Henrik Ibsen

Nato in Norvegia nel 1828, fu poeta, drammaturgo e regista teatrale, considerato il padre della drammaturgia moderna per aver portato nel teatro la dimensione più intima della borghesia ottocentesca, mettendone a nudo le contraddizioni e il profondo maschilismo.
Ibsen fu l'inventore del teatro del salotto borghese: nelle sue opere sono fondamentali le didascalie degli interni, descritte con molta precisione. I suoi drammi scrutano nel profondo dell'animo umano, stimolando la discussione e la critica da parte del pubblico più che la pietà e i sentimenti. I suoi personaggi sono colti nel momento di riflessione personale e qui mettono in evidenza i propri conflitti interiori, le paure e le proprie contraddizioni. Ibsen guarda nell'abisso della psiche individuale, infatti viene paragonato a Sigmund Freud, che proprio in quegli anni esponeva le sue teorie, trovando le tracce di una insanabile frattura tra gli autentici valori della vita e le norme comportamentali imposte dalla società.
Rilevante a livello produttivo fu il soggiorno in Italia dove realizzò i suoi drammi più conosciuti, tra cui il capolavoro Casa di bambola.
Tornato in Norvegia nel 1891, morì nel 1906.

Casa di bambola

Dramma scritto nel 1879 che costituisce uno dei più intensi e significativi esempi di quella drammaturgia borghese che i lavori di Cechov e Pirandello contribuirono a rendere grande. Nell'opera è si riflette sulla mediocrità, ipocrisia ed egoismo di Torvald, marito della protagonista Nora, specchio di una mancanza di valori alla base del matrimonio, in un contesto sociale dominato dal denaro, dal lavoro, dall'ansia di affermazione, poco attento ai rapporti veri, ai sentimenti, e che finisce per inghiottire gli uomini nella propria interiorità, paralizzando desideri e quella spiritualità che è il senso ultimo di ognuno. Ibsen è molto attento al ruolo della donna nella società e alla sua psicologia; sin dalle prime battute la protagonista appare infatti succube del marito, come una bambina capricciosa che si diverte tutto il giorno e si arrabbia per motivi futili come quando il marito le proibisce di mangiare dolci, chiamandola continuamente con il soprannome di "allodola".
Nel dramma assisteremo però a un cambiamento radicale da parte della protagonista che prende coscienza di sé andando in cerca della sua vera identità.
La donna è ricattata da Krogstad a causa di un prestito illecito che lei aveva firmato per salvare la vita di suo marito. Quando Torvald scopre il fatto, viene assalito dall'ansia e dal tormento di perdere la propria reputazione e allontana la moglie dai suoi figli. Nel momento in cui la minaccia scompare, Torvald apprende con gioia la notizia esclamando "sono salvo!", e subito perdona la moglie. Per Nora, però, la vita non può ritornare ad essere quella di prima, ormai è troppo tardi, lei è cambiata e vede il marito per quello che è realmente. La donna si accorge che negli otto anni di matrimonio il suo ruolo è stato solo quello di una bella marionetta nelle mani del marito, costretta a vivere in una casa di bambola. Decide così di abbandonare Torvald per ritrovare sé stessa. Questo suscitò un grande scandalo nella società del tempo. Ibsen fu addirittura costretto a cambiare il finale perché accusato di femminismo estremo.