Frate Cipolla

Frate Cipolla promette a certi contadini di mostrar loro la penna dell'agnolo Gabriello; in luogo della quale trovando carboni, quegli dice esser di quegli che arrostirono san Lorenzo.

La sesta giornata, di cui fanno parte alcuni tra i personaggi più celebri del poema, come Cisti fornaio e Chichibio cuoco, prosegue nella decima novella con il racconto di un altro degli eroi boccacceschi, frate Cipolla, il quale con l'astuzia e l'abilità di parola supera una situazione a lui sfavorevole sapendo trarne vantaggio.
La vicenda si sviluppa nel luogo di nascita dell'autore, Certaldo, comune in provincia di Firenze. Il narratore è Dioneo, a cui si devono le storie più divertenti.
Ogni anno il protagonista è solito recarsi a Certaldo al fine di raccogliere le offerte dei devoti, inventando sempre delle storie per truffare i contadini con la sua arte oratoria.
Il frate è descritto dal poeta come basso di statura, rosso di capelli e come il miglior brigante che esistesse, il cui saper parlare lo paragona addirittura a Cicerone.
Una volta in paese frate Cipolla dichiara agli ingenui contadini che mostrerà loro una reliquia preziosissima, vale a dire una piuma delle ali dell'arcangelo Gabriele caduta al momento dell'Annunciazione alla Vergine.
Udita la solenne dichiarazione due abitanti burloni, che ben conoscevano il frate, decidono di fargli uno scherzo sostituendo la piuma con dei carboni. Intanto si scopre che la reliquia altro non è che una piuma di pappagallo, animale esotico sconosciuto dai poveri contadini.
Al momento della predica tra i fedeli, tra cui vi sono anche i due artefici della beffa, frate Cipolla, ignaro dello scherzo, annuncia ai credenti che sta per mostrare loro la piuma. Non appena scoperto lo scherzo il frate riesce in poco tempo a volgere la situazione a suo favore improvvisando che per opera di un miracolo la piuma è stata sostituita dai carboni sui quali fu martirizzato San Lorenzo, del quale due giorni dopo si sarebbe celebrata la festività.
Il pubblico, stupito e meravigliato, esclama al miracolo e accorre a vedere la reliquia ponendo laute offerte nella cassetta del frate.
I due autori dello scherzo non possono così che riconoscere la bravura del frate e ammettere che è stato più furbo di loro.

Anche il Boccaccio, come già fatto per altri personaggi, non può che porre compiaciuto il frate tra quelli che sono gli eroi della sua opera, mostrando una certa simpatia nei suoi riguardi.
Si direbbe dunque che l'autore consideri solamente la virtù del protagonista e non condanni il suo peccato, al contrario di quanto avrebbe fatto Dante che sarebbe stato irremovibile nella sua condanna. Tuttavia anche Boccaccio, come nel caso della novella di Ser Ciappelletto, muove un duro attacco nei confronti della Chiesa e dei religiosi, sottolineandone la tendenza ad approfittarsi dei più poveri e semplici, facendo l'esatto opposto di ciò che vanno predicando.