Henri de Toulouse-Lautrec

Henri de Toulouse-Lautrec nacque ad Albi, nel sud della Francia, nel 1864, da una nobile famiglia di antiche origini.

Il padre aveva sposato una sua cugina di primo grado, rispettando l'antica tradizione familiare di celebrare matrimoni tra consanguinei. Henri nacque però con una grave malattia ossea di natura ereditaria. Inoltre, durante la prima adolescenza, due dolorose cadute gli bloccarono la crescita delle gambe. Sviluppò così un busto normale mantenendo tuttavia le gambe di un bambino.

Segnato da questa deformazione fisica, Henri sapeva però ridere di sé stesso e non sembrava rimanere ferito dai commenti della gente.

Un critico della sua epoca ha lasciato di lui un ritratto impietoso che fa capire come veniva visto: "Henri de Toulouse-Lautrec era piccolo piccolo, nero nero. Dava ancor più l'impressione di un nano in quanto il busto, che era quello di un uomo, e la grossa testa sembravano aver schiacciato con il loro peso quel poco di gambe che divergevano al di sotto. [...] Le sue dita enormi sapevano maneggiare con delicatezza [...] quel pezzetto di legno dall'estremità ricurva che lui chiamava bastone. Bastone per bambini: l'aiutava, però, se non a camminare, almeno a "rotolare". Quando vi acconsentiva. Era infatti sempre in carrozza e spesso tormentava l'uno o l'altro dei suoi compagni perché l'accompagnassero a fare il giro del Salon, con lui seduto in una sedia a rotelle. Strane manovre e battute spiritose cercavano di dissimulare la sua terribile difficoltà a camminare".

Da ragazzo, per esempio, Henri si ritraeva in grottesche caricature e, dopo un insuccesso scolastico, si fece stampare un biglietto da visita con scritto "bocciato in lettere". Inoltre parlava di sé in terza persona chiamandosi "il nano".

Nel 1881 si trasferì a Parigi, capitale europea artistica e culturale, dove divenne amico di un giovane pittore pieno di talento, destinato a cambiare per sempre la storia dell'arte, Vincent Van Gogh. Egli non era infatti giunto a Parigi nel pieno della carriera come gli altri, punto di arrivo di lunghi percorsi, bensì per coglierne gli stili, gli insegnamenti, e cominciare la sua avventura.

E a differenza degli altri, Vincent era anche l'unico con cui ci si poteva confidare, seduti a un caffè. Quante volte lui e Henri si sono ritrovati a passare infinite nottate a parlare di arte, la loro vita. Così diversi, Henri un aristocratico ben vestito, fine nei modi, che amava quegli ambienti, Vincent isolato nei suoi pensieri; si vedeva che era lì solo per cogliere delle nozioni e poi andarsene, perché i suoi pensieri avrebbero preso altre strade. Appariva silenzioso, quasi scontroso, ma con Henri, che di arte ne sapeva, era la persona con la quale chiacchierare era ciò che di più bello ti potesse capitare.

Avevano qualcosa in comune oltre all'arte, forse qualcosa di più profondo; entrambi soffrivano molto, Henri fragile di salute, Vincent di nervi, con un anima tanto, troppo sensibile.

Si racconta che per una mostra nell'anno 1890, il fratello di Vincent, Theo, fosse riuscito a far esporre due dipinti dei famosi girasoli. Un pittore di nome Henry De Groux, piuttosto noto all'epoca, avrebbe inveito contro i quadri, minacciando di non esporre le sue opere vicino a quelli.

L'insulto continua e Henri non riesce a trattenersi, era troppo, lui sapeva che Vincent credeva davvero in ciò che faceva; in ogni suo tratto vi era parte del suo animo e non poteva lasciare che il suo amico venisse ferito. Era da tanto ormai che non si vedevano, Vincent si trovava adesso ad Auvers, dove poco dopo sarebbe mancato, però il legame che li univa era indissolubile e così Henri decide di sfidare De Groux a duello, tirando fuori tutto il coraggio e la rabbia che ha dentro. Alla fine il duello non si farà, perché De Groux preferirà scusarsi. Intanto però Henri aveva difeso l'amico, i loro valori, la loro Arte.

Il Ritratto di Vincent Van Gogh testimonia questa sincera amicizia. A prima vista sembrerebbe proprio un dipinto di Vincent, lo stile, i colori sono quelli; questo proprio perché Henri ha voluto realizzare l'opera nel modo più vicino possibile all'amico al fine di rendergli omaggio.

Vincent è ritratto come lo si poteva vedere nelle sere passate in qualche locale davanti a un bicchiere di assenzio. È così che lui e Henri parlavano ore e ore, non accorgendosi del trascorrere del tempo. Perché l'arte era ciò che li salvava; per loro non era solo un mestiere, era una passione grazie alla quale dimenticavano tutte le sofferenze e continuavano a credere nella bellezza della vita, riuscendo a scorgervi un senso più grande, un qualcosa di eterno.

Scriveva Vincent all'inizio della sua carriera artistica:

"Cosa sono io agli occhi della gran parte della gente? Una nullità, un uomo mediocre, un individuo sgradevole. Qualcuno che non ha e che non potrà mai avere una posizione sociale, in breve, l'ultimo degli ultimi.

Ebbene, anche se tutto questo fosse vero, vorrei che un giorno le mie opere rivelassero ciò che quest'uomo mediocre, questa nullità, ha nel cuore".

Non compresi in vita, isolati dalle chiacchiere della gente, fragili, malinconici, Henri è divenuto uno degli autori più significativi della seconda metà dell'Ottocento e Vincent il padre dell'arte moderna.

Nonostante la sua origine e la sua agiatezza economica gli avrebbero consentito di frequentare ambienti di classe, Henri preferì trasferirsi nel quartiere di Montmartre, fonte inesauribile di ispirazione, dove aprì un suo atelier. Frequentava spesso caffè, bordelli ed altri ambienti equivoci, divenendo l'interprete più diretto e fedele della vita mondana del tempo.

Al Moulin Rouge raffigura per esempio l'interno del celebre locale di Montmartre e ritrae alcuni personaggi che erano soliti frequentarlo, offrendoci uno spaccato di vita contemporanea. Lo stesso autore appare nel dipinto, sullo sfondo, riconoscibile dalla bassa statura, accompagnato dal cugino.

L'inquadratura del dipinto ricorda il capolavoro L'assenzio di Edgar Degas, di cui Henri si considerò l'erede ideale.

Con il maestro impressionista aveva in comune l'interesse per il disegno e per la figura umana: "Nella pittura solo la figura esiste. Il paesaggio non è, non deve essere, che un accessorio".

Il dettaglio della staccionata che divide in primo piano il quadro lungo la diagonale, può essere accostato al dipinto Bal au Moulin de la Galette di Pierre-Auguste Renoir. Ciò è testimoniato anche dal fatto che Henri prese proprio quel locale come soggetto di un altro suo lavoro, intitolato Un angolo al Moulin de la Galette.

Henri visse per lunghi periodi in un bordello, la Casa di rue des Moulins, partecipando alla vita quotidiana della ragazze che vi lavoravano. Le rappresentazioni delle prostitute, a lungo osservate dall'artista, appaiono proprio come delle fotografie. Nel dipinto Al salon di rue des Moulins, del 1894, vediamo sei prostitute in attesa dei loro clienti, quasi annoiate, stanche, ma senza alcun compiacimento volgare. Perché Henri non le giudicava, anzi era loro amico, tanto da raffigurare intensamente le loro espressioni, quasi conoscesse le loro anime, i loro sentimenti. Di questo si accorse l'ormai anziano maestro Renoir, che le definì "disperatamente tristi".

La cantante e attrice Yvette Guilbert, musa ispiratrice del pittore, scrisse:

"Mi raccontò il sapore del suo vivere dentro alla casa chiusa, di veder palpitare la prostituzione e di comprendere i dolori sentimentali di quelle povere creature, serve dell’amore. Lui era loro amico, a volte anche loro confidente, ma mai loro giudice, loro consolatore... piuttosto era per loro come un fratello nella compassione".

La vita di Henri fu stroncata presto dalla fragile salute, dalla sifilide, contratta nei bordelli, e dalla dipendenza dall'assenzio. Si spense nella notte del 9 settembre 1901. Aveva solo 37 anni, così come l'amico Vincent che sembra quasi sentisse ancora il bisogno di avere qualcuno con cui parlare veramente di arte...

Un giornale parigino annunciò la sua morte scrivendo: "È morto miseramente, rovinato nel corpo e nello spirito. Fine triste di una triste vita".

La sua stella stava invece già iniziando a brillare, facendone uno dei più grandi artisti dell'età moderna.