Lontano dalla retorica di tono celebrativo tipica delle più celebri raffigurazioni del Risorgimento, il pittore milanese Gerolamo Induno fu capace di cogliere gli aspetti più intimi e privati di questa gloriosa pagina della nostra storia che portò all'unificazione nazionale sotto la corona di Vittorio Emanuele II, grazie alle azioni politiche del Conte Camillo Benso di Cavour e del generale Giuseppe Garibaldi.
I lunghi anni di attesa, di sconfitte e di battaglie sul nostro territorio portarono alla nascita in pittura, così come in letteratura, di opere fortemente patriottiche e commemorative, spiccatamente encomiastiche, volte - seguendo quanto richiedeva la politica del tempo - a rafforzare il senso di appartenenza alla patria e alla dinastia. La necessità di costruire un'identità nazionale, rievocando le pagine gloriose del processo di unificazione, attingeva ad anni che dalla caduta di Napoleone Bonaparte portano sino alle due guerre per l'indipendenza combattute contro l'Austria. Nella storia dell'arte italiana è tale il motivo per cui il Romanticismo coincide con il Risorgimento, nutrendosi dei suoi contenuti politici ed ideologici e distaccandosi da quell'attenzione alla natura, all'onirico e alla spiritualità che connota le opere inglesi e tedesche. Lo stesso discorso è proprio della letteratura, che già con Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi e Alessandro Manzoni risentì dei discorsi e dei progetti unitari, così come la produzione musicale del genio di Giuseppe Verdi.
Entrando presso la Pinacoteca di Brera è per esempio Francesco Hayez, uno degli assoluti protagonisti di questo periodo artistico a spiegare bene - basti pensare al celeberrimo Bacio - il confine che separa Romanticismo e Risorgimento, conciliando in questo caso la passione e la storia antica con l'attualità, realizzando un'opera che si presta a varie interpretazioni.
Rapito dalla bellezza dei quadri di Hayez, Gerolamo Induno decise di proseguirne lo stile elegante appassionandosi tuttavia al sentimentalismo più umano che vi è dietro a questa fase della nostra storia, indugiando su scene domestiche di interni in cui si sviluppa sottilmente il tema profondo degli affetti, nel timore della lontananza e nel dolore causato dal distacco.
Nasce da questa volontà di narrazione poetica un altro bacio, sicuramente non celebre come quello di Hayez, ma posto accanto ad esso, a sinistra, in continuità tematica ed in grado di rapire l'osservatore per il medesimo sentimentalismo che traspare, in questo caso, però, quello di una madre nei riguardi del figlio, ancor più emozionante e sincero perché rivelatore di tutta quella tenerezza e di un'angoscia che può solamente immaginare una madre consapevole di dover lasciare andare il figlio, senza potergli più stare accanto. Si tratta del piccolo quadro - noto anche come Il grande sacrificio e datato 1860 - che riprende appunto l'iconografia di Hayez proiettandola nel contesto realistico di una dimora popolare, conferendo la dignità di eroi a chi ha combattuto personalmente per la patria ma anche a chi, come la madre, ha saputo aspettare ogni giorno, con sconfinata inquietudine e apprensione, il ritorno a casa del figlio.Rimanendo dinanzi al Bacio di Hayez, il visitatore più attento ai dettagli potrà accorgersi che alla sua destra vi è un'altra piccola tela di Induno, intitolata e realizzata nel 1862, nella quale si scorge la presenza dello stesso capolavoro di Hayez all'interno dell'opera, in un omaggio che è può anche essere interpretato come una prosecuzione dell'immagine. La giovane donna, rimasta sola alla partenza dell'amato, stringe tra le mani qualcosa - forse un ritratto dell'innamorato o un pegno amoroso - struggendosi nel ricordo, come se un legame invisibile unisse le due anime.Il fulcro della composizione è il piccolo busto di Garibaldi appoggiato su una nicchia alla parete, accanto alla riproduzione, dettaglio che indica la partenza del giovane protagonista - assente in una tela che però parla costantemente di lui - tra le fila delle Camicie rosse dirette in Sicilia. La luce dell'alba filtra dalla finestra illuminando il viso della ragazza, colta da un triste presagio che turba il suo animo, come se il suo cuore le dicesse che qualcosa è accaduto al suo promesso, in un'unione spirituale che va oltre al visibile e che aleggia in tutti gli elementi dell'arredo di questo piccolo interno, come i vestiti abbandonati su una sedia, gli oggetti lasciati per terra e la coperta, curata in ogni singolo dettaglio.Induno, pittore dell'animo e degli affetti, ha voluto dunque spiegarci che la storia del Risorgimento, così come quella di ogni grande gesto, è nel cuore dei semplici, in coloro i quali in ogni epoca hanno saputo soffrire, attendere e sperare, ponendo la loro felicità nel destino di qualcuno.


Lontano dalla retorica di tono celebrativo tipica delle più celebri raffigurazioni del Risorgimento, il pittore milanese fu capace di cogliere gli aspetti più intimi e privati di questa gloriosa pagina della nostra storia che portò all'unificazione nazionale sotto la corona di , grazie alle azioni politiche del Conte Camillo Benso di Cavour e del generale Giuseppe Garibaldi.I lunghi anni di attesa, di sconfitte e di battaglie sul nostro territorio portarono alla nascita in pittura, così come in letteratura, di opere fortemente patriottiche e commemorative, spiccatamente encomiastiche, volte - seguendo quanto richiedeva la politica del tempo - a rafforzare il senso di appartenenza alla patria e alla dinastia. La necessità di costruire un'identità nazionale, rievocando le pagine gloriose del processo di unificazione, attingeva ad anni che dalla caduta di portano sino alle due guerre per l'indipendenza combattute contro l'Austria. Nella storia dell'arte italiana è tale il motivo per cui il Romanticismo coincide con il Risorgimento, nutrendosi dei suoi contenuti politici ed ideologici e distaccandosi da quell'attenzione alla natura, all'onirico e alla spiritualità che connota le opere inglesi e tedesche. Lo stesso discorso è proprio della letteratura, che già con Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi e risentì dei discorsi e dei progetti unitari, così come la produzione musicale del genio di .Entrando presso la Pinacoteca di Brera è per esempio , uno degli assoluti protagonisti di questo periodo artistico a spiegare bene - basti pensare al celeberrimo Bacio - il confine che separa Romanticismo e Risorgimento, conciliando in questo caso la passione e la storia antica con l'attualità, realizzando un'opera che si presta a varie interpretazioni.Rapito dalla bellezza dei quadri di Hayez, Gerolamo Induno decise di proseguirne lo stile elegante appassionandosi tuttavia al sentimentalismo più umano che vi è dietro a questa fase della nostra storia, indugiando su scene domestiche di interni in cui si sviluppa sottilmente il tema profondo degli affetti, nel timore della lontananza e nel dolore causato dal distacco.
Nasce da questa volontà di narrazione poetica un altro bacio, sicuramente non celebre come quello di Hayez, ma posto accanto ad esso, a sinistra, in continuità tematica ed in grado di rapire l'osservatore per il medesimo sentimentalismo che traspare, in questo caso, però, quello di una madre nei riguardi del figlio, ancor più emozionante e sincero perché rivelatore di tutta quella tenerezza e di un'angoscia che può solamente immaginare una madre consapevole di dover lasciare andare il figlio, senza potergli più stare accanto. Si tratta del piccolo quadro La partenza del garibaldino - noto anche come Il grande sacrificio e datato 1860 - che riprende appunto l'iconografia di Hayez proiettandola nel contesto realistico di una dimora popolare, conferendo la dignità di eroi a chi ha combattuto personalmente per la patria ma anche a chi, come la madre, ha saputo aspettare ogni giorno, con sconfinata inquietudine e apprensione, il ritorno a casa del figlio.
Rimanendo dinanzi al Bacio di Hayez, il visitatore più attento ai dettagli potrà accorgersi che alla sua destra vi è un'altra piccola tela di Induno, intitolata Triste presentimento e realizzata nel 1862, nella quale si scorge la presenza dello stesso capolavoro di Hayez all'interno dell'opera, in un omaggio che è può anche essere interpretato come una prosecuzione dell'immagine. La giovane donna, rimasta sola alla partenza dell'amato, stringe tra le mani qualcosa - forse un ritratto dell'innamorato o un pegno amoroso - struggendosi nel ricordo, come se un legame invisibile unisse le due anime.
Il fulcro della composizione è il piccolo busto di Garibaldi appoggiato su una nicchia alla parete, accanto alla riproduzione, dettaglio che indica la partenza del giovane protagonista - assente in una tela che però parla costantemente di lui - tra le fila delle Camicie rosse dirette in Sicilia. La luce dell'alba filtra dalla finestra illuminando il viso della ragazza, colta da un triste presagio che turba il suo animo, come se il suo cuore le dicesse che qualcosa è accaduto al suo promesso, in un'unione spirituale che va oltre al visibile e che aleggia in tutti gli elementi dell'arredo di questo piccolo interno, come i vestiti abbandonati su una sedia, gli oggetti lasciati per terra e la coperta, curata in ogni singolo dettaglio.
Induno, pittore dell'animo e degli affetti, ha voluto dunque spiegarci che la storia del Risorgimento, così come quella di ogni grande gesto, è nel cuore dei semplici, in coloro i quali in ogni epoca hanno saputo soffrire, attendere e sperare, ponendo la loro felicità nel destino di qualcuno.


Lontano dalla retorica di tono celebrativo tipica delle più celebri raffigurazioni del Risorgimento, il pittore milanese fu capace di cogliere gli aspetti più intimi e privati di questa gloriosa pagina della nostra storia che portò all'unificazione nazionale sotto la corona di , grazie alle azioni politiche del Conte Camillo Benso di Cavour e del generale Giuseppe Garibaldi.I lunghi anni di attesa, di sconfitte e di battaglie sul nostro territorio portarono alla nascita in pittura, così come in letteratura, di opere fortemente patriottiche e commemorative, spiccatamente encomiastiche, volte - seguendo quanto richiedeva la politica del tempo - a rafforzare il senso di appartenenza alla patria e alla dinastia. La necessità di costruire un'identità nazionale, rievocando le pagine gloriose del processo di unificazione, attingeva ad anni che dalla caduta di portano sino alle due guerre per l'indipendenza combattute contro l'Austria. Nella storia dell'arte italiana è tale il motivo per cui il Romanticismo coincide con il Risorgimento, nutrendosi dei suoi contenuti politici ed ideologici e distaccandosi da quell'attenzione alla natura, all'onirico e alla spiritualità che connota le opere inglesi e tedesche. Lo stesso discorso è proprio della letteratura, che già con Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi e risentì dei discorsi e dei progetti unitari, così come la produzione musicale del genio di .Entrando presso la Pinacoteca di Brera è per esempio , uno degli assoluti protagonisti di questo periodo artistico a spiegare bene - basti pensare al celeberrimo Bacio - il confine che separa Romanticismo e Risorgimento, conciliando in questo caso la passione e la storia antica con l'attualità, realizzando un'opera che si presta a varie interpretazioni.Rapito dalla bellezza dei quadri di Hayez, Gerolamo Induno decise di proseguirne lo stile elegante appassionandosi tuttavia al sentimentalismo più umano che vi è dietro a questa fase della nostra storia, indugiando su scene domestiche di interni in cui si sviluppa sottilmente il tema profondo degli affetti, nel timore della lontananza e nel dolore causato dal distacco.Nasce da questa volontà di narrazione poetica un altro bacio, sicuramente non celebre come quello di Hayez, ma posto accanto ad esso, a sinistra, in continuità tematica ed in grado di rapire l'osservatore per il medesimo sentimentalismo che traspare, in questo caso, però, quello di una madre nei riguardi del figlio, ancor più emozionante e sincero perché rivelatore di tutta quella tenerezza e di un'angoscia che può solamente immaginare una madre consapevole di dover lasciare andare il figlio, senza potergli più stare accanto. Si tratta del piccolo quadro - noto anche come Il grande sacrificio e datato 1860 - che riprende appunto l'iconografia di Hayez proiettandola nel contesto realistico di una dimora popolare, conferendo la dignità di eroi a chi ha combattuto personalmente per la patria ma anche a chi, come la madre, ha saputo aspettare ogni giorno, con sconfinata inquietudine e apprensione, il ritorno a casa del figlio.Rimanendo dinanzi al Bacio di Hayez, il visitatore più attento ai dettagli potrà accorgersi che alla sua destra vi è un'altra piccola tela di Induno, intitolata e realizzata nel 1862, nella quale si scorge la presenza dello stesso capolavoro di Hayez all'interno dell'opera, in un omaggio che è può anche essere interpretato come una prosecuzione dell'immagine. La giovane donna, rimasta sola alla partenza dell'amato, stringe tra le mani qualcosa - forse un ritratto dell'innamorato o un pegno amoroso - struggendosi nel ricordo, come se un legame invisibile unisse le due anime.Il fulcro della composizione è il piccolo busto di Garibaldi appoggiato su una nicchia alla parete, accanto alla riproduzione, dettaglio che indica la partenza del giovane protagonista - assente in una tela che però parla costantemente di lui - tra le fila delle Camicie rosse dirette in Sicilia. La luce dell'alba filtra dalla finestra illuminando il viso della ragazza, colta da un triste presagio che turba il suo animo, come se il suo cuore le dicesse che qualcosa è accaduto al suo promesso, in un'unione spirituale che va oltre al visibile e che aleggia in tutti gli elementi dell'arredo di questo piccolo interno, come i vestiti abbandonati su una sedia, gli oggetti lasciati per terra e la coperta, curata in ogni singolo dettaglio.Induno, pittore dell'animo e degli affetti, ha voluto dunque spiegarci che la storia del Risorgimento, così come quella di ogni grande gesto, è nel cuore dei semplici, in coloro i quali in ogni epoca hanno saputo soffrire, attendere e sperare, ponendo la loro felicità nel destino di qualcuno.
Bibliografia:
