e il paese.
Re Carlo cercò inoltre di imporre l'anglicanesimo alla Scozia calvinista, ma l'esercito scozzese respinse gli attacchi del sovrano, costretto a riconvocare il Parlamento nel 1640 per averne l'appoggio e i finanziamenti.
I parlamentari tuttavia non si sottomisero alla sua volontà e nel 1642 Carlo cercò di risolvere il contrasto con un colpo di mano, entrando in Parlamento con un centinaio di soldati, intenzionato ad arrestare i capi dell'opposizione parlamentare. Il tentativo fallì e provocò lo scoppio della guerra civile.
Il Parlamento formò un esercito guidato da Oliver Cromwell, condottiero che sarà poi a capo della repubblica. L'esercito parlamentare si rivelò ben organizzato e nel 1645 sconfisse quello regio.
Le idee che furono proposte in questo periodo sorprendono ancora oggi per la loro modernità, come la parità di diritti fra tutti i cittadini e la facoltà di eleggere i propri rappresentanti politici. La sovranità doveva dunque passare al popolo e il potere della corona notevolmente ridotto, tutti elementi che saranno poi ripresi nella Rivoluzione francese, ai quali si aggiunse infine la volontà di abolire la Camera dei Lord.
Carlo I fu fatto prigioniero, tentando nel 1647 una fuga verso il Galles, ma l'anno successivo venne ripreso da Cromwell e condannato a morte per alto tradimento. Di fronte all'accusa Carlo non si difese, rifiutandosi di dare risposte ad un parlamento che non poteva giudicare un sovrano che, nella sua visione, era posto sul trono direttamente da Dio. Il non rispondere venne utilizzato a suo sfavore come ammissione della propria colpa.
Fu decapitato a Londra il 30 gennaio del 1649; le sue ultime parole furono: "Passo da un mondo corruttibile a uno incorruttibile, dove c'è pace, tutta la pace possibile"...

Carlo I in armatura.

Tre mesi più tardi la fine della monarchia venne anche abolita la Camera dei Lord e il 13 maggio fu proclamato il Commonwealth, la Repubblica, con Cromwell al comando.
Nel 1651 il Parlamento approvò l'Atto di Navigazione, al fine di rafforzare il commercio marittimo inglese a scapito delle concorrenti, soprattutto le Province Unite, che oggi costituiscono i Paesi Bassi, e il Portogallo. Questa decisione sarà la causa nel 1652 della guerra fra l'Inghilterra e la Repubblica delle Province Unite, conflitto che andrà avanti per buona parte della seconda metà del secolo.
L'anno seguente Cromwell, contro la volontà del Parlamento, si proclamò Lord Protettore, assumendo nelle sue mani pieni poteri, in maniera del tutto simile ad un monarca assoluto, senza tuttavia farsi chiamare re. Per tali motivi la figura di Cromwell si potrebbe paragonare a quella di Napoleone Bonaparte, che alla fine del Settecento, dopo aver anche lui assistito alla decapitazione di un sovrano, vale a dire Luigi XVI, diverrà "l'erede imperfetto" della Rivoluzione, prima re e poi imperatore dei francesi.
Così alla morte di Cromwell, nel 1658, il Parlamento decise di affidare il potere al figlio di Carlo I, salito al trono con il nome di Carlo II. L'Inghilterra decise quindi di accantonare l'esperimento repubblicano e di tornare alla monarchia, con la Restaurazione Stuart, dinastia che però si estinse con la Seconda rivoluzione inglese, chiamata anche "Gloriosa Rivoluzione".

Pur governando con giudizio, il nuovo re sembrò riprendere uno stile di governo dai tratti assolutistici, provocando una crescente diffidenza tra monarchia e Parlamento anche a causa dell'atteggiamento filocattolico, confermato dall'accordo diplomatico con il Re Sole, suo cugino, nel 1672.
Carlo aveva inoltre sposato una principessa portoghese, di fede cattolica, e suo fratello Giacomo duca di York, primo nella successione, decise di convertirsi al cattolicesimo.

La conseguenza fu la promulgazione nel 1673 del Test Act, con il quale il Parlamento escluse per 150 anni i cattolici da tutte le cariche politiche e il loro accesso alle Camere del Parlamento. Dall'altra parte fu scoperta una congiura "papista" volta all'assassinio del sovrano per assicurare l'ascesa al trono di Giacomo, che avrebbe messo in atto una politica ancor più filocattolica di Carlo.
Si creò così una divisione parlamentare molto importante, quella fra whig, contrari all'ascesa al potere da parte di Giacomo, e tory, a favore della successione.
Nonostante i contrasti, alla morte di Carlo II nel 1685 fu incoronato re Giacomo II, il quarto Stuart monarca d'Inghilterra.

Sotto re Giacomo aumentarono ulteriormente i contrasti tra puritani e cattolici, soprattutto a seguito dell'abolizione del Test Act, a cui si aggiunse la decisione, da parte del sovrano, di sciogliere il Parlamento, contrario alle sue scelte.
Il tutto avveniva in un periodo nel quale Luigi XIV di Francia, ergendosi a difensore della fede cattolica, aveva revocato l'Editto di Nantes con il quale a fine Cinquecento era stata concessa la libertà di culto ai protestanti.
A questo punto in Inghilterra sia whig che tory chiesero soccorso al nobile olandese Guglielmo III d'Orange, marito della primogenita del re Giacomo, cresciuta però nella confessione protestante.
Giacomo II fu costretto a fuggire in Francia, mentre Guglielmo venne accolto trionfalmente a Londra e, a seguito di un acceso dibattito, nominato nel 1689 sovrano d'Inghilterra.
Fu una decisione importante quella del Parlamento che, per la prima volta nella storia, decise di deporre pacificamente un re e di nominarne un altro, atto che prese poi il nome di "Gloriosa Rivoluzione", per distinguerla dalla sanguinosa rivolta che quarant'anni prima aveva portato alla decapitazione di Carlo I.
Nel momento in cui Guglielmo accettò la corona dovette anche firmare la Dichiarazione dei diritti, con la quale si impegnava a rispettare i diritti dei cittadini e le leggi votate dal Parlamento. La sovranità non era più ormai solamente nelle mani del re, ma in quella del popolo e dei suoi rappresentanti in Parlamento.
La stabilità del nuovo governo ben si espresse nei primi anni Novanta del secolo durante le insurrezioni in Scozia e in Irlanda dei seguaci di Giacomo II: facilmente repressa la prima, la seconda fu invece stroncata nel sangue perché di dimensioni assai più ampie e aperta al rischio della riconquista del regno da parte del re deposto.
Con la Seconda rivoluzione inglese si instaurò dunque una monarchia parlamentare, mettendo fine all'assolutismo del sovrano e il suo essere posto sul trono per volere divino. Ad esso fu sostituito una sorta di patto fra il re e i cittadini inglesi, a cui spettava la vera sovranità. Tutto ciò si rafforzò nel 1701 con la decisione di impedire ai cattolici di ereditare il trono, che avrà come conseguenza il definitivo tramonto della dinastia Stuart e l'ascesa di quella Hannover con Giorgio I, un re tedesco estraneo alla politica inglese, di cui ignorava persino la lingua. Affidandosi sempre più ai ministri e alla maggioranza parlamentare, il re regnava ma senza avere in mano il governo, divenendo sempre più solo un simbolo dell'identità nazionale.
Nel 1707 nacque, dall'unione di Inghilterra e Scozia, la Gran Bretagna, che insieme con l'Irlanda componeva il Regno Unito, con unico Parlamento a Londra.


Bibliografia

  • L'età moderna. Dalla scoperta dell'America alla Restaurazione - Francesco Benigno - Editori Laterza
  • Il senso del tempo. Volume 2 - Alberto Mario Banti - Editori Laterza

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